NO, NON È UN BLOG DI GIARDINAGGIO
MA POTRESTE TROVARE QUEL CHE NON STATE CERCANDO


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mercoledì 3 agosto 2011

Bouquet

Che fanno i paesaggisti in vacanza?
Bouquet per le spose, naturalmente.

Bouquet

"Che sia romantico, campestre, per un vestito color cipria - e con molte rose".
... e che resista all'afa di un pomeriggio di fine luglio.


Rosa "Jana", Limonium "Cherry Diamond", Limonium "Pink Diamond", Daucus carota, Foeniculum vulgare.

martedì 17 maggio 2011

La Necessità della Rosa - Nomi, parole, idee

Sto lasciando passare maggio, il ricchissimo maggio, senza raccontare neppure quel che accade nel giardino di casa, che magari non è molto, ma che per lo meno, avendolo sotto gli occhi tutti i giorni, qualche ragionamento, qualche ricerca dovrebbe stimolare. Ma per scrivere servono idee chiare e parole precise. E adesso così non è. Magari dipende proprio dalla ricchezza della stagione: accade troppo in troppo poco tempo per riuscire a scegliere con piena convinzione (intendendo che la una scelta equivale a molte esclusioni). E poi il giardino rispecchia queste scelte - e la difficoltà di temperare quelle fatte per passione e quelle fatte con ragione in qualcosa di vitale, di fiorifero-fruttifero-foglifero appunto. In sostanza: accogliere una pianta perché la sua presenza rafforzerà l'effetto complessivo che ci si è preposti, oppure, al contrario, introdurla sapendo che gli equilibri saranno alterati e se ne dovranno cercare di nuovi, non senza battaglie. Cosa quest'ultima che mi sembra "secondo natura" e che preferisco, anche se il mio giardino più che in equilibrio dinamico sembra spesso sull'orlo del caos (e magari qua e là vi precipita - basta che, come quest'anno, la pioggia sia prima in eccesso e poi in difetto).

Tra le conseguenze di questa propensione all'azzardo sta pure l'arrivo in giardino di piante di cui non conosco il nome e dunque neppure le caratteristiche e dunque le simpatie e le antipatie nei rapporti con ciò che cresce loro vicino. E, tra queste piante sconosciute, tre rose: una che mi fu regalata, una salvata da un vivaio che non la meritava e una nata casualmente da seme in un vaso sul balcone.

1 - L'etichetta della giovane pianta riporta "Souvenir de Philémon Cochet", mutazione color rosa - molto tenue - della bianchissima e assai famosa "Blanc Double de Coubert", entrambe varietà di rose rugose ottenute alla fine dell'800 dai Cochet (gli stessi di "Roseraie de l'Hay"). Ma già alla prima fioritura la nuova arrivata fa dubitare della sua identità, per la forma e per il colore. Inoltre, collocata vicino a un esemplare di Olea fragrans che l'avrebbe riparata dal calore del pomeriggio, produce presto nuovi rami robusti, alti oltre due metri e uniformemente ricoperti di spine triangolari e inesorabili - che compaiono anche sulla pagina inferiore delle foglie. Molto diversa dal portamento gentile di "Souvenir de Philémon Cochet". L'aspetto generale è comunque influenzato da Rosa rugosa, tanto quanto può esserlo una "Conrad Ferdinand Mayer" (nella fotografia le vedete insieme), rispetto alla quale però si mostra più rozza e dai fiori più piccoli. Credo perciò che si tratti di "Souvenir de Cristophe Cochet": rimaniamo in famiglia, ma le attitudini sono diverse rispetto a "Philémon". Tant'è che dovrò trasferirla dove possa crescere liberamente - sperando che non soffra troppo il trapianto. Non si tratta di una Prima Donna, ma di un'ottima Dama di Compagnia - o di una severa Governante: a farne siepi non si temeranno intrusioni. Come tutte le rose a fiori chiari e doppi, è amata dall'orrida (letteralmente: è coperta di peli setolosi) Tropinota che ne rovina i petali, a differenza delle più grande ma più moderata Cetonia, che si accontenta del polline.

Rosa


2 - Questa seconda rosa languiva nel lazzaretto in fondo a un comunissimo Garden Center, assieme ad altre compagne tutte diverse tutte senza nome: si riconoscevano una "Guinée", alcune "Complicata", alcune muscose... invendute e accantonate perché non rifiorenti. In quel momento non portava fiori e la acquistai per il portamento leggero e per il colore dei rami sottili, di un rosso appena più scuro di quelli della sanguinella (Cornus sanguinea) - e soprattutto perché non mi ricordava alcuna varietà che già avessi visto. Arbusto pollonante, senza spine sui rami secondari, metre quelli basali ne portano in buon numero, dalle foglie leggermente rugose, morbide, verde chiaro. I fiori, rosa intenso con il centro bianco, sono larghi di media una decina di centimetri e compaiono una sola volta, subito dopo la fioritura di Rosa banksiae. Hanno buon profumo. I cinorrodi maturano raramente e non durano molto a lungo. La somiglianza con Rosa rugosa appare da lontano e scompare da vicino...

Rosa


3 - I vasi sul terrazzo sono molto numerosi: piante di vecchia data, nuovi arrivi, seminagioni, talee... Insieme a una pianta del tutto diversa, credo una Rudbeckia, si mostra inaspettatamente una piccola rosa, spuntata forse la stagione prima e rimasta inosservata. Più volte rinvasata e finalmente trapiantata in piena terra, dopo tre anni è fiorita. Credo sia una varietà sarmentosa, anche se finora il ramo più lungo non supera il metro e mezzo di lunghezza. I fiori, a mazzetti, ricordano quelli di "Félicité et Perpétue", ma sono meno doppi e, anziché bianco puro, appaiono scaldati da un tenue rosa conchiglia, con gli stami evidenti. La vera sorpresa sono le foglie, lucide, minute e glauche, contrastanti con il color mogano dei fusti più giovani, che portano rare spine appena ricurve dello stesso colore; una sfumatura rossastra compare sui rametti fioriferi, del tutto privi di spine, e sui piccioli. Il profumo è leggero, ricorda quello emanato dagli stami di Rosa multiflora, solo più dolce.

Rosa


Chiedo aiuto per cercare di rintracciare il nome (e dunque le origini e le caratteristiche) di queste rose, pur nella segreta speranza, nell'ultimo caso, che si tratti di qualcosa di mai visto (debolezze da appassionato).

giovedì 31 marzo 2011

Venus Verticordia

Alla GNAM di Roma è in corso una mostra dedicata alla Confraternita dei Preraffaelliti - e alla loro filogenesi, per dirla in termini naturalistici. Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones e il mito dell'Italia nell'Inghilterra vittoriana si è aperta alla fine di febbraio e terminerà in giugno e indaga i rapporti tra la corrente artistica inglese nata nel 1848 e l’arte italiana; tralascia invece le ricadute che i principi estetici della Confraternita ebbero sulle arti applicate – forse un argomento troppo vasto, che richiederebbe un’esposizione a sé, poiché il movimento Arts and Crafts produsse oggetti d’arredo, stoffe, tappezzerie… e giardini pure.


Lo racconta benissimo proprio il dipinto di Dante Gabriel Rossetti scelto per promuovere la mostra: “Venus Verticordia” (1864-67). La figura fulvocrinita della Venere si stacca su una parete di rose; queste sono sostenute da un grigliato, appena visibile in alto, che deriva direttamente da quelli medievali, realizzati con verghe di nocciolo legate con salice, già alle spalle di “Madonne del Roseto” come quella di Martin Schongauer o di Stefano da Zevio. Le rose sono però moderne, probabilmente le bourboniane che ebbero grande fortuna nel periodo vittoriano, riconoscibili dalla forma a coppa del fiore, che si apre poi quartato. Una massa di fiori di caprifoglio (facilmente identificabile come Lonicera periclymenum, credo nella varietà “Serotina” dai colori più accesi) sostituisce le balaustre e i parapetti dei dipinti tardo-quattrocenteschi – quali si possono vedere in molti lavori di Antonello da Messina, introdotti per aumentare il senso di profondità della composizione. Sia le rose sia i caprifogli sono però disposti in modo bidimensionale e, sebbene molto realistici nei dettagli, l’effetto d’insieme appare molto vicino ai pattern disegnati in quegli anni da William Morris per stoffe e parati.



domenica 13 febbraio 2011

La necessità della Rosa - Rosa "Honorine de Brabant"

Allora torno alla scrittura, caldeggiato dalle rose giù in giardino; che però sembrano mosse più da preoccupazioni per la propria salute che da riguardi verso chi mi legge. Credo proprio che non abbiano gradito le ultime potature - almeno a giudicare dal numero di spine che mi hanno lasciato sulle mani.

Rosa "Honorine de Brabant"

E di rose, di potature e forse di spine si parla oggi. Ma soprattutto di Rosa "Honorine de Brabant".
Che appartiene al gruppo delle Bourbon, nato nella prima metà dell'800, gruppo di cui ogni appassionato di rose antiche conosce la storia, riportata più o meno con gli stessi particolari su molte pagine web o cartacee - naturalmente senza che mai si facciano riferimenti almeno alle fonti, se non ai documenti originali, tanto che il resoconto tende a sfumare in leggenda; e allora, per non mettermi nelle fila dei "traduttori dei traduttor d'Omero" preferisco riportare la bella favola raccontata da Vita Sackville West:
"Se avete una natura romantica, tutte le rose vi devono sembrare piene di poesia, e se una rosa ha avuto origine su di un'isola, la poesia deve essere doppia, dato che un'isola è di per se stessa romantica.
L'isola a cui mi riferisco è al largo della costa africana sud-orientale, vicino alle Mauritius. Era chiamata un tempo isola Bourbon, oggi la chiamano Reunion. Gli abitanti di questa piccola isola avevano l'abitudine di usare le rose come siepi; ma solo di due tipi, la Rosa damascena e la Rosa cinese. Le due rose si sposarono in segreto; ed un giorno, nel 1817, il direttore del giardino botanico dell'isola di Bourbon notò una piantina che trapiantò e fece crescere, un solitario piccolo bastardo che ha fatto da padre o da madre all'intera razza chiamata ora rose Bourbon."

Vita Sackville West, Del giardino, Milano, 1975. (Antologia postuma di articoli usciti sull'Observer tra il 1947 e il 1961).

Rosa "Honorine de Brabant"

Il racconto della S. W. dà evidenza all'origine spuria di un casato - glorioso! - i cui discendenti mostrano in effetti una notevole disomogeneità, dal momento che alcune Bourbon somigliano più alla rosa cinese, altre più alla rosa damascena, due specie che tra loro differiscono di molti gradi nel portamento come nell'aspetto di foglie e fiori - e spine! Disomogeneità che successivi incroci contribuiscono ad aumentare.

Acquistai il mio esemplare di Rosa "Honorine de Brabant" nel 1999, al Mini-Arboretum, attratto dalla descrizione letta sul catalogo del vivaio (catalogo che conservo religiosamente): "Fiore rosa lilla con strisce e macchie mauve e cremisi, doppio, profumato di fragola". Fragola! Già coltivavo rose dai sentori di tè, mirra, spezie... ma ancora nessuna ricordava qualche frutto in modo specifico; inoltre lo stile asciutto adottato da Guido Piacenza nel raccontare le "figlie predilette" faceva risaltare ancora di più il paragone con la fragola, sì spesso rappresentata come frutto del Paradiso, ma pure portatrice di sensualità - almeno da Hyeronimus Bosch in poi.


Pochi anni dopo l'acquisto cambiai casa, portando con me una parte del giardino; tolta dal terreno, "Honorine de Brabant" rimase in vaso per un paio di stagioni prima di trovare una collocazione definitiva; forse per l'esaurimento dovuto ai trapianti, forse per la competizione con i cespugli vicini nel nuovo giardino sovraffollato, non ha ancora ripreso a crescere con la vitalità che aveva mostrato all'inizio. Tuttavia è sana e fiorifera come assicurano i sacri testi; non a fioritura continua ma rifiorente, più generosa in maggio, più colorata in settembre.

"Honorine de Brabant" è una varietà dai caratteri cinesi, più che damasceni; i fiori, non grandi, in boccio sono globosi, aperti formano una coppa; i petali sono sottili quasi come in "Souvenir de la Malmaison" e quasi altrettanto soffrono il caldo o le piogge in eccesso; le foglie sono lucide, un poco allungate, acute, belle a vedersi; la pianta ha portamento eretto, con branche che in alto tendono a moltiplicare le ramificazioni, quasi senza lasciare gemme dormienti; se gli esemplari più robusti producono rami di media lunghezza che tendono a curvarsi sotto il peso dei fiori, tutti hanno la capacità di portare fiori fin sui rami più sottili - anche questo un carattere "cinese". Una piacevolissima sorpresa sulla pianta adulta - poiché non descritti in alcuno dei cataloghi o testi che finora ho consultato - sono stati i cinorrodi: rosso geranio, numerosi, resistono per tutto l'inverno nonostante il gelo e il vento secco.

Rosa "Honorine de Brabant"

A differenza della gallica "Rosa Mundi", i cui fiori sono frammentati in bianco avorio e magenta senza indecisoni, i petali di "H. de B." mostrano picchiettature e pennellate in vari toni intensi su uno sfondo soffuso di lilla, che, sulla pagina inferiore, ben in vista per la forma raccolta del fiore, si smorzano in un eco cromatico. In giardino allora, come capita talvolta anche altrove per i "bastardi", possiede la capacità di legare i colori accesi e contrastanti di altre rose o delle peonie a cui si accompagna, temperandone l'effetto. 

Rosa "Honorine de Brabant"

(La poto appena, spuntando i rami fioriti l'anno prima o eliminando alla base quelli più vecchi; le spine sono poche, ma robuste e ricurve; le si dimentica mentre si governa la pianta - almeno finché non si ritira distrattamente la mano con un gesto troppo brusco...).

venerdì 4 febbraio 2011

La necessità della Rosa - Carnevalata

Non è che il giardino al momento non offra nulla; ci sono gli ellebori fioriti o pronti a farlo; si sentono i profumi della Lonicera fragrantissima e delle sarcococche; le maonie sono in fiore da settimane e, nella serra fredda, sono sbocciate le prime viole doppie… Tuttavia sento il bisogno di piatti più sostanziosi, di un’abbuffata di rose magari, e le immagini del giardino primaverile che uso come salvaschermo ora sono quasi un supplizio di Tantalo. “Quasi” perché ricordare il piacere passato (che diceva il buon Giacomo?) in questo caso diviene anticipazione di quello prossimo, confidando nella ricomparsa di nuovi fiori e nuove foglie e nuovi frutti (non per la ciclicità delle stagioni, a quella non si può più credere dopo la comparsa dell’Entropia, dea crudele, ma solo perché le piante fuori in giardino sono ancora giovani e poi insomma catastrofi repentine non se ne prevedono). E il soffermarsi a ricordare è pure l’occasione per cercare altre notizie su quel che si coltiva: storia, origini, cure necessarie… mi pare che la conoscenza aumenti il piacere. E poi dicono vi sia anche il piacere della conoscenza. Se così, ben venga.

Rosa "Honorine de Brabant"

In un angolo del giardino mi cresce, sano ma non floridissimo (a causa della competizione con i cespugli vicini, troppo fitti per l’ostinazione a non rinunciare a nulla, propria del giardinante), un esemplare di Rosa “Honorine de Brabant” i cui cinorrodi, a differenza di quelli di molte altre varietà, rovinati dal freddo, sono ancora di un bel rosso brillante, capace di consolare anche nelle giornate brumose. Sfogliando varie pagine sulla Rete trovo però poco o nulla in proposito nelle descrizioni pubblicate, che invece spesso riportano solo commenti che parafrasano il giudizio che ne dà Peter Beales in Classic Roses (di solito senza citare la fonte, beninteso): "This is one of the most acceptable striped roses." E poco più. Delusione da piaceri mancati. Sono allora subito tentato di illuminare il mondo con una descrizione più articolata di questa rosa, una descrizione così seducente da far crescere la stima generale e moltiplicare le vendite. Ma freno l’abbrivio per soffermarmi sul termine “acceptable”. Perché una rosa variegata può essere solo più o meno “accettabile” e non “affascinate” o “valida” o “eccezionale”… come altrimenti lo stesso Beales definisce molte varietà non migliori della “H. de B.”?
Ovvero, perché si associa la variegatura dei fiori a qualcosa di negativo, o per lo meno a un alone di cattivo gusto?

Matthiola incana

In un noto passo del Winter’s Tale (no, non di Freddie: di William), Polissene, re di Boemia, conversa con Perdita per saggiarne la virtù, poiché la pastorella, che solo poi si scoprirà essere figlia del re di Sicilia, è innamorata, ricambiata, di Florizel, figlio dello stesso Polissene; è un dialogo sull’amore, il matrimonio, il sesso e le differenze sociali che si sviluppa attraverso una serie di metafore floreali.

[…]
PERDITA
Sir, the year growing ancient,
Not yet on summer's death, nor on the birth
Of trembling winter, the fairest
flowers o' the season
Are our carnations and streak'd gillyvors,
Which some call nature's bastards: of that kind
Our rustic garden's barren; and I care not
To get slips of them. *
[…]

William Shakespeare, The Winter’s Tale, Atto 4, scena VI. 

(E va bene: noto tra chi si occupa di storia dei giardini – o di letteratura elisabettiana).

Perdita disdegna i garofani e le violacciocche variegate; così facendo dichiara in una sola volta di possedere onestà, modestia e temperanza. Carnations e gillyvors erano fiori molto apprezzati e diffusi nei giardini (testimone John Parkinson, Paradisi in Sole Paradisus Terrestris, 1629), ma le varietà più rare si trovavano solo in quelli delle classi agiate, alla cui ammissione Perdita afferma dunque di non aspirare. Alle violacciocche poi erano riconosciute varie proprietà medicinali, tra cui la capacità di accendere il desiderio – e poteva forse una fanciulla associarsi alla lussuria? La screziatura inoltre era accostata all’imbellettamento, quando il trucco pesante caratterizzava le prostitute. Le fondamenta delle implicite dichiarazioni di Perdita sono riassunte in pochi versi: “Perché m’han detto che la screziatura/ che varia il lor colore è un artificio/ che usurpa la potenza creatrice/ della grande Natura” (mentre la ragazza non desidera turbare alcun ordine: né sociale né naturale).
È dunque ripresa la dicotomia Arte / Natura che attraversa tutta la cultura rinascimentale – sebbene qui la contrapposizione compaia come pretesto piuttosto che come vero argomento. Tuttavia il rifiuto della screziatura riflette una concezione del mondo che ha radici ancora più lontane - vedremo alla fine.

Rosa gallica "Versicolor"

Nel 1176 muore nel convento di Gostow, presso Oxford, Rosamund Clifford, amante di Re Enrico II d’Inghilterra; il re e la famiglia Clifford dispongono affinché Rosamund sia sepolta nella chiesa del convento; la sua tomba diviene luogo di venerazione frequentato dal popolo, fino a suscitare lo scandalo del Vescovo Hugh di Lincoln, che, nel 1191, due anni dopo la morte del re, ordina che le spoglie della “prostituta” (harlot) siano rimosse. Nel 1599, quando, dopo la Dissoluzione dei Monasteri ordinata da Re Enrico VIII, visita il cimitero in rovina, l’erudito tedesco Paul Hentzner legge in fondo all’iscrizione sulla lapide di Rosamund un epitaffio in latino:

HIC JACET IN TUMBA ROSA MUNDI NON ROSA MUNDA
NON REDOLET SED OLET QUAE REDOLERE SOLET

Qui giace nella tomba la rosa mondana, non la rosa pura.
Colei che è solita profumare, non profuma, ma puzza.
(Cruda la traduzione – crudele l’iscrizione).

Ma ormai The Fair Rosamund è da tempo divenuta figura leggendaria (tant’è che gli elisabettiani Thomas Deloney e Samuel Daniel compongono rispettivamente The Ballad of Fair Rosamund e The Complaint of Rosamund, di cui è facile pensare che Shakespeare fosse a conoscenza). Si racconta che per proteggerla il re avesse fatto realizzare intorno al Casino di Caccia di Woodstock, dove allora dimorava, un labirinto (il Rosamund's Bower); che fosse uccisa col veleno per ordine della Regina Eleonora d’Aquitania, sposa di Re Enrico; che sulla tomba di lei – giovane, bella, aggraziata – spuntasse un cespuglio di rose, dai cui rami, se spezzati, stillava sangue. Questa rosa sarà individuata in quella che oggi noi conosciamo come Rosa gallica “Versicolor” o, per l’appunto, “Rosa Mundi”. Ovvero mentre Perdita rifiuta le streak'd gillyvors e conserva l’onore, a Rosamund, che l’onore perde, è associata una rosa dai petali screziati.
E siamo daccapo.

(Ovviamente ai Preraffaelliti la vicenda piace molto e i ritratti immaginari di Fair Rosamund sono numerosi; tuttavia se le rose compaiono spesso, nessuna è “Rosa Mundi”: solo Dante Gabriele Rossetti dipinge una rosa - mi pare - gallica tra i capelli dell’eroina, ma si tratta di una varietà differente.)
 
Nel Medioevo, nota Michel Pastoreau**, “sono considerati colori veri (colores pleni) solo quelli squillanti, brillanti, saturi, resistenti […]”. Inoltre “i valori accordati a questo o a quel colore, […] dipendono innanzitutto da considerazioni morali, religiose o sociali. Il bello è quasi sempre il conveniente, il temperante e il consueto”. Ecco dunque l’apprezzamento per colori che ancora oggi definiamo sobri – il nero, il bruno, il blu, contrapposti ad altri, come il giallo o il verde, ritenuti non decorosi. Tuttavia l’occhio medievale è ancor più disturbato dal variopinto (varius), ovvero dalla giustapposizione (distinta dalla sovrapposizione, che è accettata) di due o più colori, come avviene al massimo grado per le stoffe a righe o a scacchi. Nella sovrapposizione è ancora leggibile un ordine, mentre la varietas corrisponde all’anarchia, all’ambiguità, tanto che agli individui ai margini o fuori della società è imposto un vestito appariscente, multicolore: variegatus. Streak'd.
Stoffe rigate devono indossare perciò saltimbanchi, buffoni, lebbrosi, bastardi, servi, boia, condannati, infermi, zingari, eretici. E prostitute.

La varietas diviene uno degli attributi di Satana, primo pervertitore dell’ordine naturale ossia divino. Così Dante, appena arrivato nel Cielo della Luna, si preoccupa di chiedere a Beatrice:

Ma ditemi: che son li segni bui
di questo corpo, che là giuso in terra
fan di Cain favoleggiare altrui?

Paradiso, II, 49-51.

Le macchie lunari (in cui si riconosceva la figura di Caino reggente un fascio di spine) appaiono come un’imperfezione in qualcosa creato da Dio, qualcosa che dovrebbe essere invece perfetto, perché non toccato dal Peccato Originale. La risposta di Beatrice occupa il resto del canto – un centinaio di versi; riassumendo brutalmente, si potrebbe dire che la luminosità più o meno intensa della superficie lunare è dovuta alla maggiore o minore intensità con cui la sua materia è influenzata dalle intelligenze angeliche, strumenti della virtù divina. Derivato da idee platoniche e aristoteliche, il concetto dell’emanazione divina è lungamente e diversamente elaborato per tutto il Medioevo, e per questo potrebbe ben aver permeato anche la mentalità del popolo che non si occupava di metafisica. E proprio attraverso le consuetudini certe preferenze di gusto sarebbero approdate ai nostri tempi, quando le righe e gli scacchi sono concessi talvolta agli artisti – ma solo perché ricoprono un ruolo. Freddie lo sapeva.


(E il Carnevale, che c'entra? è il ribaltamento - rituale - dell'ordine, e poi, sceso dal palcoscenico, è facile incontrare Arlecchino, un altro che di stoffe variegate e di diavoli ne sa molto).


*
PERDITA - In verità, signore,
i fiori di stagione più vistosi,
coll’invecchiar dell’anno,
quando l’estate non è ancora morta,
né ancora nato il tremolante inverno,
son i garofani e le violacciocche,
che chiamano “bastardi di natura”;
però il seme di quelle varietà
non cresce al nostro rustico giardino,
né m’interessa farcene trapianto.


Traduzione di Goffredo Raponi.

**
Michel Pastoreau, Medioevo simbolico, Bari, 2010.
Michel Pastoreau, La stoffa del diavolo, Genova, 1993.

martedì 12 ottobre 2010

La necessità della Rosa - Rosa longicuspis / Rosa mulliganii

La rosa per le nozze di A. e G. è Rosa longicuspis - o almeno come tale l'acquistai cinque anni fa; e la rosa del White Garden a Sissinghurst? Di quale varietà si tratta?

Rosa longicuspis 02
 
Si legge in Rete (informazione da verificare) che l'attuale struttura metallica che sostiene la grande rosa rampicante risale al 1969 (si veda l'immagine del White Garden sul sito del National Trust): prima la scena era diversa. Scrive Vita: "Lungo il sentiero centrale [del White Garden] corre un viale di rose bianche rampicanti che si sparpagliano su vecchi alberi di mandorlo." Come ben si vede in una fotografia dell'edizione italiana del Garden Book, la cui didascalia così recita: "Il giardino bianco. Tutti i fiori di questo giardino sono bianchi o grigi. I mandorli al centro avevano una doppia fioritura poiché quando il loro fiore appassiva, veniva sostituito lo stesso anno dai festoni bianchi, simili a pizzi, della Rosa filipes della "Garland Rose", che venivano fatti crescere sui rami. Il vaso smaltato di terracotta è cinese, ed è stato acquistato da Harold Nicolson al Cairo, nel 1937."*


 Oggi mandorli sono scomparsi, le piante di Rosa filipes e di "Garland Rose" sono state sostituite con un'altra specie. Quale? Una metà degli appassionati a cui chiederete vi risponderà Rosa mulliganii, l'altra Rosa longicuspis. Una confusione che arriva da lontano; andiamo per gradi.

Graham Stuart Thomas (1909-2003), grande conoscitore di rose, afferma di aver a lungo distribuito Rosa mulliganii con il nome di  Rosa longicuspis.** Trattandosi di una specie rara in coltivazione, è lecito supporre che molte rose oggi in commercio in Europa siano segnate da quell'errore - compresa la rosa di Sissinghurst. Ma come fu che un esperto come G. S. T. vi incorse?

Altro passo indietro; Brian Mulligan (1907-1996, botanico irlandese), allora Assistente del Direttore di Wisley, giardino di acclimatazione della Royal Horticultural Society, nota, tra quelle nate dai semi inviati dallo Yunnan da George Forrest (1873–1932, botanico scozzese, formidabile "cacciatore di piante"), una piantina di rosa dalle caratteristiche non corrispondenti ad alcuna delle specie a lui note; invia quindi campioni dell'esemplare a George Albert Boulenger (1858-1937), naturalista belga, che, dopo molti anni di lavoro al British Museum, si occupa anche di rose. Questi attribuisce la pianta a una nuova specie che classifica come Rosa mulliganii.

Prima ancora, nel 1861, il botanico bolognese Antonio Bertoloni (1775-1869) pubblica sulle Memorie della Reale Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna la descrizione di una nuova specie di rosa, proveniente dalla Cina, che nomina Rosa longicuspis. Bertoloni non compie viaggi, ma classifica molti campioni ricevuti da botanici stranieri; probabilmente si tratta di soli exiccata.

Rosa longicuspis 03

All'origine di tutto, dunque, vi sono due classificazioni che si basano ognuna sulla descrizione di un solo esemplare (o su pochi provenienti ogni volta da un solo sito). In attesa di trovare nuovi argomenti scientifici, azzardo l'ipotesi che la popolazione di questa rosa dello Yunnan, essendo distribuita su un areale vasto, possieda una elevata variabilità e che il caso abbia voluto che gli individui giunti in Europa provenissero da località sufficientemente lontane da mostrare, nei caratteri presi in considerazione, differenze tali da ingannare i nostri botanici (d'altra parte essi erano ancora estranei ai concetti di popolazione, variabilità eccetera). Per fare un paragone con il genere Homo, sarebbe come classificare come specie distinte uno scandinavo e un ganese.

In effetti la recente Flora of China***, tra le 95 specie presenti sul territorio (65 le endemiche, molte quelle note anche ai giardinanti), riconosce Rosa longicuspis - probabilmente per precedenza nella data di pubblicazione del nome - ma non Rosa mulliganii.

Ciò non significa che da un punto di vista giardinistico le differenze non siano apprezzabili; la scienza indaga caratteri che alla floricoltura non interessano - e viceversa; che un esemplare abbia le foglie porpora anziché verdi è trascurabile per il botanico ma notevole per il giardiniere (motivo per cui in questo blog non riporto mai il nome dell'autore dopo il nome della specie, come invece sarei tenuto a fare da botanico - mentre sarebbe utile indicare il coltivatore da cui la pianta proviene, per poter così risalire, attraverso la catena dei distributori, alla vera identità in caso di dubbi). Si potrebbe dire allora che se per i botanici Rosa mulliganii non esiste, esiste invece nel mondo dei giardinieri.

Insomma, l'appassionato di rose che afferma che Rosa longicuspis si distingue da Rosa mulliganii per il colore rossastro dei rami giovani (carattere botanicamente secondario) avrebbe dalla sua parte molte ragioni.

Rosa longicuspis 04

Nei primi due anni l'esemplare che coltivo in giardino è cresciuto di solo un paio di metri, con pochi fiori; poi si è irrobustito e al quinto anno i rami continuano a crescere per tutta la buona stagione arrivando ovunque; vorrei allevarlo come ricadente, ma gli piace esplorare e si è infilato in mezzo a tutti i cespugli vicini. Le foglie non sono meno belle dei fiori: lucide, consistenti, verde bosco - e molto sane. Nel momento di gloria si vedono insieme i fiori bianchi, le foglie scure e i giovani getti rosso mogano in concordia discors. Il profumo dei fiori - anzi, degli stami - è dolce e si espande bene nell'aria; è l'ultima delle mie rose a fiorire (prima metà giugno) ed è divenuta l'indicatore del passaggio dalla primavera all'estate. I frutti, scarsi rispetto alla fioritura abbondante, per ora sono l'unica parte non soddisfacente - ma forse dovrò attendere che la pianta maturi perché ne produca in abbondanza.


*Vita Sackville-West, Del Giardino, Milano, 1975.
Dalla Prefazione di Ippolito Pizzetti: "[...] il Garden Book [...] è un'antologia, postuma, di altre quattro antologie [...], compilata da Philippa Nicolson. Queste quattro antologie sono costituite da una scelta degli articoli che V. Sackville West scrisse negli anni in cui tenne la sua rubrica settimanale sull'Observer, tra il 1947 e il 1961, cioè quindici anni, fino a poco prima di morire."

**Graham Stuart Thomas è il primo a paragonare il profumo di R. mulliganii all'aroma della banana.

***Wu Zheng-yi, P. H. Raven et al., Flora of China, 1994.

In tutte le immagini, un esemplare di Rosa longicuspis, piantato da tre anni, proveniente dalla collezione Roses du Temps Passé del Vivaio Anna Peyron.

domenica 10 ottobre 2010

Epitalamio

Si racconta che, per tradizione familiare, i discendenti della straordinaria unione tra Harold Nicolson e Vita Sackville-West attendessero la seconda settimana di luglio per celebrare le nozze, affinché la cerimonia si svolgesse sotto la cupola della grande rosa rampicante, proprio in quei giorni in fiore, posta al centro del White Garden di Sissinghurst, così da godere appieno della benedizione di tanta bellezza.

Che oggi, seconda domenica d'ottobre, per la loro felicità e il nostro contento, la stessa benedizione sia anche su Andrea e Gregory, nel Fortunato Regno d'Albione uniti in matrimonio.
 
Rosa longicuspis 01
 

mercoledì 6 ottobre 2010

La necessità della Rosa - Rosa "Scharlachglut"

In giardino lo spazio non basta mai per ospitare tutte le piante che un appassionato desidera; quante volte si è costretti a scegliere! Ma con quali criteri, se comunque la pena per la varietà che scartiamo ci sembra più intensa del piacere che verrà da quella che abbiamo invece eletto? Una scelta razionale sarà facilmente difendibile (verso noi stessi, soprattutto), ma le scelte più appaganti spesso sono altre, pur se comportano qualche battaglia in più, perché magari il sito o il terreno o l'esposizione o lo spazio disponibile non è quello "da manuale". Si sa che l'approccio analitico non è in grado andare molto oltre le valutazioni tecniche - certamente non in giardino.

Allora capita di renderci conto che di una pianta non potremo fare a meno già dopo averne visto solamente una fotografia e, per quanto la ragione insista nel dire che quel che ci attrae sta più nell'immagine che nelle qualità intrinseche della varietà ritratta, sappiamo che ostinatamente ci impegneremo affinché tornino a ripetersi le condizioni in cui quella bellezza si è manifestata così pienamente.

Il mio giardino è davvero piccolo e naturalmente tutto questo mi è accaduto più volte; uno degli innamoramenti riguarda Rosa "Scharlachglut", di cui la fotografia galeotta è questa (o quasi: la stampa su carta che vidi nel 1988 era di qualità molto superiore - e più accattivante). E poiché siamo nel periodo in cui maturano i cinorrodi delle rose e questa varietà ne produce di notevoli, proverò a raccontarne le doti.

Rosa "Scharlachglut" 05

È il vigore la caratteristica che distingue questa rosa in tutte le sue manifestazioni - crescita, foritura, fruttificazione. I rami sono forti ma non rigidi, le foglie grandi e ben spaziate, e il cespuglio appare perciò leggero, arioso nonostante le notevoli dimensioni (oltre i due metri in altezza e i tre in larghezza, se coltivato senza sostegni); le nuove ramificazioni sono sfumate di rosso veneziano, comprese le spine, non fitte ma robuste, traslucide prima di lignificare, e la stessa tinta si ritrova sui piccioli e sulle nervature del fogliame più giovane. I boccioli sono riuniti in corimbi lassi, portati da brevi rametti sui tralci dell'anno precedente, e si aprono in successione per un paio di settimane; i sepali sono insolitamente affusolati e superano di molto il bocciolo in lunghezza. All'inizio i petali sono rosso carminio, luminosi e cangianti per la superficie vellutata; maturando virano verso il cremisi e si distendono finché il fiore arriva a superare la larghezza di un palmo. I mutamenti del tono di colore conferiscono movimento all'intera pianta, quando è coperta di fiori, anche per il contrasto con il verde  quasi glauco delle foglie e con il giallo vibrante degli stami, così come per la consonanza con i toni rossi dei fusti e dei piccioli; nulla a che vedere con i rossi piatti di molte Rose da Rotonda, che rifiutano qualunque accostamento. Sono poi ancora gli stami a profumare e, sebbene si dica che ogni impressione olfattiva è personale (come le tattili, uditive, gustative e visive del resto...), quelli di Rosa "Scharlachglut" odorano decisamente di spezie - con una prevalenza di chiodo di garofano. Terminata la fioritura, i cinorrodi iniziano subito a ingrossarsi (arriveranno a un tal peso che i rami si torceranno ripiegandosi - lasciando spazio così al centro del cespuglio per la nuova crescita) mentre solo verso la fine di settembre assumeranno il colore scarlatto brillante che la varietà ricorda nel nome. Certamente, ha una sola fioritura e, certamente, i fiori hanno solo cinque petali - ma ogni aggiunta sarebbe di troppo.

È la rosa dai tratti più maschili che abbia coltivato finora.

Rosa "Scharlachglut" 06

Rosa "Scharlachglut" 03

Distribuita da Kordes nel 1952 ("Poinsettia" x "Alika"), Peter Beales la inserisce tra gli ibridi moderni di Rosa gallica; nei paesi anglosassoni è chiamata anche "Scarlet Fire". Predilige i siti luminosi ma non troppo caldi.

Rosa "Scharlachglut" 02

domenica 3 ottobre 2010

La necessità della Rosa - Rosa multiflora

Nata in Cina (ma la si incontra pure in Giappone e in Corea), bandita dagli Stati Uniti d'America, in Europa lascia una variegata progenie e nuove occasioni d'affari. Eppure resta misconosciuta: Rosa multiflora.

Rampicante di circa quattro metri d'altezza, porta numerosi e minuti fiori bianchi, riuniti in dense infiorescenze a pannocchia. La fioritura è effimera, di grande effetto, seguita da una profusione di cinorrodi rosso lacca di appena mezzo centimetro di diametro.

Peter Beales ci racconta che:
- arriva in Europa tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo;
- se ne conoscono diverse forme (mutazioni o vecchi ibridi spontanei poi selezionati e diffusi in coltivazione) come R. m. carnea, R. m. cathayensis, R. m. platyphylla o "Seven Sisters Rose", R. m. watsoniana, R. m. wilsonii;
- è all'origine delle Rose Pemberton, che però oggi sono conosciute come Ibride di Moschata (Rosa moschata essendo l'altra progenitrice);
- è all'origine di un gruppo di rose sarmentose che comprende meraviglie come "Bleu Magenta", "Francis E. Lester", "Goldfinch", "Veilchenblau"...
- è all'origine del gruppo delle Rose Polyantha (del 1875, ma almeno una è ancora diffusamente coltivata: "The Fairy", 1932), da cui derivano le Rose Floribunda (chi non ha mai visto "Queen Elisabeth", fortunatissima varietà del 1954?) e la maggior parte delle varietà con fiori a mazzetti, fino a mescolare la propria linfa nelle più recenti Rose da Rotonda o Rose da Aiuola Pubblica (denominazioni non ufficiali - ma credo mi comprendiate);
- è ampiamente utilizzata come portainnesto a motivo dell'apparato radicale robusto e della buona compatibilità con la maggior parte degli ibridi.

Proprio per l'uso come portainnesto, Rosa multiflora fu importata dal Giappone alla Costa Occidentale degli Stati Uniti d'America nel 1866; nel 1930 con miope pragmatismo lo U.S. Soil Conservation Service ne promosse l'uso per frenare l'erosione o per costituire recinzioni vive per il bestiame; furono distribuite gratuitamente migliaia di talee e se le dense macchie di Rosa multiflora erano apprezzate per dare riparo a selvaggina pregiata (fagiani, conigli, pernici), solo più tardi ci si accorse che la facilità di riproduzione e l'adattabilità che le sono proprie andavano a discapito della flora locale e - soprattutto! che l'espansione riduceva le aree a pascolo; ora che è diffusa in tutti gli USA tranne le aree desertiche, montuose o a clima caldo umido, la "specie esotica" viene classificata come noxious weed e se ne tenta l'eliminazione con tutti i mezzi; pure con la lotta biologica - fino a quando gli agenti antagonisti distribuiti su aree così ampie sfuggiranno al controllo e costituiranno un nuovo problema ecologico...
 
Tuttavia è interessante registrare negli USA l'esistenza di un organismo federale come il NISC (National Invasive Species Council) che si propone di registrare, monitorare e stabilire prassi per combattere specie animali e vegetali alloctone e invasive. Che non mancano certo in Europa o in Italia; mentre credo manchi, in proposito, qualsiasi strategia nazionale o comunitaria. E a dire il vero ormai nel nostro Paese certe specie vengono considerate parte del paesaggio (Robinia pseudoacacia), altre vengono persino vendute come ornamentali (Ailanthus altissima), mentre nei confronti di altre ancora sembra esserci rassegnazione (Myocastor coypus - o nutria). Rosa multiflora ha fatto qualche comparsa anche da noi, ma al momento vi sono poche segnalazioni.

Non credo comunque che si debba escluderla dal giardino: solo una popolazione già inizialmente vasta come quella diffusa capillarmente negli USA in ambienti naturali può dare inizio a una vera invasione; mentre la coltivazione controllata credo che difficilmente porti alla spontaneizzazione di una specie.

Rosa multiflora 01

Vero è che Rosa multiflora si dissemina senza problemi; i tre esemplari che ora prosperano in un angolo fuori mano (e perciò poco curato) del giardino nacquero da seme quattro anni fa e  giunsero alla fioritura dopo soli due anni. Fu un esperimento iniziato a partire da alcuni tralci acquistati dal fiorista; da qualche tempo infatti Rosa multiflora è coltivata per la raccolta dei cinorrodi, molto ornamentali, commercializzati da un produttore sanremese col nome di "Frutti dell'Amore" insieme ad altre varietà - ma senza che ne sia indicata la specie...
Raccolti appena maturi durano a lungo e anche seccandosi mantengono il colore rosso brillante. Un bene di riserva per il prossimo inverno.

Rosa multiflora 02

Dimenticavo: nel frattempo, in Cina, c'è pure chi si è interessato alle potenzialità terapeutiche della pianta. Sai mai che, considerata un'erbaccia in un luogo, diventi una risorsa in un altro?

mercoledì 22 settembre 2010

La necessità della Rosa - Blush Noisette e M.me Alfred Carriere

Fiori per sopportare il cambio di stagione (a me basta una settimana di tempo autunnale per rimpiangere anche le peggiori calure d'agosto) per fortuna abbondano: Anemone e Aster in varietà, Begonia evansiana, Clematis orientalis e poi giù fino a Sternbergia lutea. Molti i colori, tenui o brillanti, e pochi i profumi, a dire il vero - con l'eccezione fuori scala dell'osmanto.

E allora, per avere soccorso nei tempi incerti, sarà saggio affidarsi a quelle varietà di rosa che siano tanto rifiorenti quanto profumate (escludendo così la maggior parte di quelle moderne). Tra le varie candidate, eccone due che sono entrate nella storia del loro genere così come in quella del giardino, molto diverse tra loro sebbene l'una forse discendente dall'altra, ovvero due noisettiane: "Blush Noisette", antica, e "M.me Alfred Carriere", celeberrima.

Si sa quanto il caso stia all'origine di questo gruppo di varietà: un appassionato incrocia Rosa moschata con Rosa chinensis "Old Blush" e un professionista seleziona tra la varia figliolanza gli esemplari che sembrano riunire le migliori caratteristiche, ma solo in tempi successivi saranno rivelate le grandi potenzialità di una scelta suggerita dall'intuito. Tra le prime, forse la prima in assoluto, "Champney's Pink Cluster", che Redouté ritrae probabilmente come Rosa noisettiana.

(Qui troverete un interessante racconto sulla nascita e sulla prima diffusione delle rose noisettiane) 

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Rosa "Blush Noisette"

In "Blush Noisette", nata direttamente da "Champney's Pink Cluster", si riconoscono ancora i caratteri delle progenitrici. La forma dei fiori e delle infiorescenze, globose e dense, appartengono più a Rosa moschata che alle rose cinesi, da cui sembra derivi invece la ramificazione - piuttosto rigida e angolosa per una rosa descritta come "rampicante". E in effetti credo sia preferibile coltivarla senza sostegni, così che formi un ampio cespuglio, nel qual caso si potranno apprezzare più da vicino tutte le sfumature bianco-rosate dei fiori e, naturalmente, il loro profumo. Che offre una piacevole sorpresa: si sa che in alcune rose sono i petali a profumare, in altre gli stami; ebbene, in "Blush Noisette" profumano e gli uni e gli altri e in due note distinte, ovvero di rosa i primi e di muschio i secondi, in una combinazione non comune.

La crescita non è particolarmente vigorosa - lenta addirittura nei primi anni; è una varietà da coltivare insieme a cespugli sempreverdi dalle dimensioni contenute, scelti anche per il colore del fogliame, in modo che questo contribuisca a far risaltare i toni tenui dei fiori della rosa, come Osmarea burkwoodii; oppure, per lo stesso motivo, con cespugli dai fiori azzurri: avendo abbastanza spazio, Vitex agnus-castus.
  
Rosa "Blush Noisette" 01
 
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Una delle rose preferite da Vita Sackwille-West - tant'è che a Sissinghurst ricopre il Cottage sull'intera facciata prospicente il giardino - Rosa "M.me Alfred Carriere" ha un portamento assai differente da quello di "Blush Noisette" ed è certo in grado di superare rapidamente i quattro metri e mezzo indicati da Peter Beales come altezza massima. L'esuberanza si manifesta appieno dopo circa tre anni dall'impianto - ma da quel momento sembra aumentare geometricamente: i rami prodotti in estate possono crescere di quasi tre metri, per poi ripiegarsi sotto il proprio peso, così che la pianta mantiene comunque un aspetto gentile, dal momento che a questa varietà non appartengono i fin troppo robusti, rigidi e spinosi rami propri invece delle rose tea. Nella primavera seguente, dalle gemme più forti delle nuove branche si sviluppano i rametti fioriferi, ciascuno provvisto di pochi bocci; questi però si schiudono in successione, prolungando così il periodo della prima fioritura. Poi, fino alle soglie dei primi geli, pur senza ripetere l'abbondanza di maggio, i fiori non mancano mai.

Rosa "M.me Alfred Carriere" 05

Stranamente, i fiori primaverili hanno un aspetto ben diverso da quelli che si schiudono in estate e in autunno; i primi sono di aspetto leggero, dai petali esterni ampi e mai numerosi; i secondi hanno invece una forma più raccolta, dovuta a un maggior numero di petali, tutti di dimensioni simili; anche il colore muta e si fa più intenso passando da un bianco sfumato di cipria a un rosa dichiarato seppure tenue. Solo il profumo non cambia: leggermente speziato, pungente, si diffonde bene nell'aria (cosa insolita in una rosa) e riempie di sé il giardino e la casa.

Rosa "M.me Alfred Carriere" 03

Rosa "M.me Alfred Carriere" 04

La coltivazione di queste rose è fortemente consigliata come sostitutiva del consumo di piante quali la valeriana o l'iperico: l'effetto terapeutico della bellezza non dovrebbe essere sottovalutato - se non costa meno, certo è più piacevole.
 
Rosa "M.me Alfred Carriere" 07

(Ma avete idea di quanto puzzi la radice di valeriana?)

giovedì 24 giugno 2010

La Strega della Stevia e la conserva di rose - Favola - Paesaggi da Mangiare 02

Fu in un vecchio giardino, piantato forse da tre generazioni, un poco trascurato e un poco inselvatichito, che conobbi, il sesto giorno dopo il plenilunio di primavera, la Strega della Stevia*. Luogo d'incontro non dovuto al caso, come si potrebbe credere, poiché ella predilige le buone erbe coltivate e le buone erbe selvatiche - e le une e le altre là crescevano abbondanti. 

Perché la Strega non mira alla bellezza, ma alla bontà - alimentare, e il fiore da ammirare non la interessa, se della pianta può usare la radice o la foglia o il germoglio. O il fiore stesso (fiori di zucca fritti impanati). In una siepe cercate il profumo della madreselva? Lei il sapore del luppolo. In un prato raccogliete l'oro dei ranuncoli? Lei il tenero della silene e del papavero. Voi acquistate in primavera gerani, petunie, verbene o tagete? Lei neppure li considera, e invece nel proprio rifugio coltiva un così gran numero di varietà saporite che mai direste vi potrebbero trovar luogo, tanto è ricco il pur piccolo spazio.

(Ma che sia perché è destinato agli iniziati che lo si raggiunge solo dopo aver superato la prova di molte - molte! si moltiplicano anche queste come vegetali, sotto i passi degli ospiti - rampe di scale perigliose?)

Qui la Strega coltiva e raccoglie e poi essica trita distilla macera infonde estrae - liquidi densi o leggeri oppure polveri finissime, capaci di portentose metamorfosi culinarie, la cui efficacia si dimostra, all'occorrenza, con la trasformazione, per un'intera notte e senza che ne sappiano o ne patiscano, di un branco d'affamati carnivori in sazi vegetariani riuniti intorno a un'alta collina di cuscus dorato...

Ma forse il maggiore incantamento, e il più sottile, che riverbera ovunque dalla ricchezza e dalla generosità (e dall'ordine) delle coltivazioni e della mensa, è la bellezza, non perseguita eppure presente. Bellezza attraverso il gusto e l'odorato più che la vista, se volete: comunque bellezza. E forse, che questo avvenga e come, neanche la Strega lo sa.

Marmellata di rose

Piante ornamentali - piante produttive. Mi chiedo se sia questa distinzione ad aver partorito certi giardinetti d'oggi, fatti di masse di colori squillanti, senza odore né sapore. Senza forma né storia né molto altro ancora, a dire il vero. Produttività e ornamentalità hanno convissuto a lungo nei giardini. e talvolta nella medesima pianta. Certo, nei giardini più nobili erano piante altrettanto nobili a essere coltivate, per raccolti di pregio, come accadeva con gli agrumi o, un gradino subito sotto, con le rose, dai cui fiori si ricavavano l'olio di rose, il miele o il vino rosato**.

Una diversa genealogia sostiene invece la ricetta della Conserva di Rose di Pellegrino Artusi, la n° 745 del suo La Scienza in Cucina e l'Arte di Mangiar Bene***: di petali e zucchero soltanto, pare profumo solidificato, e credo abbia i propri antenati negli elettuari medievali, miscele di semplici diversi impastati con sciroppo di zucchero o miele, che, da preparati farmaceutici (lassativi! ma non solo) divennero composte dolci e speziate da servire alle mense più raffinate****.
  
Allora, per concludere il racconto, in luogo del "e vissero tutti felici e contenti" - ma in compagnia della strega, questa volta - tre settimane fa ci cimentammo nella preparazione dell'artusiana n° 745*****, che ora, debitamente riposata, porteremo in omaggio alla nostra Strega particolarissima - e sono certo che poi le rose cominceranno a fiorire anche nel suo giardino.


* La Strega della Stevia ha questo nome da quando mi ha costretto a coltivare per l'appunto alcune piante di Stevia rebaudiana, specie sudamericana delle Asteracee dalle grandi capacità dolcificanti - ma questa è un'altra storia...

** Si legga ad esempio quel che sulle rose racconta Agostino Gallo ne Le Vinti Giornate dell'Agricoltura, Venezia, 1572.

*** Pellegrino Artusi, La Scienza in Cucina e l'Arte di Mangiar Bene, Torino, 1970.

**** Paul Freedman, Il Gusto delle Spezie nel Medioevo, Bologna, 2009.

***** Con alcune modifiche: abbiamo aumentato i petali del 50% rispetto allo zucchero e abbiamo aggiunto alle rose centifolie e di Damasco una parte di "Guinée" e di "Souvenir du D. Jamain", entrambe rosso scuro e profumatissime, come coloranti al posto del Breton suggerito dall'Artusi.

lunedì 14 giugno 2010

Diurno e notturno (e dandy anzichenò)

Fatti, lento pede, cento passi tra le piante, torno alla scrivania solo per raccontarvi di come, a consacrare i giorni solstiziali, il giardino indossi un bouquet nuovo, dai tratti maschili: odora di lavanda, rinfrescata dalla menta, e di salvia moscata, addolcita dalla camomilla; sul fondo, le ultime rose di Damasco, quasi fané, e il pungente del finocchietto selvatico; forse dell'issopo. Il calore dell'ora li fa più intensi. Qualcosa rimane anche sui vestiti. E sulle mani, dopo aver raccolto e stropicciato, separatamente prima e poi insieme, foglie e fiori per ricordarli e imparare a distinguerli. Un'analisi che accentua il piacere.

Ma questa notte sarà diverso: altri profumi, forse più femminili, e che non si mescolano tra loro; si potrebbe attraversare il giardino al buio guidati solo dall'olfatto: qui, il gelsomino officinale e i primi sambac; là, dietro i cespugli più alti, i gigli, che fanno l'aria densa; mentre, sottile e leggero, arriva ovunque il sentore del caprifoglio, fiore che piace alle sfingi; così come piace la nicoziana dal calice lungo e stretto, il cui richiamo odoroso si avverte da lontano, a squilli. In attesa del Cestrum nocturnum, pianta sovrana delle notti di mezza estate. In compagnia della Brugmansia, certo.

Invece sto mentendo e spudoratamente; tutto questo lo percepisco solo con la memoria.
Intendiamoci, quelle piante crescono davvero nel giardino di casa; ma il loro profumo è soffocato dalla coperta greve, dolciastra e sebacea dell'odore diffuso dai fiori del falso (falsissimo!) gelsomino che arriva da ogni direzione, e da sotto e da sopra. Non c'è giardinetto nei dintorni in cui non manchi. Mala tempora currunt, se non separiamo più i nostri desideri dalle mode persino quando andiamo dal vivaista.

(Vorreste vedere almeno le foto di quei fiori? Questa volta no: non profumano, le foto - che ne fareste? È un'esperienza che chiede coinvolgimento diretto - anche perché per interposto olfatto non è possibile. Piuttosto, vi invito a cercarli: a naso, ovviamente...
Oppure potreste venire a trovarmi. A trovarli. Io li ho solo piantati.)

Ecco l'elenco dei nomi latini, in ordine di apparizione: Lavandula vera e Lavandula spica; Mentha spicata; Salvia sclarea var. turkestanica; Matricaria recutita; Rosa damascena (R. d. "M.me Hardy", in questo caso); Foeniculum vulgare; Hyssopus officinalis; Jasminum officinale, noto nella Classicità e poi reimportato in Europa dagli Arabi; Jasminum sambac; Lilium regale, che preferisco, ma pure Lilium candidum, fiore mediterraneo tra i più anticamente coltivati; Lonicera perclymenum "Serotina", così come Lonicera caprifolium e altre; Nicotiana alata "Fragrant Cloud", da semi acquistati vent'anni fa da Thompson & Morgan e  inselvatichita. 
L'untore del morbo odorifero è Trachelospermum jasminioides, venduto più spesso col nome di Rhyncospermum. Anzi, insisto: venduto troppo spesso...

mercoledì 26 maggio 2010

Di ciò che cresce nei giardini di Bassano

Bassano 2010

Una festa della comunità di Bassano, domenica scorsa alla VIII edizione di Rose in Villa Giusti. La mostra floreale ospitava infatti la premiazione dei partecipanti alla manifestazione Giardini a Bassano, organizzata dalla Pro Loco. E i vincitori, acclamati sia dalla giuria popolare sia da quella tecnica, sono stati i ragazzi dell'Istituto Professionale per l'Agricoltura Alberto Parolini, che presentavano la rivisitazione di un orto-giardino rinascimentale, ideato in onore di Jacopo da Bassano, nei giorni in cui al pittore si dedica una efficace mostra, con importanti prestiti, al Museo Civico*. Nei giardini, si coltivano molte cose**.

L'ambiente era così festoso che non era certo richiesta l'origine bassanese per sentirsi accolti e partecipi. Nei giardini, accadono cose strane - e spontaneamente.

Effetto della bellezza? Quella di grado elementare, che cattura senza mediazioni, propria dei fiori? Quella rassicurante degli alberi secolari? Il parco e le piante esposte formavano un accordo consonante così naturale da mostrare che la presenza dell'uno e delle altre avevano origine comune, nascendo dai medesimi propositi: gli stessi dei giardini desiderati e vissuti.

...

Bassano 2010

Un suggerimento agli espositori, se potessi darlo: prima di descrivere le vostre piante, raccontatele. Hanno una storia, un paese d'origine e spesso sono frutto della pazienza di un ibridatore. O della vostra, che le avete cercate, collezionate, moltiplicate. Poi verranno le indicazioni sulle dimensioni, la distanza di piantagione, i consigli di coltivazione. 

Bassano 2010

Se, ascoltando il racconto, anche il visitatore vorrà partecipare alla storia, acquisterà conoscenza, consapevolezza - e probabilmente anche la pianta... Dal racconto, trarrà forse occasioni per comprendere come il semplice fiore, che coltiva da sempre in giardino, abbia relazioni con luoghi o tempi molto lontani, come il giaggiolo ereditato dalla nonna già comparisse nei dipinti di Hugo van der Goes o di Hans Memling. E al piacere immediato della bellezza si sommerà quello compiuto della storia***.

Bassano 2010


* Fino al 13 giugno
** Anche la musica dell'orchesta giovanile J. Vittorelli Band-Orchestra, diretta dal maestro Michela Battocchio
*** A dimostrazione, gli sguardi di meraviglia dei visitatori nel riconoscere le proprie piante - e nello scoprirne molte altre - nella mostra dedicata all'iris allestita dalla dottoressa Rosa Camoletto, dell'Università di Torino, all'interno della villa.