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MA POTRESTE TROVARE QUEL CHE NON STATE CERCANDO


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sabato 5 marzo 2011

Amo uno snaturato? - Prunus campanulata

Leggere favole è un’attività dagli effetti perniciosissimi, non diversamente dall’essere contagiati da una malattia a lunga incubazione. Basta che nella prima età, la più recettiva, si venga a contatto con poche pagine e subito una selva di simboli si insinua e trova dimora negli spazi tra i desideri e le azioni, dove matura e si accresce legando figura a figura, emblema a emblema fino a manifestarsi concretamente in un nostro preciso atto che invece noi crediamo con arroganza frutto di una decisone ben ponderata o addirittura, al contrario, chiamiamo ingenuamente “moto spontaneo”.

Prunus campanulata カンヒザクラ

Accade allora che certe precise parole (“color cremisi rubino intenso”) e non altre si stacchino per noi dense e luminose sulle righe scritte da Ippolito Pizzetti* nel descrivere le qualità del Prunus campanulata e ce lo facciano desiderare così intensamente da non sapervi rinunciare, solo perché molti anni prima cercavamo pure noi di figurarci le meraviglie viste da Aladino mentre, sceso nel sotterraneo alla ricerca della lampada magica, sosta nel giardino dagli alberi che hanno pietre preziose per frutti…

 (Istoria di Aladdin, o la Lucerna maravigliosa, in Le Mille e una Notte. Novelle Arabe, tradotte in francese da Antonio Galland, versione italiana nuovamente emendata e corredata di note, Francesco Rossi Editore, Napoli, 1852, p. 461)

Prunus campanulata カンヒザクラ

La follia, una volta dichiaratasi, non dà requie. Si sfogliano cataloghi, si visitano mostre, si frequentano vivai, si logorano vivaisti alla ricerca del nostro ideale fatto pianta, metodici e inesorabili. Con Prunus campanulata ho fortuna; introvabile sul mercato, scopro che ne crescono alcuni esemplari nel parco di Villa Taranto grazie a un articolo di Stelvio Coggiatti, che ne racconta la storia e ne spiega la rarità.

«È impossibile contare il numero di fiori di Prunus campanulata che tra metà gennaio e metà febbraio (nel mio giardino romano) formano una fitta, ampia nuvola rosa intenso. È il dono che anni fa ebbi a conclusione di un soggiorno a Villa Taranto dal nobile scozzese Neil McEacharn, capitano dei lancieri della regina; un suo antenato fu duca di Taranto, da cui il nome della Villa Taranto di Pallanza sul lago Maggiore. Di questa, negli anni Trenta, McEacharn è stato ideatore e progettista, coordinando finché visse (1964) l’acquisizione e l’impianto di quel selezionatissimo patrimonio botanico.
Meglio non si potrebbe descrivere Prunus campanulata se non con le parole adoperate da McEacharn nel suo volume “The Villa Taranto – A Scotsman’s Garden in Italy” Country Life Ltd., London 1954.
“È senza dubbio il più spettacolare ciliegio da fiore di villa Taranto; benché consigliato per climi più miti, a Pallanza, in un susseguirsi di inverni freddi, ha superato senza danno temperature che si alternavano tra -5 e -10 °C. in marzo, all’apparire dei fiori, l’albero dà spettacolo con una fitta nuvola rosa carminio che vince ogni altro ciliegio. Nel 1936, otto giovani esemplari alti mezzo metro mi vennero offerti dai Giardini Botanici di Kew; hanno fiorito fin dall’anno successivo, ma la fruttificazione che portò i primi semi avvenne soltanto nel 1951”.
[…].
Nel clima di Roma, negli ultimi vent’anni la fioritura è avvenuta tra la seconda metà di gennaio ed inizio febbraio.»

(Stelvio Coggiatti, Con i suoi fiori luminosi annuncia la primavera, Gardenia, giugno 1994, n. 122, anno XI, pp. 126-127)

Durante uno dei pellegrinaggi al Mini-Arboretum chiedo aiuto a Guido Piacenza, che, con grande disponibilità, fa in modo di ottenere alcune marze da Villa Taranto. Così che la primavera successiva – è il 1997 – entro finalmente in possesso di due giovani esemplari del ciliegio dai fiori color rubino. Che, per mettere alla prova la mia devozione, muoiono dopo pochissimi anni – forse per il portainnesto inadatto al terreno della Valpolicella, forse per un attacco di cancro rameale. Non potendo più affidarmi ai generosi uffici del Mini-Arboretum, che nel frattempo ha chiuso l’attività, mi rivolgo direttamente a Villa Taranto. Vengo a sapere che nei primi giorni d’apertura del parco sono messi in vendita gli esuberi delle piante moltiplicate dai giardinieri, comprese le varietà più rare. La settimana dopo parto, visito, acquisto e torno – soddisfatto e insieme apprensivo pensando che presto traslocherò portandomi dietro quanto possibile del vecchio giardino – Prunus campanulata compreso. Ma gli dei questa volta si mostrano benevoli e (gesti apotropaici) la nuova pianta cresce velocemente e fiorisce generosa. Anche sotto l'ultima neve.

Prunus campanulata カンヒザクラ

E tutti vissero felici e contenti?
Direi di sì – tuttavia manca ancora la morale della favola: quel che a sinistra è raro, esotico e misterioso, a destra…

Un po’ di enciclopedia.
Prunus campanulata cresce spontaneo sulle colline di Taiwan (1, 2) – da cui il nome inglese di Taiwan Cherry. La specie è diffusa anche nelle provincie costiere della Cina e nell’arcipelago delle Ryūkyū, ma non è sicuro se le popolazioni giapponesi siano spontanee o se invece derivino da esemplari introdotti in tempi lontani. In ogni caso, nella città di Nago nella prefettura di Okinawa, il Kanhizakura (カンヒザクラ Ciliegio Scarlatto del Freddo), ha un posto preminente nella Festa dei Ciliegi: Nago è la località in cui la fioritura dei ciliegi inizia per poi spostarsi verso le regioni più fredde, seguita con passione dai giapponesi grazie ai bollettini quotidiani, e Prunus campanulata è il primo a fiorire tra tutti, e per questo molto amato, tanto che ne sono state selezionate oltre quindici varietà, alcune con fiori doppi, altre con petali rosa chiarissimo, queste derivate dall’incrocio con Prunus lannesiana, tutte con nomi dalla capacità evocativa tipicamente giapponese: Ciliegio del Giorno Più Freddo, Ciliegio del Primo Regno, Ciliegio del Primo Giorno di Primavera… Altre ancora - o forse le stesse, ma con diversi nomi, sono collezionate in Cina.
Più spesso a portamento arbustivo, può essere allevato come piccolo albero alto tra i cinque e i sette metri. Le foglie assumono toni giallo aranciati negli autunni più miti – tuttavia, se le temperature cadono improvvisamente, virano subito al bronzo. Analogamente, in primavera i fiori sviluppano petali più ampi quando le temperature e l’umidità dell’aria sono elevate, relativamente alla stagione precoce. È ospite specifico dei bruchi di una farfalla licenide endemica di Taiwan.
I frutti sono rossi, ogivali, di un paio di centimetri di lunghezza. Dalla California ci assicurano che the plums are either eaten fresh or used to make a delicious jelly. In Europa, per mancanza di impollinatori specifici, i frutti compaiono raramente. Oltre che da insetti, i fiori sono visitati da uccelli appartenenti al genere Zosterops (Z. japonicus, Z. palpebrosus), attratti dal colore acceso dei fiori e soprattutto dal nettare abbondante disponibile già alla fine dell’inverno (a Nago la fioritura quest’anno è iniziata durante la prima settimana di gennaio). Anche le cinciarelle che frequentano il mio giardino apprezzano molto il nettare del P. c., ma, non disponendo di un becco abbastanza lungo e sottile, per raggiungerlo strappano e stracciano i fiori. Ingrati uccelletti.

Cyanistes caeruleus

Le qualità ornamentali e la capacità di attirare gli uccelli hanno fatto conoscere a P. c. i giardini della costa occidentale degli Stati Uniti (per i colibrì), così come quelli d’Australia e ancor più quelli della Nuova Zelanda, dove sono selezionate le varietà "Felix Juri" e "Superba" e dove prende il nome di Tui-Tree, poiché è frequentato dal Tui (Prosthemadera novaeseelandiae), uccello popolare per l’intelligenza e la capacità di imitare i suoni – compresa la voce umana.
Proprio in Nuova Zelanda, tuttavia, il nobilissimo ciliegio diviene rapidamente una pianta infestante; il clima favorevole, la mancanza di competitori, la presenza di uccelli che favoriscono l’impollinazione e la dispersione dei semi fanno sì che P. c. invada macchie e margini dei boschi impedendo lo sviluppo delle piante locali e causando tali disordini che le autorità decidono di bandirlo dal regno estirpandolo o avvelenandolo di diserbante ovunque osi comparire - 1, 2, 3.

A occhi spietati, il più bello degli alberi che crescono nel giardino della Lampada Meravigliosa  appare solo come un invasore. Di certo non avranno letto favole.





*Pianta di notevole bellezza, è diverso da ogni altro P. le foglie sono obovate, i fiori, penduli, di squisita forma a campanula […], a gruppi di 2-6; hanno petali color cremisi rubino intenso a margine profondamente intagliato. Al centro spiccano gli stami con le antere giallo brillante; il calice ha colore più scuro dei petali. […]. Questa specie fu introdotta in Europa nel 1899, ma dopo alcuni anni andò perduta, e fu reintrodotta dal Giappone nel 1915. In Italia, a Villa Taranto, fu coltivata nel 1938.
Enciclopedia dei fiori e delle piante, Garzanti – a cura di Ippolito Pizzetti.

Prunus campanulata カンヒザクラ

Prunus campanulata カンヒザクラ

Prunus campanulata カンヒザクラ

Prunus campanulata カンヒザクラ

Al nome Prunus campanulata riportato sui cataloghi di alcuni vivai corrisponde nella realtà Prunus “Okame”, selezione ottenuta dall’incrocio con Prunus incisa. Si tratta comunque di una varietà molto bella. - 1, 2, 3, 4.

Molti esponenti del genere Prunus, tra cui P. c., sono stati trasferiti nel genere Cerasus.

Esemplare di Zosterops filmato mentre si ciba sui fiori di Prunus campanulata a Taiwan.

martedì 12 ottobre 2010

La necessità della Rosa - Rosa longicuspis / Rosa mulliganii

La rosa per le nozze di A. e G. è Rosa longicuspis - o almeno come tale l'acquistai cinque anni fa; e la rosa del White Garden a Sissinghurst? Di quale varietà si tratta?

Rosa longicuspis 02
 
Si legge in Rete (informazione da verificare) che l'attuale struttura metallica che sostiene la grande rosa rampicante risale al 1969 (si veda l'immagine del White Garden sul sito del National Trust): prima la scena era diversa. Scrive Vita: "Lungo il sentiero centrale [del White Garden] corre un viale di rose bianche rampicanti che si sparpagliano su vecchi alberi di mandorlo." Come ben si vede in una fotografia dell'edizione italiana del Garden Book, la cui didascalia così recita: "Il giardino bianco. Tutti i fiori di questo giardino sono bianchi o grigi. I mandorli al centro avevano una doppia fioritura poiché quando il loro fiore appassiva, veniva sostituito lo stesso anno dai festoni bianchi, simili a pizzi, della Rosa filipes della "Garland Rose", che venivano fatti crescere sui rami. Il vaso smaltato di terracotta è cinese, ed è stato acquistato da Harold Nicolson al Cairo, nel 1937."*


 Oggi mandorli sono scomparsi, le piante di Rosa filipes e di "Garland Rose" sono state sostituite con un'altra specie. Quale? Una metà degli appassionati a cui chiederete vi risponderà Rosa mulliganii, l'altra Rosa longicuspis. Una confusione che arriva da lontano; andiamo per gradi.

Graham Stuart Thomas (1909-2003), grande conoscitore di rose, afferma di aver a lungo distribuito Rosa mulliganii con il nome di  Rosa longicuspis.** Trattandosi di una specie rara in coltivazione, è lecito supporre che molte rose oggi in commercio in Europa siano segnate da quell'errore - compresa la rosa di Sissinghurst. Ma come fu che un esperto come G. S. T. vi incorse?

Altro passo indietro; Brian Mulligan (1907-1996, botanico irlandese), allora Assistente del Direttore di Wisley, giardino di acclimatazione della Royal Horticultural Society, nota, tra quelle nate dai semi inviati dallo Yunnan da George Forrest (1873–1932, botanico scozzese, formidabile "cacciatore di piante"), una piantina di rosa dalle caratteristiche non corrispondenti ad alcuna delle specie a lui note; invia quindi campioni dell'esemplare a George Albert Boulenger (1858-1937), naturalista belga, che, dopo molti anni di lavoro al British Museum, si occupa anche di rose. Questi attribuisce la pianta a una nuova specie che classifica come Rosa mulliganii.

Prima ancora, nel 1861, il botanico bolognese Antonio Bertoloni (1775-1869) pubblica sulle Memorie della Reale Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna la descrizione di una nuova specie di rosa, proveniente dalla Cina, che nomina Rosa longicuspis. Bertoloni non compie viaggi, ma classifica molti campioni ricevuti da botanici stranieri; probabilmente si tratta di soli exiccata.

Rosa longicuspis 03

All'origine di tutto, dunque, vi sono due classificazioni che si basano ognuna sulla descrizione di un solo esemplare (o su pochi provenienti ogni volta da un solo sito). In attesa di trovare nuovi argomenti scientifici, azzardo l'ipotesi che la popolazione di questa rosa dello Yunnan, essendo distribuita su un areale vasto, possieda una elevata variabilità e che il caso abbia voluto che gli individui giunti in Europa provenissero da località sufficientemente lontane da mostrare, nei caratteri presi in considerazione, differenze tali da ingannare i nostri botanici (d'altra parte essi erano ancora estranei ai concetti di popolazione, variabilità eccetera). Per fare un paragone con il genere Homo, sarebbe come classificare come specie distinte uno scandinavo e un ganese.

In effetti la recente Flora of China***, tra le 95 specie presenti sul territorio (65 le endemiche, molte quelle note anche ai giardinanti), riconosce Rosa longicuspis - probabilmente per precedenza nella data di pubblicazione del nome - ma non Rosa mulliganii.

Ciò non significa che da un punto di vista giardinistico le differenze non siano apprezzabili; la scienza indaga caratteri che alla floricoltura non interessano - e viceversa; che un esemplare abbia le foglie porpora anziché verdi è trascurabile per il botanico ma notevole per il giardiniere (motivo per cui in questo blog non riporto mai il nome dell'autore dopo il nome della specie, come invece sarei tenuto a fare da botanico - mentre sarebbe utile indicare il coltivatore da cui la pianta proviene, per poter così risalire, attraverso la catena dei distributori, alla vera identità in caso di dubbi). Si potrebbe dire allora che se per i botanici Rosa mulliganii non esiste, esiste invece nel mondo dei giardinieri.

Insomma, l'appassionato di rose che afferma che Rosa longicuspis si distingue da Rosa mulliganii per il colore rossastro dei rami giovani (carattere botanicamente secondario) avrebbe dalla sua parte molte ragioni.

Rosa longicuspis 04

Nei primi due anni l'esemplare che coltivo in giardino è cresciuto di solo un paio di metri, con pochi fiori; poi si è irrobustito e al quinto anno i rami continuano a crescere per tutta la buona stagione arrivando ovunque; vorrei allevarlo come ricadente, ma gli piace esplorare e si è infilato in mezzo a tutti i cespugli vicini. Le foglie non sono meno belle dei fiori: lucide, consistenti, verde bosco - e molto sane. Nel momento di gloria si vedono insieme i fiori bianchi, le foglie scure e i giovani getti rosso mogano in concordia discors. Il profumo dei fiori - anzi, degli stami - è dolce e si espande bene nell'aria; è l'ultima delle mie rose a fiorire (prima metà giugno) ed è divenuta l'indicatore del passaggio dalla primavera all'estate. I frutti, scarsi rispetto alla fioritura abbondante, per ora sono l'unica parte non soddisfacente - ma forse dovrò attendere che la pianta maturi perché ne produca in abbondanza.


*Vita Sackville-West, Del Giardino, Milano, 1975.
Dalla Prefazione di Ippolito Pizzetti: "[...] il Garden Book [...] è un'antologia, postuma, di altre quattro antologie [...], compilata da Philippa Nicolson. Queste quattro antologie sono costituite da una scelta degli articoli che V. Sackville West scrisse negli anni in cui tenne la sua rubrica settimanale sull'Observer, tra il 1947 e il 1961, cioè quindici anni, fino a poco prima di morire."

**Graham Stuart Thomas è il primo a paragonare il profumo di R. mulliganii all'aroma della banana.

***Wu Zheng-yi, P. H. Raven et al., Flora of China, 1994.

In tutte le immagini, un esemplare di Rosa longicuspis, piantato da tre anni, proveniente dalla collezione Roses du Temps Passé del Vivaio Anna Peyron.

sabato 25 settembre 2010

Oro d'autunno

Accade che ci si dimentichi dei bulbi già piantati, dopo che sono trascorse settimane da quando ne abbiamo visto seccare l'ultima foglia - e allora l'improvvisa fioritura in un angolo lontano del giardino ci sorprende e il piacere che proviamo può persino far sembrare migliore la giornata. E se non appaiono scontati i ciuffi di crochi durante il risveglio di primavera, ancor più felice è la scoperta di nuovi fiori proprio all'inizio dell'autunno, nei giorni in cui la vigoria della vegetazione inizia a declinare. Quando poi abbiano corolle giallo luminoso come Sternbergia lutea l'evocazione della solarità darà piena consolazione anche in mattine come questa, mentre le nuvole atlantiche risalgono dalla pianura e nascondono il paesaggio.

Ma prima di considerarlo per le impressioni che può suscitare, lo spostamento del periodo di fioritura da un equinozio all'altro va inteso come il risultato dell'adattamento al clima mediterraneo, nel quale è l'estate siccitosa la stagione avversa piuttosto che l'inverno, mite e piovoso. E difatti le otto specie di Sternbergia oggi riconosciute sono proprie del bacino del Mediterraneo o della vicinissima Asia. Abbastanza simili tra loro - alcune distinguibili solo dai botanici - hanno il maggiore rappresentante in Sternbergia lutea, che abita i giardini europei almeno dal '500 (il Clusius la descrive come Narcissus autumnalis major nel Rariorum plantarum historia, pubblicato nel 1601) e trova posto anche nel famoso mazzo di fiori dipinto da Jan Brueghel dei Velluti conservato nella Pinacoteca Ambrosiana (qui sotto). Le vicende della designazione botanica di questa pianta sono complesse e solo nel 1803 le viene attribuito il nome attuale, in onore del conte, boemo nonché naturalista, Kaspar Maria von Sternberg (ovvero monte della stella - niente di meglio per il nostro giallissimo fiore).


Cresce spontanea nei prati aridi e sassosi, tra le rocce o al margine dei boschetti, ma la diffusa coltivazione ne ha favorito la naturalizzazione fuori dagli areali d'origine e oggi la si incontra pure in Italia settentrionale; rimane comunque una specie rara e protetta. Nei giardini vecchi più di cinquant'anni non è infrequente, si tratti pure di un ciuffo dimenticato. Eppure proprio in questi casi non riceve la considerazione che merita - tant'è che mi è accaduto più volte di vederla trattare come una malerba o poco meglio; forse la consuetudine unita alla facilità con cui sopravvive senza cure la fa apparire banale? Certo è che non tutti i giardini sono adatti ad ospitarla: nelle aiuole "ordinate" è fuori posto - mentre è a suo agio in spazi già appena selvatici. Ma dipende più dalla mentalità del giardiniere che dalla forma del giardino. Ebbi i miei primi bulbi circa vent'anni fa grazie a due anziane sorelle che abitavano in un villino più vecchio di loro; in sostituzione del più comune ofiopogon, le piante di Sternbergia bordavano un'aiuola a losanga, separata dalla ghiaia circostante con sottili cordoli in cemento decorato. Erano molto apprezzate anche per le foglie verde intenso; queste infatti compaiono insieme ai fiori e durano fino all'inizio dell'estate, prima erette poi piegandosi quasi orizzontali ai primi freddi.

Sarà la mancanza di sincronia con il ciclo omologato dei fiori da banco che la tiene lontana dai giardini? Troppo tardi per le piantagioni estive - troppo presto per quelle invernali? Che anarchia!

Sicuramente non è una pianta che troverete dal vivaista sotto casa; ma val la pena cercarla; se ben trattata si moltiplica rapidamente ed è in grado di adattarsi alle situazioni più diverse, dal pieno sole alla mezz'ombra (Ippolito Pizzetti suggeriva di piantarla sotto cespugli di Prunus subirthella "Autumnalis"), in terreni sciolti o pesanti; sta bene anche in vaso. Oro da regalare.

Sternbergia lutea 01

giovedì 13 maggio 2010

Notte di Luna Nuova

Bufo bufo


Ed è tornato il più prezioso degli alleati nel tempo dell'Oziorrincomachia.

Gli oziorrinchi si spostano lenti, la notte, sicuri nella loro corazza nera, liscia e dura. Salgono dai nascondigli verso i vostri tesori e ne fanno metodico scempio.
Cercate di afferrarli - si lasciano cadere tra le fronde; disperati ricorrete al veleno? Scorre loro sopra, a meno di usarne così tanto da sterminare ogni vivente dei dintorni.
Ma dopo una giornata - più d'una... - umida, ecco che lui ritorna - e li elimina, a uno a uno.

Il becco dei merli scivola sulle elitre bombate, ma la lingua del rospo (Bufo bufo) invischia l'insetto senza scampo; la truppa delle forficole penserà alle larve...

L'alleato però è esigente: terra soffice, foglie morte, molta umidità e soprattutto nessun pesticida nel vostro giardino.

Se volete sapere di più sull'oziorrinco, andate qui.

Se volete sapere come Ippolito Pizzetti combatteva l'Oziorrincomachia sul proprio terrazzo, leggete qui.

E poi andatevi a leggere tutto quel che trovate di Ippolito Pizzetti, il che non mancherà di fare molto bene a voi e al vostro giardino.


Esistono metodi biologici di lotta all'oziorrinco; non li ho ancora provati, ma, in mancanza di rospi, sarà preferibile farvi affidamento piuttosto che ricorrere agli esteri fosforici...