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giovedì 19 maggio 2011

La necessità della Rosa - Rosa "William Lobb"

Ha l'aspetto di un gentiluomo di campagna, ma è dedicata a un cacciatore di piante dell'era in cui i grandi vivai inviavano esperti all'avventura "nei luoghi più remoti del modo" (ce n'erano ancora) alla ricerca di nuove specie da commercializzare.

William e il fratello Thomas lavorarono per i Vivai Veitch di Exeter (Devon), il primo in America, il secondo in Asia, a metà '800. Sono innumerevoli le piante giunte in Europa grazie a loro (tant'è che si può anche perdonare a Will l'introduzione nei giardini di Araucaria araucana...).

Rosa "William Lobb"

Rosa "William Lobb" è una robusta muscosa, alta e larga più di due metri (nella fotografia ne vedete un esemplare ancora giovane). Unica fioritura, buon profumo (e dei fiori e della borraccina), una gamma di colori che tocca il ciliegia, il magenta, l'ametista, il prugna, il lilla, tutti i fuchsia, il fandango (sic!), l'orchidea, il melanzana, l'eliotropo, il malva e, talvolta, perfino il rosa, a seconda dell'età del fiore, dell'ora, della luce, della temperatura... Il tutto illuminato dal rovescio dei petali, più chiaro, tanto da apparire bianco sotto il sole.

Rosa "William Lobb"

martedì 17 maggio 2011

La Necessità della Rosa - Nomi, parole, idee

Sto lasciando passare maggio, il ricchissimo maggio, senza raccontare neppure quel che accade nel giardino di casa, che magari non è molto, ma che per lo meno, avendolo sotto gli occhi tutti i giorni, qualche ragionamento, qualche ricerca dovrebbe stimolare. Ma per scrivere servono idee chiare e parole precise. E adesso così non è. Magari dipende proprio dalla ricchezza della stagione: accade troppo in troppo poco tempo per riuscire a scegliere con piena convinzione (intendendo che la una scelta equivale a molte esclusioni). E poi il giardino rispecchia queste scelte - e la difficoltà di temperare quelle fatte per passione e quelle fatte con ragione in qualcosa di vitale, di fiorifero-fruttifero-foglifero appunto. In sostanza: accogliere una pianta perché la sua presenza rafforzerà l'effetto complessivo che ci si è preposti, oppure, al contrario, introdurla sapendo che gli equilibri saranno alterati e se ne dovranno cercare di nuovi, non senza battaglie. Cosa quest'ultima che mi sembra "secondo natura" e che preferisco, anche se il mio giardino più che in equilibrio dinamico sembra spesso sull'orlo del caos (e magari qua e là vi precipita - basta che, come quest'anno, la pioggia sia prima in eccesso e poi in difetto).

Tra le conseguenze di questa propensione all'azzardo sta pure l'arrivo in giardino di piante di cui non conosco il nome e dunque neppure le caratteristiche e dunque le simpatie e le antipatie nei rapporti con ciò che cresce loro vicino. E, tra queste piante sconosciute, tre rose: una che mi fu regalata, una salvata da un vivaio che non la meritava e una nata casualmente da seme in un vaso sul balcone.

1 - L'etichetta della giovane pianta riporta "Souvenir de Philémon Cochet", mutazione color rosa - molto tenue - della bianchissima e assai famosa "Blanc Double de Coubert", entrambe varietà di rose rugose ottenute alla fine dell'800 dai Cochet (gli stessi di "Roseraie de l'Hay"). Ma già alla prima fioritura la nuova arrivata fa dubitare della sua identità, per la forma e per il colore. Inoltre, collocata vicino a un esemplare di Olea fragrans che l'avrebbe riparata dal calore del pomeriggio, produce presto nuovi rami robusti, alti oltre due metri e uniformemente ricoperti di spine triangolari e inesorabili - che compaiono anche sulla pagina inferiore delle foglie. Molto diversa dal portamento gentile di "Souvenir de Philémon Cochet". L'aspetto generale è comunque influenzato da Rosa rugosa, tanto quanto può esserlo una "Conrad Ferdinand Mayer" (nella fotografia le vedete insieme), rispetto alla quale però si mostra più rozza e dai fiori più piccoli. Credo perciò che si tratti di "Souvenir de Cristophe Cochet": rimaniamo in famiglia, ma le attitudini sono diverse rispetto a "Philémon". Tant'è che dovrò trasferirla dove possa crescere liberamente - sperando che non soffra troppo il trapianto. Non si tratta di una Prima Donna, ma di un'ottima Dama di Compagnia - o di una severa Governante: a farne siepi non si temeranno intrusioni. Come tutte le rose a fiori chiari e doppi, è amata dall'orrida (letteralmente: è coperta di peli setolosi) Tropinota che ne rovina i petali, a differenza delle più grande ma più moderata Cetonia, che si accontenta del polline.

Rosa


2 - Questa seconda rosa languiva nel lazzaretto in fondo a un comunissimo Garden Center, assieme ad altre compagne tutte diverse tutte senza nome: si riconoscevano una "Guinée", alcune "Complicata", alcune muscose... invendute e accantonate perché non rifiorenti. In quel momento non portava fiori e la acquistai per il portamento leggero e per il colore dei rami sottili, di un rosso appena più scuro di quelli della sanguinella (Cornus sanguinea) - e soprattutto perché non mi ricordava alcuna varietà che già avessi visto. Arbusto pollonante, senza spine sui rami secondari, metre quelli basali ne portano in buon numero, dalle foglie leggermente rugose, morbide, verde chiaro. I fiori, rosa intenso con il centro bianco, sono larghi di media una decina di centimetri e compaiono una sola volta, subito dopo la fioritura di Rosa banksiae. Hanno buon profumo. I cinorrodi maturano raramente e non durano molto a lungo. La somiglianza con Rosa rugosa appare da lontano e scompare da vicino...

Rosa


3 - I vasi sul terrazzo sono molto numerosi: piante di vecchia data, nuovi arrivi, seminagioni, talee... Insieme a una pianta del tutto diversa, credo una Rudbeckia, si mostra inaspettatamente una piccola rosa, spuntata forse la stagione prima e rimasta inosservata. Più volte rinvasata e finalmente trapiantata in piena terra, dopo tre anni è fiorita. Credo sia una varietà sarmentosa, anche se finora il ramo più lungo non supera il metro e mezzo di lunghezza. I fiori, a mazzetti, ricordano quelli di "Félicité et Perpétue", ma sono meno doppi e, anziché bianco puro, appaiono scaldati da un tenue rosa conchiglia, con gli stami evidenti. La vera sorpresa sono le foglie, lucide, minute e glauche, contrastanti con il color mogano dei fusti più giovani, che portano rare spine appena ricurve dello stesso colore; una sfumatura rossastra compare sui rametti fioriferi, del tutto privi di spine, e sui piccioli. Il profumo è leggero, ricorda quello emanato dagli stami di Rosa multiflora, solo più dolce.

Rosa


Chiedo aiuto per cercare di rintracciare il nome (e dunque le origini e le caratteristiche) di queste rose, pur nella segreta speranza, nell'ultimo caso, che si tratti di qualcosa di mai visto (debolezze da appassionato).

martedì 12 ottobre 2010

La necessità della Rosa - Rosa longicuspis / Rosa mulliganii

La rosa per le nozze di A. e G. è Rosa longicuspis - o almeno come tale l'acquistai cinque anni fa; e la rosa del White Garden a Sissinghurst? Di quale varietà si tratta?

Rosa longicuspis 02
 
Si legge in Rete (informazione da verificare) che l'attuale struttura metallica che sostiene la grande rosa rampicante risale al 1969 (si veda l'immagine del White Garden sul sito del National Trust): prima la scena era diversa. Scrive Vita: "Lungo il sentiero centrale [del White Garden] corre un viale di rose bianche rampicanti che si sparpagliano su vecchi alberi di mandorlo." Come ben si vede in una fotografia dell'edizione italiana del Garden Book, la cui didascalia così recita: "Il giardino bianco. Tutti i fiori di questo giardino sono bianchi o grigi. I mandorli al centro avevano una doppia fioritura poiché quando il loro fiore appassiva, veniva sostituito lo stesso anno dai festoni bianchi, simili a pizzi, della Rosa filipes della "Garland Rose", che venivano fatti crescere sui rami. Il vaso smaltato di terracotta è cinese, ed è stato acquistato da Harold Nicolson al Cairo, nel 1937."*


 Oggi mandorli sono scomparsi, le piante di Rosa filipes e di "Garland Rose" sono state sostituite con un'altra specie. Quale? Una metà degli appassionati a cui chiederete vi risponderà Rosa mulliganii, l'altra Rosa longicuspis. Una confusione che arriva da lontano; andiamo per gradi.

Graham Stuart Thomas (1909-2003), grande conoscitore di rose, afferma di aver a lungo distribuito Rosa mulliganii con il nome di  Rosa longicuspis.** Trattandosi di una specie rara in coltivazione, è lecito supporre che molte rose oggi in commercio in Europa siano segnate da quell'errore - compresa la rosa di Sissinghurst. Ma come fu che un esperto come G. S. T. vi incorse?

Altro passo indietro; Brian Mulligan (1907-1996, botanico irlandese), allora Assistente del Direttore di Wisley, giardino di acclimatazione della Royal Horticultural Society, nota, tra quelle nate dai semi inviati dallo Yunnan da George Forrest (1873–1932, botanico scozzese, formidabile "cacciatore di piante"), una piantina di rosa dalle caratteristiche non corrispondenti ad alcuna delle specie a lui note; invia quindi campioni dell'esemplare a George Albert Boulenger (1858-1937), naturalista belga, che, dopo molti anni di lavoro al British Museum, si occupa anche di rose. Questi attribuisce la pianta a una nuova specie che classifica come Rosa mulliganii.

Prima ancora, nel 1861, il botanico bolognese Antonio Bertoloni (1775-1869) pubblica sulle Memorie della Reale Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna la descrizione di una nuova specie di rosa, proveniente dalla Cina, che nomina Rosa longicuspis. Bertoloni non compie viaggi, ma classifica molti campioni ricevuti da botanici stranieri; probabilmente si tratta di soli exiccata.

Rosa longicuspis 03

All'origine di tutto, dunque, vi sono due classificazioni che si basano ognuna sulla descrizione di un solo esemplare (o su pochi provenienti ogni volta da un solo sito). In attesa di trovare nuovi argomenti scientifici, azzardo l'ipotesi che la popolazione di questa rosa dello Yunnan, essendo distribuita su un areale vasto, possieda una elevata variabilità e che il caso abbia voluto che gli individui giunti in Europa provenissero da località sufficientemente lontane da mostrare, nei caratteri presi in considerazione, differenze tali da ingannare i nostri botanici (d'altra parte essi erano ancora estranei ai concetti di popolazione, variabilità eccetera). Per fare un paragone con il genere Homo, sarebbe come classificare come specie distinte uno scandinavo e un ganese.

In effetti la recente Flora of China***, tra le 95 specie presenti sul territorio (65 le endemiche, molte quelle note anche ai giardinanti), riconosce Rosa longicuspis - probabilmente per precedenza nella data di pubblicazione del nome - ma non Rosa mulliganii.

Ciò non significa che da un punto di vista giardinistico le differenze non siano apprezzabili; la scienza indaga caratteri che alla floricoltura non interessano - e viceversa; che un esemplare abbia le foglie porpora anziché verdi è trascurabile per il botanico ma notevole per il giardiniere (motivo per cui in questo blog non riporto mai il nome dell'autore dopo il nome della specie, come invece sarei tenuto a fare da botanico - mentre sarebbe utile indicare il coltivatore da cui la pianta proviene, per poter così risalire, attraverso la catena dei distributori, alla vera identità in caso di dubbi). Si potrebbe dire allora che se per i botanici Rosa mulliganii non esiste, esiste invece nel mondo dei giardinieri.

Insomma, l'appassionato di rose che afferma che Rosa longicuspis si distingue da Rosa mulliganii per il colore rossastro dei rami giovani (carattere botanicamente secondario) avrebbe dalla sua parte molte ragioni.

Rosa longicuspis 04

Nei primi due anni l'esemplare che coltivo in giardino è cresciuto di solo un paio di metri, con pochi fiori; poi si è irrobustito e al quinto anno i rami continuano a crescere per tutta la buona stagione arrivando ovunque; vorrei allevarlo come ricadente, ma gli piace esplorare e si è infilato in mezzo a tutti i cespugli vicini. Le foglie non sono meno belle dei fiori: lucide, consistenti, verde bosco - e molto sane. Nel momento di gloria si vedono insieme i fiori bianchi, le foglie scure e i giovani getti rosso mogano in concordia discors. Il profumo dei fiori - anzi, degli stami - è dolce e si espande bene nell'aria; è l'ultima delle mie rose a fiorire (prima metà giugno) ed è divenuta l'indicatore del passaggio dalla primavera all'estate. I frutti, scarsi rispetto alla fioritura abbondante, per ora sono l'unica parte non soddisfacente - ma forse dovrò attendere che la pianta maturi perché ne produca in abbondanza.


*Vita Sackville-West, Del Giardino, Milano, 1975.
Dalla Prefazione di Ippolito Pizzetti: "[...] il Garden Book [...] è un'antologia, postuma, di altre quattro antologie [...], compilata da Philippa Nicolson. Queste quattro antologie sono costituite da una scelta degli articoli che V. Sackville West scrisse negli anni in cui tenne la sua rubrica settimanale sull'Observer, tra il 1947 e il 1961, cioè quindici anni, fino a poco prima di morire."

**Graham Stuart Thomas è il primo a paragonare il profumo di R. mulliganii all'aroma della banana.

***Wu Zheng-yi, P. H. Raven et al., Flora of China, 1994.

In tutte le immagini, un esemplare di Rosa longicuspis, piantato da tre anni, proveniente dalla collezione Roses du Temps Passé del Vivaio Anna Peyron.

mercoledì 6 ottobre 2010

La necessità della Rosa - Rosa "Scharlachglut"

In giardino lo spazio non basta mai per ospitare tutte le piante che un appassionato desidera; quante volte si è costretti a scegliere! Ma con quali criteri, se comunque la pena per la varietà che scartiamo ci sembra più intensa del piacere che verrà da quella che abbiamo invece eletto? Una scelta razionale sarà facilmente difendibile (verso noi stessi, soprattutto), ma le scelte più appaganti spesso sono altre, pur se comportano qualche battaglia in più, perché magari il sito o il terreno o l'esposizione o lo spazio disponibile non è quello "da manuale". Si sa che l'approccio analitico non è in grado andare molto oltre le valutazioni tecniche - certamente non in giardino.

Allora capita di renderci conto che di una pianta non potremo fare a meno già dopo averne visto solamente una fotografia e, per quanto la ragione insista nel dire che quel che ci attrae sta più nell'immagine che nelle qualità intrinseche della varietà ritratta, sappiamo che ostinatamente ci impegneremo affinché tornino a ripetersi le condizioni in cui quella bellezza si è manifestata così pienamente.

Il mio giardino è davvero piccolo e naturalmente tutto questo mi è accaduto più volte; uno degli innamoramenti riguarda Rosa "Scharlachglut", di cui la fotografia galeotta è questa (o quasi: la stampa su carta che vidi nel 1988 era di qualità molto superiore - e più accattivante). E poiché siamo nel periodo in cui maturano i cinorrodi delle rose e questa varietà ne produce di notevoli, proverò a raccontarne le doti.

Rosa "Scharlachglut" 05

È il vigore la caratteristica che distingue questa rosa in tutte le sue manifestazioni - crescita, foritura, fruttificazione. I rami sono forti ma non rigidi, le foglie grandi e ben spaziate, e il cespuglio appare perciò leggero, arioso nonostante le notevoli dimensioni (oltre i due metri in altezza e i tre in larghezza, se coltivato senza sostegni); le nuove ramificazioni sono sfumate di rosso veneziano, comprese le spine, non fitte ma robuste, traslucide prima di lignificare, e la stessa tinta si ritrova sui piccioli e sulle nervature del fogliame più giovane. I boccioli sono riuniti in corimbi lassi, portati da brevi rametti sui tralci dell'anno precedente, e si aprono in successione per un paio di settimane; i sepali sono insolitamente affusolati e superano di molto il bocciolo in lunghezza. All'inizio i petali sono rosso carminio, luminosi e cangianti per la superficie vellutata; maturando virano verso il cremisi e si distendono finché il fiore arriva a superare la larghezza di un palmo. I mutamenti del tono di colore conferiscono movimento all'intera pianta, quando è coperta di fiori, anche per il contrasto con il verde  quasi glauco delle foglie e con il giallo vibrante degli stami, così come per la consonanza con i toni rossi dei fusti e dei piccioli; nulla a che vedere con i rossi piatti di molte Rose da Rotonda, che rifiutano qualunque accostamento. Sono poi ancora gli stami a profumare e, sebbene si dica che ogni impressione olfattiva è personale (come le tattili, uditive, gustative e visive del resto...), quelli di Rosa "Scharlachglut" odorano decisamente di spezie - con una prevalenza di chiodo di garofano. Terminata la fioritura, i cinorrodi iniziano subito a ingrossarsi (arriveranno a un tal peso che i rami si torceranno ripiegandosi - lasciando spazio così al centro del cespuglio per la nuova crescita) mentre solo verso la fine di settembre assumeranno il colore scarlatto brillante che la varietà ricorda nel nome. Certamente, ha una sola fioritura e, certamente, i fiori hanno solo cinque petali - ma ogni aggiunta sarebbe di troppo.

È la rosa dai tratti più maschili che abbia coltivato finora.

Rosa "Scharlachglut" 06

Rosa "Scharlachglut" 03

Distribuita da Kordes nel 1952 ("Poinsettia" x "Alika"), Peter Beales la inserisce tra gli ibridi moderni di Rosa gallica; nei paesi anglosassoni è chiamata anche "Scarlet Fire". Predilige i siti luminosi ma non troppo caldi.

Rosa "Scharlachglut" 02

domenica 3 ottobre 2010

La necessità della Rosa - Rosa multiflora

Nata in Cina (ma la si incontra pure in Giappone e in Corea), bandita dagli Stati Uniti d'America, in Europa lascia una variegata progenie e nuove occasioni d'affari. Eppure resta misconosciuta: Rosa multiflora.

Rampicante di circa quattro metri d'altezza, porta numerosi e minuti fiori bianchi, riuniti in dense infiorescenze a pannocchia. La fioritura è effimera, di grande effetto, seguita da una profusione di cinorrodi rosso lacca di appena mezzo centimetro di diametro.

Peter Beales ci racconta che:
- arriva in Europa tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo;
- se ne conoscono diverse forme (mutazioni o vecchi ibridi spontanei poi selezionati e diffusi in coltivazione) come R. m. carnea, R. m. cathayensis, R. m. platyphylla o "Seven Sisters Rose", R. m. watsoniana, R. m. wilsonii;
- è all'origine delle Rose Pemberton, che però oggi sono conosciute come Ibride di Moschata (Rosa moschata essendo l'altra progenitrice);
- è all'origine di un gruppo di rose sarmentose che comprende meraviglie come "Bleu Magenta", "Francis E. Lester", "Goldfinch", "Veilchenblau"...
- è all'origine del gruppo delle Rose Polyantha (del 1875, ma almeno una è ancora diffusamente coltivata: "The Fairy", 1932), da cui derivano le Rose Floribunda (chi non ha mai visto "Queen Elisabeth", fortunatissima varietà del 1954?) e la maggior parte delle varietà con fiori a mazzetti, fino a mescolare la propria linfa nelle più recenti Rose da Rotonda o Rose da Aiuola Pubblica (denominazioni non ufficiali - ma credo mi comprendiate);
- è ampiamente utilizzata come portainnesto a motivo dell'apparato radicale robusto e della buona compatibilità con la maggior parte degli ibridi.

Proprio per l'uso come portainnesto, Rosa multiflora fu importata dal Giappone alla Costa Occidentale degli Stati Uniti d'America nel 1866; nel 1930 con miope pragmatismo lo U.S. Soil Conservation Service ne promosse l'uso per frenare l'erosione o per costituire recinzioni vive per il bestiame; furono distribuite gratuitamente migliaia di talee e se le dense macchie di Rosa multiflora erano apprezzate per dare riparo a selvaggina pregiata (fagiani, conigli, pernici), solo più tardi ci si accorse che la facilità di riproduzione e l'adattabilità che le sono proprie andavano a discapito della flora locale e - soprattutto! che l'espansione riduceva le aree a pascolo; ora che è diffusa in tutti gli USA tranne le aree desertiche, montuose o a clima caldo umido, la "specie esotica" viene classificata come noxious weed e se ne tenta l'eliminazione con tutti i mezzi; pure con la lotta biologica - fino a quando gli agenti antagonisti distribuiti su aree così ampie sfuggiranno al controllo e costituiranno un nuovo problema ecologico...
 
Tuttavia è interessante registrare negli USA l'esistenza di un organismo federale come il NISC (National Invasive Species Council) che si propone di registrare, monitorare e stabilire prassi per combattere specie animali e vegetali alloctone e invasive. Che non mancano certo in Europa o in Italia; mentre credo manchi, in proposito, qualsiasi strategia nazionale o comunitaria. E a dire il vero ormai nel nostro Paese certe specie vengono considerate parte del paesaggio (Robinia pseudoacacia), altre vengono persino vendute come ornamentali (Ailanthus altissima), mentre nei confronti di altre ancora sembra esserci rassegnazione (Myocastor coypus - o nutria). Rosa multiflora ha fatto qualche comparsa anche da noi, ma al momento vi sono poche segnalazioni.

Non credo comunque che si debba escluderla dal giardino: solo una popolazione già inizialmente vasta come quella diffusa capillarmente negli USA in ambienti naturali può dare inizio a una vera invasione; mentre la coltivazione controllata credo che difficilmente porti alla spontaneizzazione di una specie.

Rosa multiflora 01

Vero è che Rosa multiflora si dissemina senza problemi; i tre esemplari che ora prosperano in un angolo fuori mano (e perciò poco curato) del giardino nacquero da seme quattro anni fa e  giunsero alla fioritura dopo soli due anni. Fu un esperimento iniziato a partire da alcuni tralci acquistati dal fiorista; da qualche tempo infatti Rosa multiflora è coltivata per la raccolta dei cinorrodi, molto ornamentali, commercializzati da un produttore sanremese col nome di "Frutti dell'Amore" insieme ad altre varietà - ma senza che ne sia indicata la specie...
Raccolti appena maturi durano a lungo e anche seccandosi mantengono il colore rosso brillante. Un bene di riserva per il prossimo inverno.

Rosa multiflora 02

Dimenticavo: nel frattempo, in Cina, c'è pure chi si è interessato alle potenzialità terapeutiche della pianta. Sai mai che, considerata un'erbaccia in un luogo, diventi una risorsa in un altro?

mercoledì 22 settembre 2010

La necessità della Rosa - Blush Noisette e M.me Alfred Carriere

Fiori per sopportare il cambio di stagione (a me basta una settimana di tempo autunnale per rimpiangere anche le peggiori calure d'agosto) per fortuna abbondano: Anemone e Aster in varietà, Begonia evansiana, Clematis orientalis e poi giù fino a Sternbergia lutea. Molti i colori, tenui o brillanti, e pochi i profumi, a dire il vero - con l'eccezione fuori scala dell'osmanto.

E allora, per avere soccorso nei tempi incerti, sarà saggio affidarsi a quelle varietà di rosa che siano tanto rifiorenti quanto profumate (escludendo così la maggior parte di quelle moderne). Tra le varie candidate, eccone due che sono entrate nella storia del loro genere così come in quella del giardino, molto diverse tra loro sebbene l'una forse discendente dall'altra, ovvero due noisettiane: "Blush Noisette", antica, e "M.me Alfred Carriere", celeberrima.

Si sa quanto il caso stia all'origine di questo gruppo di varietà: un appassionato incrocia Rosa moschata con Rosa chinensis "Old Blush" e un professionista seleziona tra la varia figliolanza gli esemplari che sembrano riunire le migliori caratteristiche, ma solo in tempi successivi saranno rivelate le grandi potenzialità di una scelta suggerita dall'intuito. Tra le prime, forse la prima in assoluto, "Champney's Pink Cluster", che Redouté ritrae probabilmente come Rosa noisettiana.

(Qui troverete un interessante racconto sulla nascita e sulla prima diffusione delle rose noisettiane) 

...

Rosa "Blush Noisette"

In "Blush Noisette", nata direttamente da "Champney's Pink Cluster", si riconoscono ancora i caratteri delle progenitrici. La forma dei fiori e delle infiorescenze, globose e dense, appartengono più a Rosa moschata che alle rose cinesi, da cui sembra derivi invece la ramificazione - piuttosto rigida e angolosa per una rosa descritta come "rampicante". E in effetti credo sia preferibile coltivarla senza sostegni, così che formi un ampio cespuglio, nel qual caso si potranno apprezzare più da vicino tutte le sfumature bianco-rosate dei fiori e, naturalmente, il loro profumo. Che offre una piacevole sorpresa: si sa che in alcune rose sono i petali a profumare, in altre gli stami; ebbene, in "Blush Noisette" profumano e gli uni e gli altri e in due note distinte, ovvero di rosa i primi e di muschio i secondi, in una combinazione non comune.

La crescita non è particolarmente vigorosa - lenta addirittura nei primi anni; è una varietà da coltivare insieme a cespugli sempreverdi dalle dimensioni contenute, scelti anche per il colore del fogliame, in modo che questo contribuisca a far risaltare i toni tenui dei fiori della rosa, come Osmarea burkwoodii; oppure, per lo stesso motivo, con cespugli dai fiori azzurri: avendo abbastanza spazio, Vitex agnus-castus.
  
Rosa "Blush Noisette" 01
 
...

Una delle rose preferite da Vita Sackwille-West - tant'è che a Sissinghurst ricopre il Cottage sull'intera facciata prospicente il giardino - Rosa "M.me Alfred Carriere" ha un portamento assai differente da quello di "Blush Noisette" ed è certo in grado di superare rapidamente i quattro metri e mezzo indicati da Peter Beales come altezza massima. L'esuberanza si manifesta appieno dopo circa tre anni dall'impianto - ma da quel momento sembra aumentare geometricamente: i rami prodotti in estate possono crescere di quasi tre metri, per poi ripiegarsi sotto il proprio peso, così che la pianta mantiene comunque un aspetto gentile, dal momento che a questa varietà non appartengono i fin troppo robusti, rigidi e spinosi rami propri invece delle rose tea. Nella primavera seguente, dalle gemme più forti delle nuove branche si sviluppano i rametti fioriferi, ciascuno provvisto di pochi bocci; questi però si schiudono in successione, prolungando così il periodo della prima fioritura. Poi, fino alle soglie dei primi geli, pur senza ripetere l'abbondanza di maggio, i fiori non mancano mai.

Rosa "M.me Alfred Carriere" 05

Stranamente, i fiori primaverili hanno un aspetto ben diverso da quelli che si schiudono in estate e in autunno; i primi sono di aspetto leggero, dai petali esterni ampi e mai numerosi; i secondi hanno invece una forma più raccolta, dovuta a un maggior numero di petali, tutti di dimensioni simili; anche il colore muta e si fa più intenso passando da un bianco sfumato di cipria a un rosa dichiarato seppure tenue. Solo il profumo non cambia: leggermente speziato, pungente, si diffonde bene nell'aria (cosa insolita in una rosa) e riempie di sé il giardino e la casa.

Rosa "M.me Alfred Carriere" 03

Rosa "M.me Alfred Carriere" 04

La coltivazione di queste rose è fortemente consigliata come sostitutiva del consumo di piante quali la valeriana o l'iperico: l'effetto terapeutico della bellezza non dovrebbe essere sottovalutato - se non costa meno, certo è più piacevole.
 
Rosa "M.me Alfred Carriere" 07

(Ma avete idea di quanto puzzi la radice di valeriana?)

venerdì 2 luglio 2010

La necessità della Rosa - Rosa pendulina

Rosa pendulina

Per ricordare Ophelia e la vita delusa. (Al Lago di Tovel). 


(Del coraggio della Principessa Tresenga, delle alghe e delle deiezioni bovine, oggi non si parla). 

Lago di Tovel

lunedì 17 maggio 2010

La necessità della Rosa - Rosa foetida e Redouté

Agli appassionati: per trovare le tavole di Pierre-Joseph Redouté dedicate a questa rosa, nella famosa serie di aquarelli per l'Imperatrice Josephine, dovete cercare Rosa eglanteria e R. e. varietà punicea. Infatti, sotto il nome Rosa foetida, trovereste qualcosa che per alcuni è invece Rosa collina (R. canina var. collina, che avrebbe i frutti "maleodoranti"), mentre l'attuale Rosa eglanteria è raffigurata sotto il nome di Rosa rubiginosa (ora considerato sinonimo) a scelta in otto varietà... Confusi? La botanica sistematica più esoterica tratta spesso di simili questioni "araldiche" di discendenze e ascendenze e parentele legittime o illegittime tra le piante; ha anche il suo Almanacco di Gotha, che all'atto della consultazione procura altrettanto piacere di quello, ai non iniziati - è l'Index Kewensis. Ma in effetti tutte queste specie hanno davvero, per noi mortali, una caratteristica comune: come si diceva, non odorano di rosa*...

Rosa foetida bicolor

Allora, chi ha ragione - Bernardo o Guglielmo? "Stat Roma** pristina nomine, nomina nuda tenemus" oppure "That which we call a rose / By any other word would smell as sweet" ?

Ma infine, importa davvero?

(Questo post fa seguito a quello dello scorso 15 maggio, già sulla Rosa foetida).


*Rosa eglanteria, Sweet Briar, sa di mela verde, dicono i Britannici
**sì, Roma - poi con l'Eco è diventata rosa.

sabato 15 maggio 2010

La necessità della Rosa - Rosa foetida bicolor

Rosa foetida bicolor

Le montagne del Caucaso, che incardinano l'una con l'altra Europa e Asia, costituiscono una regione ricca di specie endemiche, animali e vegetali; di altre sono l'areale d'origine, come si definisce il luogo in cui una specie, come noi la conosciamo, ha preso fisionomia per poi diffondersi nei territori vicini. O lontani, se interviene l'uomo. Abbiamo già visto il caso di Paeonia mlokosewitschii e col tempo ne vedremo altri. Oggi si parla di Rosa foetida bicolor.

In Europa è conosciuta almeno dal XVI secolo - Carolus Clusius durante il soggiorno alla Corte Imperiale di Vienna ne registra la presenza in Austria - e oggi, Oltralpe e ancor più Oltremanica, sono numerosi i nomi comuni con cui è chiamata, tra i quali i più usati, ricordando il Clusius, sono "Austrian Briar" e "Austrian Copper". Da noi, senza sorprese, non ne ha proprio, di nomi comuni...

Ha meriti? Storici, senza dubbio: la forma spontanea (Rosa foetida) ha fiori gialli e semplici, ma si coltiva ancora la varietà a fiori doppi detta R. f. persiana, che ornava appunto i giardini di Persia, molto prima dei nostri; proprio grazie a essa il giallo fu introdotto nella gamma dei colori delle rose da giardino, attraverso "Soleil d'Or", ibrido ottenuto da Pernet-Ducher nel 1898. E, con l'aggiunta del giallo, i rossi porpora cominciarono a virare verso i rossi geranio, fino alle contemporanee rose da autostrada, rosso assoluto... forse questo non va annoverato tra i meriti però...

Allora, perché coltivarla? La pianta ha portamento un po' rigido, con spine aghiformi e fogliame minuto, verde chiaro: passa inosservata per la maggior parte dell'anno - ma è incomparabile durante la fioritura. Se vi piace l'arancione! Perché il colore dei fiori è più vivido di qualunque melograno, bignonia o azalea mollis abbiate visto. È vibrante, grazie all'accostamento di più toni, che vanno dal giallo degli stami e della pagina inferiore dei petali (da cui l'appellativo bicolor) all'ambra dei pistilli, mentre lo stesso arancione, soprattutto nei fiori sbocciati in giornata, appare cangiante in sfumature assurdamente violette, grazie all'effetto di rifrazione della luce sulla lieve rugosità dei petali. E, proprio perché l'insieme è così vivo, gli accostamenti con gli altri colori riescono più armoniosi rispetto a quanto accade per i rossi o rossi-arancio più moderni e comuni - piatti e artificiali perché puri. Con "Austrian Copper" invece legano tanto i rosa-lilla quanto i lavanda e persino i porpora. I fiori dell'Iris pallida offrono un validissimo accordo di complementari.

Bene, si dirà - ma perché foetida, puzzolente? Perché, essendo una rosa, ci si aspetta che di rosa odori o almeno che ricordi il caprifoglio o la violetta o la melissa o il tè o le spezie o la mirra o qualunque altra fragranza a cui, di volta in volta, quelle delle rose sono accostate; ma non la rosa del Caucaso. Le sue foglie e ancor più i germogli emanano un profumo resinoso, simile a quello di Rosa primula, parente prossima. L'odore dei fiori invece è stato paragonato a quello delle cimici (nego fermamente) o a quello della volpe (ammetto di non averne esperienza): comunque sgradevole. Ma non è così: tralasciati il nome Rosa e i pregiudizi e le etichette, sperimentato "a occhi chiusi", si può scoprire un profumo certo insolito, ma affascinante, capace di attirare e respingere insieme. Forse della stessa categoria del profumo delle peonie. O di certi tulipani. Direi un odore di sūq: complesso, un po' animale, un po' vegetale - molto umano...

Rosa foetida bicolorRosa foetida bicolor

martedì 4 maggio 2010

La necessità della Rosa - Rosa primula

Rosa primula

Rosa primula

Quest'anno è fiorita prima di tutte le altre - perfino prima delle rose banksiae.

Credo che tutte le descrizioni di Rosa primula che si possono leggere, siano in rete siano su carta, derivino da quella pubblicata da Peter Beales in Classic Roses*: foglie dall'aspetto di felci, fiori color giallo primula, profumo come d'incenso... Sembra che debba per forza somigliare a qualcosa d'altro.

Comunque dissento sul paragone con l'incenso; la fragranza che, nelle ore in cui l'aria è umida e ferma, promana dalle foglie e dai giovani germogli è complessa, resinosa, esotica, ma per nostra fortuna manca del tutto della nota acre che accompagna - necessariamente - la combustione dell'incenso. Invece è fresca e si mescola in modo perfetto con il profumo dei fiori, fruttato e pungente insieme.

Il portamento è leggero, ma poco armonioso; anche Rosa hugonis, che appartiene allo stesso gruppo delle pimpinellifoglie, è sgraziata; però è anche più robusta e definita: ne feci una siepe divisoria anni fa, su uno sfondo di piante sempreverdi a foglia scura, con un buon risultato, credo - almeno fino a quando il giardiniere la straziò potando le piante a due spanne da terra... con le rose si è sempre fatto così, no?

I cespugli di Rosa primula forse sono più adatti a colmare i vuoti tra piante di maggiori dimensioni, appoggiandosi a queste con i rami angolosi; anche quando non saranno fioriti il fogliame chiaro e minuto potrebbe assicurare un ottimo effetto, in contrasto con la texture della vegetazione vicina.

Naturalmente non è una specie facile da trovare - ma è molto facile da coltivare, in compenso; è sana, non richiede potature ed è molto valida per i giardini dall'aspetto spontaneo.


* Peter Beales, Le Rose Classiche, Bologna, 1989.