NO, NON È UN BLOG DI GIARDINAGGIO
MA POTRESTE TROVARE QUEL CHE NON STATE CERCANDO


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giovedì 17 febbraio 2011

Sarcocca confusa

Questo è un post di giardinaggio.

Doveroso tributo a una pianta meno coltivata di quanto meriti; anche se in queste settimane il suo nome corre per blog e per riviste.

Ho appena aperto la finestra per far rientrare Prospero (il gatto) e, nonostante il freddo e l'ora tarda, i fiori ancora esalano un profumo così intenso da ricordare i gelsomini delle notti estive. L'aria sembra persino tiepida.

Sarcococca confusa

Allora, siccome è un post di giardinaggio, mi adeguo alle rubriche di stagione - prima di tutto, la descrizione. Rapida, così da non perdere tempo con la reiterazione delle medesime notizie. Un respiro fondo e:
 
Generediarbustisempreverdi,coltivatiperilfogliame,ifragrantifioriinvernalieifruttisferici. Ifiorisonominuscoli-l'unicapartevisibilesonoleantere. Utiledarecidereininverno. LepiantediSarcococcaconfusasonodense,cespugliose,alteelarghecircaun metro. Lefogliesonopiccole,ovali,appuntite,lucideeverdescuro. Ifioribianchisonoseguitidafruttineri. Dacoltivareall'ombrasuterrenonontroppoasciutto.

(Liberamente tradotto dalla Gardeners' Encyclopaedia della Royal Horticultural Society, 1989).

Queste le note ufficiali. Ora quelle personali - a passo più lento.
Sarcococca confusa mi pare la specie migliore tra quelle coltivate; S. ruscifolia, più grande e dalle bacche rosse, a confronto mi sembra grossolana, angolosa; S. hookeriana e S. humilis non sono altrettanto profumate (quelle che coltivo non profumano affatto, a dire il vero).

Coltivo le mie piante a nord-est, riparate dai cespugli più grandi; sono sane e prive di esigenze; giovano pacciamature con torba e leggere concimazioni organiche all'inizio dell'inverno, irrigazioni di emergenza nelle settimane più calde. Ho provato a mescolarle con qualche felce rustica e l'effetto mi pare buono, per il contrasto tra le tessiture delle foglie. Si disseminano facilmente, ma la crescita delle plantule è lenta. Piante da sottobosco, ingialliscono al sole; non piantatele però troppo vicine alle radici degli alberi, per evitare una competizione che finirebbero col perdere. Credo che saprebbero risollevare le sorti di molti bui cortili cittadini. Iris foetidissima e Helleborus orientalis sono buoni compagni; le Hosta hanno esigenze simili, ma hanno foglie troppo grandi per convivere facilmente con il portamento espanso della sarcococca.

Sarcococca confusa

lunedì 14 giugno 2010

Diurno e notturno (e dandy anzichenò)

Fatti, lento pede, cento passi tra le piante, torno alla scrivania solo per raccontarvi di come, a consacrare i giorni solstiziali, il giardino indossi un bouquet nuovo, dai tratti maschili: odora di lavanda, rinfrescata dalla menta, e di salvia moscata, addolcita dalla camomilla; sul fondo, le ultime rose di Damasco, quasi fané, e il pungente del finocchietto selvatico; forse dell'issopo. Il calore dell'ora li fa più intensi. Qualcosa rimane anche sui vestiti. E sulle mani, dopo aver raccolto e stropicciato, separatamente prima e poi insieme, foglie e fiori per ricordarli e imparare a distinguerli. Un'analisi che accentua il piacere.

Ma questa notte sarà diverso: altri profumi, forse più femminili, e che non si mescolano tra loro; si potrebbe attraversare il giardino al buio guidati solo dall'olfatto: qui, il gelsomino officinale e i primi sambac; là, dietro i cespugli più alti, i gigli, che fanno l'aria densa; mentre, sottile e leggero, arriva ovunque il sentore del caprifoglio, fiore che piace alle sfingi; così come piace la nicoziana dal calice lungo e stretto, il cui richiamo odoroso si avverte da lontano, a squilli. In attesa del Cestrum nocturnum, pianta sovrana delle notti di mezza estate. In compagnia della Brugmansia, certo.

Invece sto mentendo e spudoratamente; tutto questo lo percepisco solo con la memoria.
Intendiamoci, quelle piante crescono davvero nel giardino di casa; ma il loro profumo è soffocato dalla coperta greve, dolciastra e sebacea dell'odore diffuso dai fiori del falso (falsissimo!) gelsomino che arriva da ogni direzione, e da sotto e da sopra. Non c'è giardinetto nei dintorni in cui non manchi. Mala tempora currunt, se non separiamo più i nostri desideri dalle mode persino quando andiamo dal vivaista.

(Vorreste vedere almeno le foto di quei fiori? Questa volta no: non profumano, le foto - che ne fareste? È un'esperienza che chiede coinvolgimento diretto - anche perché per interposto olfatto non è possibile. Piuttosto, vi invito a cercarli: a naso, ovviamente...
Oppure potreste venire a trovarmi. A trovarli. Io li ho solo piantati.)

Ecco l'elenco dei nomi latini, in ordine di apparizione: Lavandula vera e Lavandula spica; Mentha spicata; Salvia sclarea var. turkestanica; Matricaria recutita; Rosa damascena (R. d. "M.me Hardy", in questo caso); Foeniculum vulgare; Hyssopus officinalis; Jasminum officinale, noto nella Classicità e poi reimportato in Europa dagli Arabi; Jasminum sambac; Lilium regale, che preferisco, ma pure Lilium candidum, fiore mediterraneo tra i più anticamente coltivati; Lonicera perclymenum "Serotina", così come Lonicera caprifolium e altre; Nicotiana alata "Fragrant Cloud", da semi acquistati vent'anni fa da Thompson & Morgan e  inselvatichita. 
L'untore del morbo odorifero è Trachelospermum jasminioides, venduto più spesso col nome di Rhyncospermum. Anzi, insisto: venduto troppo spesso...

mercoledì 5 maggio 2010

Pioggia e vento sopportar

Dopo tre giorni e tre notti di scirocco, durante i quali disagi e seccature si sono moltiplicati tanto sul corpo quanto nelle opere, rinnego l'inutile medicina moderna e proclamo che gli antichi avevano compreso assai bene la natura delle cose, quando indicavano nei venti umidi che soffiano da meridione la causa di molti mali, compresa la peste. E di certo sa cosa intendo chiunque in queste ore debba lavorare all'aperto.

Non resta che riportare equilibrio nella discrasia degli umori applicando i principi di Ippocrate e Galeno e temperando il caldo e l'umido con estratti d'erbe freddi e secchi, accuratamente miscelati.
Per me senza oliva e ben ghiacciati, grazie.

Ovviamente il maltempo sta rovinando anche le fioriture in giardino; allora cerco consolazione per voi e per me coll'anticipare uno dei prossimi piaceri. Tra poco sboccerà Cosmos atrosanguineus, un'asteracea dalle caratteristiche particolari, che le sono valse il nome comune di Chocolate Cosmos. Certo, è nome inglese: da noi, ancora una volta, è quasi sconosciuta - ma non introvabile. Pianta messicana, forse estinta nell'habitat originale, andrà coltivata un po' come le dalie, parenti conterranee.

L'accostamento con il cioccolato (cioccolato belga, precisano alcuni) è dovuto alle suggestioni che provengono sia dal colore sia dal profumo dei fiori. Borgogna scuro, vellutati, con sentori di vaniglia e zucchero di canna; per il mio olfatto, almeno: si sa che l'impressione è soggettiva - ma pare che tracce di vanillina siano effettivamente trovate in occasione di uno studio di biochimica.

Il miglior effetto - non solo cromatico - si ottiene con gruppi densi di circa una dozzina di piante, preferibilmente collocate vicino a una specie "di compagnia" dalle foglie o dai fiori chiari.

Vi sono altre piante dalle caratteristiche analoghe? Certo!
Ecco alcuni suggerimenti per un'aiuola-cioccolateria:
Dianthus barbatus Sooty - aroma speziato
Tulipa Queen of Night - con una traccia di caffè, ma solo in alcune ore del giorno...
Knautia macedonica - zuccheroso
Aquilegia atropurpurea - leggero
Berlandiera lyrata - molto intenso

La compresenza nei fiori del color borgogna e del sentore di cioccolato è casuale? L'esperienza finora porterebbe a dire no, manca tuttavia la prova provata dalla scienza. Certo non tutte le piante a fiore rosso scuro hanno aromi da pasticciere. Però si potrebbe aggiungere all'elenco anche una pianta spontanea: Nigritella, un genere con poche specie presenti nei prati d'alta quota. Ma le note di vaniglia forse sono qui giustificate dall'appartenenza alla stessa famiglia, le orchidacee, cui appartiene anche il genere Vanilla, dai cui frutti l'aroma di vaniglia è appunto estratto.

Nota: Berlandiera appare gialla di fiore, non rossa; ma è un'asteracea, e ciò che chiamiamo fiore in realtà è un'infiorescenza. Gli elementi ligulati esterni, appariscenti, sono gialli; quelli interni, tubulosi, sono proprio color borgogna...

Cosmos atrosanguineus
Cosmos atrosanguineus
Knautia macedonica
Nigritella
Berlandiera lyrata
Berlandiera lyrata

Sotto:
Dianthus barbatus "Sooty"
Tulipa "Queen of Night"

Dianthus
Tulipa
 

martedì 4 maggio 2010

La necessità della Rosa - Rosa primula

Rosa primula

Rosa primula

Quest'anno è fiorita prima di tutte le altre - perfino prima delle rose banksiae.

Credo che tutte le descrizioni di Rosa primula che si possono leggere, siano in rete siano su carta, derivino da quella pubblicata da Peter Beales in Classic Roses*: foglie dall'aspetto di felci, fiori color giallo primula, profumo come d'incenso... Sembra che debba per forza somigliare a qualcosa d'altro.

Comunque dissento sul paragone con l'incenso; la fragranza che, nelle ore in cui l'aria è umida e ferma, promana dalle foglie e dai giovani germogli è complessa, resinosa, esotica, ma per nostra fortuna manca del tutto della nota acre che accompagna - necessariamente - la combustione dell'incenso. Invece è fresca e si mescola in modo perfetto con il profumo dei fiori, fruttato e pungente insieme.

Il portamento è leggero, ma poco armonioso; anche Rosa hugonis, che appartiene allo stesso gruppo delle pimpinellifoglie, è sgraziata; però è anche più robusta e definita: ne feci una siepe divisoria anni fa, su uno sfondo di piante sempreverdi a foglia scura, con un buon risultato, credo - almeno fino a quando il giardiniere la straziò potando le piante a due spanne da terra... con le rose si è sempre fatto così, no?

I cespugli di Rosa primula forse sono più adatti a colmare i vuoti tra piante di maggiori dimensioni, appoggiandosi a queste con i rami angolosi; anche quando non saranno fioriti il fogliame chiaro e minuto potrebbe assicurare un ottimo effetto, in contrasto con la texture della vegetazione vicina.

Naturalmente non è una specie facile da trovare - ma è molto facile da coltivare, in compenso; è sana, non richiede potature ed è molto valida per i giardini dall'aspetto spontaneo.


* Peter Beales, Le Rose Classiche, Bologna, 1989.

venerdì 30 aprile 2010

Il profumo delle peonie

Ieri Doña Sol mi chiama durante una delle lunghe conversazioni che talvolta seguono una buona cena; è in disaccordo con un'amica: questa sostiene che le peonie siano inodori, mentre Doña Sol ricorda ancora il senso di stordimento provocato dall'intensità del loro profumo, molti anni prima, durante una cerimonia.

(Perché, voi non avete un'amica che vi chi
ami dopo mezzanotte per parlare di peonie? Ma guarda un poco ...).

Qual è dunque il parere dell'esperto - o almeno presunto tale?
Eccolo qua: profumano, profumano.
Ma non tutte con la stessa intensità. Inoltre si tratta di una fragranza tautologica: la peonia profuma di peonia, senza somigliare ad altro. E questo ne rende più difficile la descrizione; potrei dire che al mio olfatto ricorda il papavero - ma quanti si sono messi ad annusare papaveri, in questi giorni? E ancora, sono fiori di cui non si fa esperienza facilmente, dal momento che ormai è raro incontrarli, mentre erano presenti in tutti i giardini delle nostre nonne, cui forse sono sopravvissuti: le peonie infatti sono tanto lente a insediarsi e a svilupparsi quanto sono longeve. Una varietà erbacea solamente quest'anno sembra essersi decisa a produrre un numero dignitoso di fiori - mentre di anni ne sono passati sette, da quando la piantai ...



(La peonia ovvero l'antigeranio-fiorisci-o-muori - forse è per questo che la si coltiva sempre meno frequentemente).


Torniamo al profumo; in giardino ora stanno fiorendo le peonie arboree; la mattina, appena l'aria comincia a scaldarsi, quando i fiori trattengono ancora l'umidità notturna, il profumo è pungente, quasi sgradevole; nelle ore successive perde aggressività, ma nello stesso tempo diventa meno caratteristico, assumendo note più dolci, floreali o agrumate; alla fine è qualcosa di indistinto, trascurabile. E in effetti queste peonie sono ricordate soprattutto per la sontuosità dei fiori enormi, per l'aspetto serico dei petali, per i colori impegnativi, dalle sfumature cangianti. (Motivi per cui non piacevano a Madama Wu, che tanta saggezza acquisisce nel romanzo di Pearl Buck
* e che preferisce loro le orchidee, dai fiori minuti e inodori, manifestazione del distacco dalla sensualità e dalle emozioni - almeno fino al loro risveglio, causato da una perdita).

Le peonie erbacee, varietà di Paeonia lactiflora o di Paeonia officinalis - le stesse del ricordo di Doña Sol - dai profumi più memorabili, sbocceranno solo tra un paio di settimane e dunque se ne riparlerà allora. Con un'eccezione: dalle radici regalatemi circa due anni fa, sono incredibilmente fiorite tre-quattro peonie selvatiche. Profumano? Sono odorose, piuttosto: un sentore profondo, forse un poco animale. Un po' chiama un po' respinge.


* Pearl S. Buck, La saggezza di Madama Wu, 1966, Milano - fuori catalogo.


Sotto, una peonia selvatica, Paeonia officinalis.


Paeonia officinalis