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giovedì 31 marzo 2011

Venus Verticordia

Alla GNAM di Roma è in corso una mostra dedicata alla Confraternita dei Preraffaelliti - e alla loro filogenesi, per dirla in termini naturalistici. Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones e il mito dell'Italia nell'Inghilterra vittoriana si è aperta alla fine di febbraio e terminerà in giugno e indaga i rapporti tra la corrente artistica inglese nata nel 1848 e l’arte italiana; tralascia invece le ricadute che i principi estetici della Confraternita ebbero sulle arti applicate – forse un argomento troppo vasto, che richiederebbe un’esposizione a sé, poiché il movimento Arts and Crafts produsse oggetti d’arredo, stoffe, tappezzerie… e giardini pure.


Lo racconta benissimo proprio il dipinto di Dante Gabriel Rossetti scelto per promuovere la mostra: “Venus Verticordia” (1864-67). La figura fulvocrinita della Venere si stacca su una parete di rose; queste sono sostenute da un grigliato, appena visibile in alto, che deriva direttamente da quelli medievali, realizzati con verghe di nocciolo legate con salice, già alle spalle di “Madonne del Roseto” come quella di Martin Schongauer o di Stefano da Zevio. Le rose sono però moderne, probabilmente le bourboniane che ebbero grande fortuna nel periodo vittoriano, riconoscibili dalla forma a coppa del fiore, che si apre poi quartato. Una massa di fiori di caprifoglio (facilmente identificabile come Lonicera periclymenum, credo nella varietà “Serotina” dai colori più accesi) sostituisce le balaustre e i parapetti dei dipinti tardo-quattrocenteschi – quali si possono vedere in molti lavori di Antonello da Messina, introdotti per aumentare il senso di profondità della composizione. Sia le rose sia i caprifogli sono però disposti in modo bidimensionale e, sebbene molto realistici nei dettagli, l’effetto d’insieme appare molto vicino ai pattern disegnati in quegli anni da William Morris per stoffe e parati.



domenica 27 febbraio 2011

I colori del caprifoglio

Di che colore è il caprifoglio?
— Rosa! — diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. Il colore prevalente è il bianco.
Bianco avorio. Almeno tra le specie del Vecchio Continente. Dall’America invece risponderebbero — Scarlatto! — e con buoni motivi.
Allora, niente rosa? Sì, sì, c’è pure quello. Il fatto è che il bianco vira al crema, l’avorio è soffuso di porpora ancor più che di rosa, lo scarlatto è forse vermiglio o corallo e capita sia accompagnato dal giallo ambra…

Poi, siccome quel che c’è non ci basta mai, con incroci e selezioni (l’hybris dell’ibrido!) abbiamo moltiplicato il numero dei toni e degli accostamenti, fino a ottenere, da un piccolo gruppo di specie spontanee, almeno un centinaio di varietà. La quantità delle combinazioni di colori sembra uscire da un esercizio di calcolo combinatorio – o da un divertissement grafico.

Honeysuckle Colors

Francamente trovo alcune varietà alquanto trascurabili, differenziandosi così poco le une dalle altre da apparire distinte solo agli occhi di un caprifogliologo, a trovarne qualcuno (ne esistono, sicuramente, ed è probabile che parlino inglese – tuttalpiù con accento americano). Altre ancora, invece, sia recenti sia ospiti dei giardini già da decenni – o secoli! mostrano una personalità così ben definita da attrarre anche i meno esperti.

Eppure i caprifogli rimangono piante trascurate, rispetto ad altri rampicanti. Sono rapide di crescita, ma non raggiungono le dimensioni della vite americana; sono robuste come i rincospermi, ma non (altrettanto) sempreverdi; sono più generose di fiori rispetto a molte clematidi, ma non così appariscenti; e non sono rose, cui tutto è concesso. D’altro lato, le poche esigenze, la fioritura lunga e abbondante, il profumo di molte varietà e i colori accesi delle altre ne fanno piante perfette per i piccoli giardini. È anche possibile coltivarle in grandi vasi, ricordando però che, adattatesi agli ambienti di macchia o ai margini dei boschi, come le clematidi amano “le radici all’ombra e la chioma al sole”.

I caprifogli in commercio derivano da specie asiatiche, europee e americane.

ASIATICHE
Lonicera acuminata (Lonicera acuminata var. acuminata = Lonicera henryi = Lonicera alseuosmoides)
Lonicera hildebrandiana
Lonicera japonica
Lonicera tragophylla
La specie di maggior diffusione sui mercati è Lonicera japonica, di cui si conoscono circa venti cultivar. Si distingue dalle specie americane ed europee per avere i fiori (profumati) appaiati all’ascella delle foglie, verso l’apice dei rametti, e le foglie densamente pelose sulla pagina inferiore; è sempreverde o semi-sempreverde, robusta e tende a inselvatichirsi (negli USA è classificata come invasive). Simile, ma con foglie più acute – da cui il nome – è Lonicera acuminata; specie offerta solo da vivaisti appassionati, se ne può incontrare anche la varietà acuminata, conosciuta anche come Lonicera henryi o Lonicera alseuosmoides (anche se i nomi sembrano riferirsi a due forme diverse della stessa varietà). Lonicera hildebrandiana è una specie dall’aspetto insolito, dovuto alle foglie grandi, un po’ coriacee e lucide e ancor più ai fiori, lunghi fino a 12-14 centimetri e intensamente profumati; proveniente da regioni con inverni miti, si dice sia adatta alle sole regioni italiane meridionali o alla Riviera Ligure, ma ho l’impressione che gli estimatori di piante rare saprebbero trovarle siti confortevoli anche più a nord. Una quarta specie, Lonicera tragophylla, tra i giardinanti sembra essere ancor meno conosciuta delle altre; ha fiori giallo crema, inodori, tendenzialmente riuniti in racemi all’apice dei rametti; è uno dei due genitori di Lonicera x tellmanniana.

EUROPEE
Lonicera caprifolium
Lonicera etrusca
Lonicera periclymenum
In Italia le specie più diffuse allo stato spontaneo sono Lonicera caprifolium (che però manca nelle isole) e Lonicera etrusca, questa legata ad ambienti di flora mediterranea anche settentrionali. Centro-meridionale è invece Lonicera implexa. Ancora, Lonicera periclymenum è specie soprattutto nord-europea e si spinge fino alla penisola norvegese. A un primo sguardo appaiono piuttosto simili, con i fiori riuniti in cime all’apice dei rametti, fiori dalla corolla giallo-bianca all’interno e bianca sfumata di rosa all’esterno. Gli esemplari di Lonicera etrusca hanno ramificazioni più rigide, mentre in Lonicera periclymenum sono assenti le foglie peltate alla base dell’infiorescenza che caratterizzano le specie mediterranee. Lonicera periclymenum e Lonicera caprifolium hanno i fiori più intensamente profumati del gruppo (nella penombra del sottobosco capita di odorarle ben prima di vederle). Coltivate da secoli come piante ornamentali, giunsero in America nel XVIII secolo. Là inselvatichirono e diedero origine a un ibrido, che rientrò in Europa con il nome di Lonicera x americana. Forse. Perché già si conosceva Lonicera x italica (Lonicera caprifolium x Lonicera etrusca – Pignatti, Flora d’Italia, 1982) di cui Lonicera x americana sarebbe solo la sorella nata oltreoceano – si legga cosa ne scrive Ippolito Pizzetti sulla Garzantina; ma sulla Rete si dice pure che Lonicera x americana sia un ibrido tra Lonicera implexa e Lonicera etrusca, e dunque altra cosa da Lonicera x italica. Purtroppo The Plant List non riporta Lonicera x italica, mentre classifica come unresolved name sia Lonicera implexa sia Lonicera x americana. tuttavia per i vivaisti quest’ultima resta il genitore di un importante ibrido: Lonicera x heckrottii (Lonicera x americana x Lonicera sempervirens). Al contrario delle altre specie, Lonicera periclymenum ha dato origine a un buon numero di cultivar, probabilmente in ragione della sua maggiore adattabilità.

AMERICANE
Lonicera hirsuta
Lonicera sempervirens
Lonicera flava
I colibrì amano i caprifogli. Gli americani amano i colibrì – e dunque amano i caprifogli. Moltissimo i caprifogli americani. Lonicera sempervirens è la specie più diffusa negli Stati delle Colonie e da essa deriva, direttamente o attraverso l’incrocio con altre specie, tutta la gran quantità di cultivar con toni arancioni nel fiore, toni assenti nelle specie europee e asiatiche (queste, infatti, per l’impollinazione non si affidano agli uccelli, molto attratti dal rosso, ma agli insetti). I fiori sono tubulosi, allungati, rivolti verso il basso, privi di profumo, riuniti in cime apicali. Le varietà derivate dall’ibrido Lonicera x brownii (Lonicera sempervirens x Lonicera hirsuta) sono più resistenti al freddo grazie al contributo di Lonicera hirsuta, specie settentrionale dai fiori gialli e dalle foglie grandi, pelose – da cui il nome. Lonicera flava – un rampicante modesto, con foglie ovali ampie e grappoli terminali di fiori profumati, di un luminoso giallo intenso che sfuma in toni ramati – e molte varietà di Lonicera x brownii e di Lonicera sempervirens sembrano essere disponibili solo per i giardinanti americani.

IBRIDI PRINCIPALI
Lonicera x americana (Lonicera implexa x Lonicera etrusca)
Lonicera x brownii (Lonicera sempervirens x Lonicera hirsuta)
Lonicera x heckrottii (Lonicera x americana x Lonicera sempervirens)
Lonicera x italica (Lonicera caprifolium x Lonicera etrusca)
Lonicera x tellmanniana (Lonicera tragophylla x Lonicera sempervirens)
Di Lonicera x americana e di Lonicera x italica si è detto prima. Lonicera x brownii e le sue varietà sono facilmente confondibili con quelle di Lonicera sempervirens, cui si rifanno per le caratteristiche generali, variando soprattutto nelle tonalità più o meno intense dei fiori. Lonicera x tellmanniana fece sensazione negli anni trenta del ‘900 per le ampie corolle di un giallo sontuoso e continua ad essere coltivata per i medesimi pregi. Lonicera x heckrottii (conosciuta quasi esclusivamente nella varietà “Goldflame”) somiglia alle specie europee, ma i suoi fiori sembrano soffusi della luce calda della sera – peccato le manchi il profumo. Ho trovato notizie incomplete sui genitori di Lonicera “Firecracker”, ibrido ottenuto presso lo Hilliard Arboretum da Lonicera prolifera e una specie sconosciuta. Recentemente è stato messo in commercio un “ibrido di ibridi”: Lonicera “Mandarin” (Lonicera x brownii x Lonicera x tellmanniana), dai fiori davvero flamboyant. Anche questa varietà non è profumata. Ma la situazione si risolve con un trucco semplice semplice: coltivare insieme, così vicine che i rami si intreccino tra loro, una varietà profumata e una colorata. Voilà.


Delle varietà incontrate sulla Rete, il catalogo è questo:

01. Lonicera acuminata - 1, 2
02. Lonicera alseuosmoides = Lonicera acuminata var. acuminata - 1
03. Lonicera caprifolium
04. Lonicera caprifolium “Anna Fletcher” - 1, 2
05. Lonicera caprifolium “Inga” - 1
06. Lonicera etrusca - 1
07. Lonicera etrusca “Donald Waterer” - 1, 2
08. Lonicera etrusca “Michael Rosse” - 1, 2, 3
09. Lonicera etrusca “Superba” - 1, 2, 3
10. Lonicera “Firecracker” - 1, 2, 3, 4
11. Lonicera flava - 1, 2, 3, 4
12. Lonicera henryi = Lonicera acuminata var. acuminata - 1, 2
13. Lonicera henryi “Copper Beauty” - 1, 2, 3, 4, 5
14. Lonicera hildebrandiana - 1
15. Lonicera hirsuta - 1, 2
16. Lonicera japonica - 1
17. Lonicera japonica “Aureo-reticulata” - 1, 2
18. Lonicera japonica “Cream Cascade” - 1
19. Lonicera japonica “Cream Cloude”
20. Lonicera japonica “Dart’s Acumen” - 1
21. Lonicera japonica “Dart’s World” - 1
22. Lonicera japonica “Elegant Creeper”
23. Lonicera japonica “Genbel” = “Sweet Isabell” - 1, 2, 3
24. Lonicera japonica “Hall’s Prolific” - 1, 2
25. Lonicera japonica “Halliana” - 1, 2, 3
26. Lonicera japonica “Hall's Purpurea” - 1
27. Lonicera japonica “Honeydew” = “Hinlon”  
28. Lonicera japonica “Horwood Gem” - 1
29. Lonicera japonica “Interold” - 1
30. Lonicera japonica “Maskerade” - 1
31. Lonicera japonica “Mint Crisp” - 1, 2
32. Lonicera japonica “Purple Queen” - 1
33. Lonicera japonica “Purpurea” - 1, 2
34. Lonicera japonica “Red World” - 1
35. Lonicera japonica var. repens - 1
36. Lonicera japonica var. chinensis - 1
37. Lonicera “Mandarin” - 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7
38. Lonicera periclymenum - 1
39. Lonicera periclymenum f. sulphurea
40. Lonicera periclymenum “Belgica Select” - 1, 2
41. Lonicera periclymenum “Belgica” - 1, 2
42. Lonicera periclymenum “Caprilia Cream” = “Sweet Tea” - 1, 2
43. Lonicera periclymenum “Caprilia Ever” - 1
44. Lonicera periclymenum “Caprilia Imperial” = “Peaches and Cream” - 1
45. Lonicera periclymenum “Fragrant Cloud” - 1
46. Lonicera periclymenum “Graham Thomas” - 1, 2, 3, 4
47. Lonicera periclymenum “Harlequin” - 1, 2
48. Lonicera periclymenum “Heaven Scent” - 1
49. Lonicera periclymenum “Honey Baby” - 1
50. Lonicera periclymenum “Honeybush” - 1
51. Lonicera periclymenum “La Gasnérie” - 1
52. Lonicera periclymenum “Liden” - 1, 2, 3
53. Lonicera periclymenum “Llyn Brianne” 
54. Lonicera periclymenum “Munster” - 1
55. Lonicera periclymenum “Purple Queen”
56. Lonicera periclymenum “Red Gables” - 1
57. Lonicera periclymenum “Scentsation” - 1, 2, 3
58. Lonicera periclymenum “Serotina” - 1, 2, 3
59. Lonicera periclymenum “Serpentine” - 1
60. Lonicera periclymenum “Sweet Sue” - 1, 2, 3
61. Lonicera periclymenum “Winchester” - 1
62. Lonicera sempervirens - 1, 2, 3, 4, 5
63. Lonicera sempervirens f. sulphurea = “Sulphurea - 1
64. Lonicera sempervirens “Alabama Crimson” - 1, 2, 3
65. Lonicera sempervirens “Blanche Sandman” - 1, 2
66. Lonicera sempervirens “Cedar Lane” - 1, 2, 3
67. Lonicera sempervirens “Clay Hills” - 1
68. Lonicera sempervirens “Crimson cascade” - 1, 2
69. Lonicera sempervirens “Leo” - 1, 2
70. Lonicera sempervirens “Magnifica” - 1, 2
71. Lonicera sempervirens “Major Wheeler” - 1, 2
72. Lonicera sempervirens “Manifich” - 1
73. Lonicera sempervirens “Texas Scarlet” - 1
74. Lonicera sempervirens f. sulphurea “John Clayton” - 1, 2, 3
75. Lonicera tragophylla - 1, 2
76. Lonicera tragophylla “Maurice Forster” - 1, 2
77. Lonicera tragophylla “Pharaoh’s Trumpet”
78. Lonicera x brownii
79. Lonicera x brownii “Dropmore Scarlet” - 1, 2, 3, 4, 5, 6
80. Lonicera x brownii “Fuchsioides” - 1
81. Lonicera x brownii “Kristin’s Gold” - 1, 2
82. Lonicera x brownii “Mintrum” = “Golden Trumpet” - 1, 2, 3
83. Lonicera x brownii “Punicea” - 1, 2
84. Lonicera x brownii “Simonet” - 1, 2, 3
85. Lonicera x brownii “Toison d’Or” - 1
86. Lonicera x americana - 1, 2, 3
87. Lonicera x heckrottii - 1
88. Lonicera x heckrottii “American Beauty” - 1, 2, 3
89. Lonicera x heckrottii “Goldflame - 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7
90. Lonicera x heckrottii “Pink Lemonade” - 1, 2
91. Lonicera x italica - 1, 2
92. Lonicera x italica “Sherlite” = “Harlequin” - 1, 2, 3
93. Lonicera x tellmanniana - 1, 2, 3
94. Lonicera x tellmanniana “Joan Sayers” - 1



(Si è parlato di lonicere rampicanti – madreselve, caprifogli, honeysuckles, woodbines – da un punto di vista esclusivamente giardinistico; i nomi delle specie e delle varietà sono dunque quelli comunemente accettati in ambito commerciale, mentre potrebbero essere contestati dai botanici – come si è accennato per le specie europee. Mondi paralleli: rimando alle considerazioni fatte per Rosa mulliganii/longicuspis.)

(Sarebbe interessante descrivere ciascuna cultivar e scoprirne luogo e data di origine – ma è argomento sufficiente per una monografia: di certo troppo per questo post. Troverete alcune notizie in più sulle specie principali consultando la Garzantina curata da Ippolito Pizzetti.)

Qui altre notizie sulle specie rampicanti di Lonicera.

mercoledì 23 febbraio 2011

Parlare di fiori, in giorni come questi

Ti aspetto per cena. Che cosa indosserò questa sera? Un abito sgargiante oppure uno sobrio? Cercherò di sedurti col cibo o basteranno cinque gocce di profumo? Farò in modo che solo tu possa intendermi. E saremo felici entrambi.

Pensieri di un fiore che ha in mente una sola cosa: scegliere il giusto partner per farsi fecondare. Petali, ma anche sepali, brattee, filamenti, antere, pistilli… assumono le forme e i colori più vari (è la funzione vessillare) per attrarre l’impollinatore d’elezione, assistiti oppure no dal profumo – mentre la ricompensa verrà dopo, per lo più in forma di nettare o polline.

L’interdipendenza è il risultato di un processo di coevoluzione tra la pianta e l’animale pronubo (per le anemofile e le rare igrofile ovviamente la questione è diversa – delle cleistogame manco si parla, per la troppa autoimpollinazione saranno tutte cieche). Insetti? Uccelli? O mammiferi, come accade per alcuni cactus da fiori ampi e candidi che si aprono durante la notte in attesa dell’amato chirottero?

E poi quale insetto? Ditteri, imenotteri, lepidotteri, coleotteri… la forma del fiore si adatta alla forma dell’apparato boccale e alle abitudini del pronubo – e viceversa. Bastano pochi cambiamenti perché alcuni siano esclusi a favore di altri.

Esempi di strategie diverse di “adescamento” vengono dal genere Lonicera, rappresentato in tutto l’emisfero settentrionale con circa 180 specie distribuite in Asia, America settentrionale, Europa e Africa settentrionale (ben 57, di cui 23 endemiche, crescono in Cina). La distribuzione così ampia ha favorito la differenziazione all’interno del genere; la variabilità dei caratteri secondari (e non solo), da popolazione a popolazione se non da pianta a pianta, è grande e rendono difficoltose per i botanici la classificazione e la determinazione delle specie. The Plant List, riguardo al genere Lonicera, ne enumera 526; di queste solo 108 sono accertate, mentre 105 risultano sinonimi e 313 mancano finora di una prova dell’avvenuta valutazione al momento della pubblicazione (in sintesi: giudizio sospeso).

Situazioni climatiche e pedologiche diverse incontrate nell’espansione geografica inducono le popolazioni a differenziarsi, fino alla costituzione di nuove specie; l’adattamento è soprattutto a carico di fusto, foglie eccetera; mentre le caratteristiche del fiore mutano in relazione ai potenziali impollinatori che frequentano lo stesso habitat in cui le piante si trovano a crescere.

Tra le Lonicera troviamo cespugli alti tra uno e due metri e alcune liane, alle quali appartiene la maggioranza delle varietà coltivate come ornamentali. Vivono per lo più ai margini o nelle schiarite dei boschi.

In primavera, periodo di fioritura di molte Lonicera cespugliose, questi ambienti sono frequentati soprattutto da ditteri e da alcuni imenotteri.

I fiori delle specie cespugliose minuti, dalla corolla breve, e chiari (tutte le varianti del bianco e poi anche giallo pallido o rosa chiaro), in modo da essere visibili nella penombra; talvolta molto profumati, come accade nel caso di Lonicera fragrantissima (foto sotto), destinata ai primi insetti che riprendono l’attività dopo la stasi invernale. Alcune specie mostrano fiori colorati, dal porpora al vinaccia al bruno. Sfumature improbabili nel sottobosco? Dobbiamo ricordare che la visione dei colori da parte degli insetti differisce dalla nostra. Ciechi ad alcune frequenze e sensibili ad altre (si pensi alle api) gli insetti percepiscono soprattutto i contrasti di tono, e un fiore per noi uniforme può apparire tracciato come una pista d’atterraggio.

Lonicera fragrantissima

Simulazioni dell’entomo-visione qui e qui.

La fioritura delle specie lianose di Lonicera, invece, è spostata verso l’estate, quando è maggiore il numero degli insetti in attività. La flora cinese comprende 13 specie, nelle quali il colore dei fiori va dal bianco puro al giallo isabella, talvolta con sfumature porpora all’esterno (come in Lonicera japonica var. chinensis), con l’eccezione di una varietà di Lonicera acuminata, conosciuta anche come specie a sé stante (L. henryi), con corolla dal giallo bruno al vinaccia, e di Lonicera tragophylla, dai toni giallo-arancio. Nei caprifogli il bianco spesso vira al giallo qualche tempo dopo la fioritura. I fiori sono imbutiformi, allungati (quelli di Lonicera hildebrandiana raggiungono i 12 centimetri), profumati in quasi tutte le specie (fa ancora eccezione Lonicera tragophylla).

In Italia secondo il Pignatti (Flora d'Italia, 1982) le specie spontanee sono nove, di cui quattro con portamento rampicante: Lonicera implexa, Lonicera caprifolium, Lonicera etrusca, Lonicera periclymenum. Tutte mostrano fiori tubulosi, prima bianco avorio poi giallo pallido, all’esterno sfumati di rosa anche molto carico, intensamente profumati (solo in L. etrusca il profumo è leggero).

A chi saranno rivolte così tante grazie? Il nettare, posto in fondo a una corolla lunga e stretta, è disponibile solo per chi possieda un apparato boccale adeguato: non occorre essere novelli Darwin per ricordare la spirotromba dei lepidotteri. Se poi consideriamo il colore chiaro dei fiori e il fatto che il profumo si fa più forte dopo il tramonto (l’ho verificato per le specie italiane e per alcune specie orientali), concludiamo facilmente che gli amori segreti dei caprifogli appartengono alla famiglia delle sfingidi (le “farfalle crepuscolari” che tanto piacevano al Pascoli, come ben si sa).

Il posto che sul Vecchio Continente appartiene alle sfingi, in America è conteso dai colibrì; i caprifogli si adeguano alle caratteristiche di questi nuovi partner e modificano l’aspetto dei fiori. Gli uccelli in genere hanno la vista molto sviluppata, al contrario dell’odorato; i colibrì, diurni, sono dunque attratti dai colori brillanti e caldi, che contrastino con il fogliame, più che dal profumo. Le specie rampicanti di Lonicera che sovrappongono almeno in parte il proprio areale con quello dei colibrì (come L. sempervirens, a sud-est, e le vicarianti L. ciliosa e L. arizonica, a ovest, lungo le rotte migratorie) hanno corolle affusolate, rosso arancioni, a simmetria quasi raggiata più che bilaterale e dunque prive del labbro inferiore su cui gli insetti (non le sfingi) si appoggiano nelle specie europee; il profumo è assente. La lunghezza della corolla è “calcolata” esattamente sulla lunghezza del becco – e della lingua – dei colibrì, che per suggere il nettare sono costretti a infilare il capo nella corolla stessa venendo così in contatto con antere e stigma compiendo l’impollinazione.

Tuttavia, specializzarsi su un partner non significa necessariamente escludere gli altri; in Europa i caprifogli sono visitati dai bombi più grandi come dalle sfingi, così come in America sfingi e colibrì si nutrono sulle medesime specie – in orari diversi.

(Per gli esemplari di caprifoglio americano coltivati in Europa gli impollinatori scarseggiano - ma perché sprecare tanto buon nettare? Ecco che alcuni bombi e le xilocope hanno imparato a forare la base del fiore per procurarsi il pasto) .

Ancora, le combinazioni sono numerose: corolla corta e colorata, corolla tubulosa e profumata eccetera; si osservano tendenze, non si possono però stabilire regole, poiché l’insieme delle relazioni tra “impollinatori e impollinati” è naturalmente fluido, in costante cambiamento e procede per tentativi. È l’evoluzione, bellezza!


(Nel prossimo post un excursus tra le principali varietà in coltivazione)

(Parlare di fiori, in giorni come questi, continua ad avere senso? Per me sì, come occasione di conoscenza e dunque come forma di resistenza – ma ovviamente è un’opinione molto di parte: cos’altro potrei fare? Giardinante sono!)

(E mi sembra che abbia più senso che dichiarare arbitrariamente il Pantone 18-2120 Honeysuckle colore dell’anno, promettendo una vita, addirittura un mondo migliori (Courageous. Confident. Vital. A brave new color, for a brave new world. Let the bold spirit of Honeysuckle infuse you, lift you and carry you through the year) e avere pure un seguito di entusiasti che vi adegueranno i propri Wedding Apparel! Paint! Visa Card! Fashion! Home Interiors! Packaging! Insensato anche perché si fanno dichiarazioni errate come questa: In fact, this color, not the sweet fragrance of the flower blossoms for which it was named, is what attracts hummingbirds to nectar. Errata perché pure i colibrì percepiscono i profumi; i caprifogli che li attraggono sono rosso-arancioni; il rosa caprifoglio, nei caprifogli, è accessorio – salvo eccezioni: Lonicera hispidula).


Note:

Si diceva che Lonicera è un genere dalla tassonomia incerta; lo si scopre appena si confrontano i nomi delle specie riportate sulla Flora d’Italia o dall’Usda con gli elenchi di The Plant List (che per altro non ha ancora terminato il lavoro prefissatosi). Anche se tanta sottigliezza botanica è eccessiva in questo blog, riporto qui sotto una tabella comparativa parziale.

Specie rampicanti cinesi:

Lonicera japonica Thunb.
Lonicera acuminata Wallich (Lonicera henryi Hemsl. è un sinonimo di Lonicera acuminata var. acuminata)
Lonicera ferruginea Rehder
Lonicera macrantha (D. Don) Sprengel
Lonicera similis Hemsley
Lonicera confusa DC.
Lonicera hypoglauca Miquel
Lonicera reticulata Champion
Lonicera longiflora (Lindley) DC.
Lonicera hildebrandiana Collett & Hemsley
Lonicera bournei Hemsley
Lonicera subaequalis Rehder
Lonicera yunnanensis Franchet ( non L. ligustrina ssp. yunnanensis sin. L. nitida)
Lonicera tragophylla Hemsley

Tutti classificati come accepted name da The Plant List, tranne Lonicera reticulata, sinonimo di Lonicera rhytidophylla Hand.-Mazz.

Specie rampicanti italiane secondo il Pignatti:

Lonicera implexa Aiton - unresolved name
Lonicera caprifolium L. (Lonicera caprifolia L. secondo The Plant List, e questa accepted name)
Lonicera etrusca Santi – non riportato su The Plant List; presente invece Lonicera hetrusca Host. come unresolved name
Lonicera periclymenum L. - unresolved name (anche L. p Lour. e L. p. Gouan)
 
Specie rampicanti americane secondo l'USDA:

Lonicera albiflora Torr.
Lonicera arizonica Rehder - unresolved name
Lonicera ciliosa (Pursh) Poir. ex DC. - unresolved name
Lonicera dioica L. - unresolved name
Lonicera flava Sims
Lonicera hirsuta Eaton - unresolved name
Lonicera hispidula (Lindl.) Douglas ex Torr. & A. Gray - unresolved name
Lonicera interrupta Benth. - sinonimo di Caprifolium interruptum Greene
Lonicera reticulata Raf. - sinonimo di Lonicera rhytidophylla Hand.-Mazz.
Lonicera sempervirens L.
Lonicera subspicata Hook.

lunedì 14 giugno 2010

Diurno e notturno (e dandy anzichenò)

Fatti, lento pede, cento passi tra le piante, torno alla scrivania solo per raccontarvi di come, a consacrare i giorni solstiziali, il giardino indossi un bouquet nuovo, dai tratti maschili: odora di lavanda, rinfrescata dalla menta, e di salvia moscata, addolcita dalla camomilla; sul fondo, le ultime rose di Damasco, quasi fané, e il pungente del finocchietto selvatico; forse dell'issopo. Il calore dell'ora li fa più intensi. Qualcosa rimane anche sui vestiti. E sulle mani, dopo aver raccolto e stropicciato, separatamente prima e poi insieme, foglie e fiori per ricordarli e imparare a distinguerli. Un'analisi che accentua il piacere.

Ma questa notte sarà diverso: altri profumi, forse più femminili, e che non si mescolano tra loro; si potrebbe attraversare il giardino al buio guidati solo dall'olfatto: qui, il gelsomino officinale e i primi sambac; là, dietro i cespugli più alti, i gigli, che fanno l'aria densa; mentre, sottile e leggero, arriva ovunque il sentore del caprifoglio, fiore che piace alle sfingi; così come piace la nicoziana dal calice lungo e stretto, il cui richiamo odoroso si avverte da lontano, a squilli. In attesa del Cestrum nocturnum, pianta sovrana delle notti di mezza estate. In compagnia della Brugmansia, certo.

Invece sto mentendo e spudoratamente; tutto questo lo percepisco solo con la memoria.
Intendiamoci, quelle piante crescono davvero nel giardino di casa; ma il loro profumo è soffocato dalla coperta greve, dolciastra e sebacea dell'odore diffuso dai fiori del falso (falsissimo!) gelsomino che arriva da ogni direzione, e da sotto e da sopra. Non c'è giardinetto nei dintorni in cui non manchi. Mala tempora currunt, se non separiamo più i nostri desideri dalle mode persino quando andiamo dal vivaista.

(Vorreste vedere almeno le foto di quei fiori? Questa volta no: non profumano, le foto - che ne fareste? È un'esperienza che chiede coinvolgimento diretto - anche perché per interposto olfatto non è possibile. Piuttosto, vi invito a cercarli: a naso, ovviamente...
Oppure potreste venire a trovarmi. A trovarli. Io li ho solo piantati.)

Ecco l'elenco dei nomi latini, in ordine di apparizione: Lavandula vera e Lavandula spica; Mentha spicata; Salvia sclarea var. turkestanica; Matricaria recutita; Rosa damascena (R. d. "M.me Hardy", in questo caso); Foeniculum vulgare; Hyssopus officinalis; Jasminum officinale, noto nella Classicità e poi reimportato in Europa dagli Arabi; Jasminum sambac; Lilium regale, che preferisco, ma pure Lilium candidum, fiore mediterraneo tra i più anticamente coltivati; Lonicera perclymenum "Serotina", così come Lonicera caprifolium e altre; Nicotiana alata "Fragrant Cloud", da semi acquistati vent'anni fa da Thompson & Morgan e  inselvatichita. 
L'untore del morbo odorifero è Trachelospermum jasminioides, venduto più spesso col nome di Rhyncospermum. Anzi, insisto: venduto troppo spesso...