NO, NON È UN BLOG DI GIARDINAGGIO
MA POTRESTE TROVARE QUEL CHE NON STATE CERCANDO


martedì 12 ottobre 2010

La necessità della Rosa - Rosa longicuspis / Rosa mulliganii

La rosa per le nozze di A. e G. è Rosa longicuspis - o almeno come tale l'acquistai cinque anni fa; e la rosa del White Garden a Sissinghurst? Di quale varietà si tratta?

Rosa longicuspis 02
 
Si legge in Rete (informazione da verificare) che l'attuale struttura metallica che sostiene la grande rosa rampicante risale al 1969 (si veda l'immagine del White Garden sul sito del National Trust): prima la scena era diversa. Scrive Vita: "Lungo il sentiero centrale [del White Garden] corre un viale di rose bianche rampicanti che si sparpagliano su vecchi alberi di mandorlo." Come ben si vede in una fotografia dell'edizione italiana del Garden Book, la cui didascalia così recita: "Il giardino bianco. Tutti i fiori di questo giardino sono bianchi o grigi. I mandorli al centro avevano una doppia fioritura poiché quando il loro fiore appassiva, veniva sostituito lo stesso anno dai festoni bianchi, simili a pizzi, della Rosa filipes della "Garland Rose", che venivano fatti crescere sui rami. Il vaso smaltato di terracotta è cinese, ed è stato acquistato da Harold Nicolson al Cairo, nel 1937."*


 Oggi mandorli sono scomparsi, le piante di Rosa filipes e di "Garland Rose" sono state sostituite con un'altra specie. Quale? Una metà degli appassionati a cui chiederete vi risponderà Rosa mulliganii, l'altra Rosa longicuspis. Una confusione che arriva da lontano; andiamo per gradi.

Graham Stuart Thomas (1909-2003), grande conoscitore di rose, afferma di aver a lungo distribuito Rosa mulliganii con il nome di  Rosa longicuspis.** Trattandosi di una specie rara in coltivazione, è lecito supporre che molte rose oggi in commercio in Europa siano segnate da quell'errore - compresa la rosa di Sissinghurst. Ma come fu che un esperto come G. S. T. vi incorse?

Altro passo indietro; Brian Mulligan (1907-1996, botanico irlandese), allora Assistente del Direttore di Wisley, giardino di acclimatazione della Royal Horticultural Society, nota, tra quelle nate dai semi inviati dallo Yunnan da George Forrest (1873–1932, botanico scozzese, formidabile "cacciatore di piante"), una piantina di rosa dalle caratteristiche non corrispondenti ad alcuna delle specie a lui note; invia quindi campioni dell'esemplare a George Albert Boulenger (1858-1937), naturalista belga, che, dopo molti anni di lavoro al British Museum, si occupa anche di rose. Questi attribuisce la pianta a una nuova specie che classifica come Rosa mulliganii.

Prima ancora, nel 1861, il botanico bolognese Antonio Bertoloni (1775-1869) pubblica sulle Memorie della Reale Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna la descrizione di una nuova specie di rosa, proveniente dalla Cina, che nomina Rosa longicuspis. Bertoloni non compie viaggi, ma classifica molti campioni ricevuti da botanici stranieri; probabilmente si tratta di soli exiccata.

Rosa longicuspis 03

All'origine di tutto, dunque, vi sono due classificazioni che si basano ognuna sulla descrizione di un solo esemplare (o su pochi provenienti ogni volta da un solo sito). In attesa di trovare nuovi argomenti scientifici, azzardo l'ipotesi che la popolazione di questa rosa dello Yunnan, essendo distribuita su un areale vasto, possieda una elevata variabilità e che il caso abbia voluto che gli individui giunti in Europa provenissero da località sufficientemente lontane da mostrare, nei caratteri presi in considerazione, differenze tali da ingannare i nostri botanici (d'altra parte essi erano ancora estranei ai concetti di popolazione, variabilità eccetera). Per fare un paragone con il genere Homo, sarebbe come classificare come specie distinte uno scandinavo e un ganese.

In effetti la recente Flora of China***, tra le 95 specie presenti sul territorio (65 le endemiche, molte quelle note anche ai giardinanti), riconosce Rosa longicuspis - probabilmente per precedenza nella data di pubblicazione del nome - ma non Rosa mulliganii.

Ciò non significa che da un punto di vista giardinistico le differenze non siano apprezzabili; la scienza indaga caratteri che alla floricoltura non interessano - e viceversa; che un esemplare abbia le foglie porpora anziché verdi è trascurabile per il botanico ma notevole per il giardiniere (motivo per cui in questo blog non riporto mai il nome dell'autore dopo il nome della specie, come invece sarei tenuto a fare da botanico - mentre sarebbe utile indicare il coltivatore da cui la pianta proviene, per poter così risalire, attraverso la catena dei distributori, alla vera identità in caso di dubbi). Si potrebbe dire allora che se per i botanici Rosa mulliganii non esiste, esiste invece nel mondo dei giardinieri.

Insomma, l'appassionato di rose che afferma che Rosa longicuspis si distingue da Rosa mulliganii per il colore rossastro dei rami giovani (carattere botanicamente secondario) avrebbe dalla sua parte molte ragioni.

Rosa longicuspis 04

Nei primi due anni l'esemplare che coltivo in giardino è cresciuto di solo un paio di metri, con pochi fiori; poi si è irrobustito e al quinto anno i rami continuano a crescere per tutta la buona stagione arrivando ovunque; vorrei allevarlo come ricadente, ma gli piace esplorare e si è infilato in mezzo a tutti i cespugli vicini. Le foglie non sono meno belle dei fiori: lucide, consistenti, verde bosco - e molto sane. Nel momento di gloria si vedono insieme i fiori bianchi, le foglie scure e i giovani getti rosso mogano in concordia discors. Il profumo dei fiori - anzi, degli stami - è dolce e si espande bene nell'aria; è l'ultima delle mie rose a fiorire (prima metà giugno) ed è divenuta l'indicatore del passaggio dalla primavera all'estate. I frutti, scarsi rispetto alla fioritura abbondante, per ora sono l'unica parte non soddisfacente - ma forse dovrò attendere che la pianta maturi perché ne produca in abbondanza.


*Vita Sackville-West, Del Giardino, Milano, 1975.
Dalla Prefazione di Ippolito Pizzetti: "[...] il Garden Book [...] è un'antologia, postuma, di altre quattro antologie [...], compilata da Philippa Nicolson. Queste quattro antologie sono costituite da una scelta degli articoli che V. Sackville West scrisse negli anni in cui tenne la sua rubrica settimanale sull'Observer, tra il 1947 e il 1961, cioè quindici anni, fino a poco prima di morire."

**Graham Stuart Thomas è il primo a paragonare il profumo di R. mulliganii all'aroma della banana.

***Wu Zheng-yi, P. H. Raven et al., Flora of China, 1994.

In tutte le immagini, un esemplare di Rosa longicuspis, piantato da tre anni, proveniente dalla collezione Roses du Temps Passé del Vivaio Anna Peyron.

domenica 10 ottobre 2010

Epitalamio

Si racconta che, per tradizione familiare, i discendenti della straordinaria unione tra Harold Nicolson e Vita Sackville-West attendessero la seconda settimana di luglio per celebrare le nozze, affinché la cerimonia si svolgesse sotto la cupola della grande rosa rampicante, proprio in quei giorni in fiore, posta al centro del White Garden di Sissinghurst, così da godere appieno della benedizione di tanta bellezza.

Che oggi, seconda domenica d'ottobre, per la loro felicità e il nostro contento, la stessa benedizione sia anche su Andrea e Gregory, nel Fortunato Regno d'Albione uniti in matrimonio.
 
Rosa longicuspis 01
 

giovedì 7 ottobre 2010

Giardino di Poeta - 09

Giardino autunnale

Al giardino spettrale al lauro muto
de le verdi ghirlande
a la terra autunnale
un ultimo saluto!
A l'aride pendici
aspre arrossate nell'estremo sole
confusa di rumori
rauchi grida la lontana vita:
grida al morente sole
che insanguina le aiuole.
S'intende una fanfara
che straziante sale: il fiume spare
ne le arene dorate: nel silenzio
stanno le bianche statue a capo i ponti
volte: e le cose già non sono più.
E dal fondo silenzioso come un coro
tenero e grandioso
sorge ed anela in alto al mio balcone:
e in aroma d'alloro,
in aroma d'alloro acre languente,
tra le statue immortali nel tramonto
ella m'appar, presente.


Dino Campana, Canti Orfici, 1914.


Il giardino è quello di Boboli.

(Nel XX secolo i giardini si perdono - ma non è detto che nel XXI siano ritrovati; forse è un caso di rapporto conflittuale collettivo con la bellezza).

mercoledì 6 ottobre 2010

La necessità della Rosa - Rosa "Scharlachglut"

In giardino lo spazio non basta mai per ospitare tutte le piante che un appassionato desidera; quante volte si è costretti a scegliere! Ma con quali criteri, se comunque la pena per la varietà che scartiamo ci sembra più intensa del piacere che verrà da quella che abbiamo invece eletto? Una scelta razionale sarà facilmente difendibile (verso noi stessi, soprattutto), ma le scelte più appaganti spesso sono altre, pur se comportano qualche battaglia in più, perché magari il sito o il terreno o l'esposizione o lo spazio disponibile non è quello "da manuale". Si sa che l'approccio analitico non è in grado andare molto oltre le valutazioni tecniche - certamente non in giardino.

Allora capita di renderci conto che di una pianta non potremo fare a meno già dopo averne visto solamente una fotografia e, per quanto la ragione insista nel dire che quel che ci attrae sta più nell'immagine che nelle qualità intrinseche della varietà ritratta, sappiamo che ostinatamente ci impegneremo affinché tornino a ripetersi le condizioni in cui quella bellezza si è manifestata così pienamente.

Il mio giardino è davvero piccolo e naturalmente tutto questo mi è accaduto più volte; uno degli innamoramenti riguarda Rosa "Scharlachglut", di cui la fotografia galeotta è questa (o quasi: la stampa su carta che vidi nel 1988 era di qualità molto superiore - e più accattivante). E poiché siamo nel periodo in cui maturano i cinorrodi delle rose e questa varietà ne produce di notevoli, proverò a raccontarne le doti.

Rosa "Scharlachglut" 05

È il vigore la caratteristica che distingue questa rosa in tutte le sue manifestazioni - crescita, foritura, fruttificazione. I rami sono forti ma non rigidi, le foglie grandi e ben spaziate, e il cespuglio appare perciò leggero, arioso nonostante le notevoli dimensioni (oltre i due metri in altezza e i tre in larghezza, se coltivato senza sostegni); le nuove ramificazioni sono sfumate di rosso veneziano, comprese le spine, non fitte ma robuste, traslucide prima di lignificare, e la stessa tinta si ritrova sui piccioli e sulle nervature del fogliame più giovane. I boccioli sono riuniti in corimbi lassi, portati da brevi rametti sui tralci dell'anno precedente, e si aprono in successione per un paio di settimane; i sepali sono insolitamente affusolati e superano di molto il bocciolo in lunghezza. All'inizio i petali sono rosso carminio, luminosi e cangianti per la superficie vellutata; maturando virano verso il cremisi e si distendono finché il fiore arriva a superare la larghezza di un palmo. I mutamenti del tono di colore conferiscono movimento all'intera pianta, quando è coperta di fiori, anche per il contrasto con il verde  quasi glauco delle foglie e con il giallo vibrante degli stami, così come per la consonanza con i toni rossi dei fusti e dei piccioli; nulla a che vedere con i rossi piatti di molte Rose da Rotonda, che rifiutano qualunque accostamento. Sono poi ancora gli stami a profumare e, sebbene si dica che ogni impressione olfattiva è personale (come le tattili, uditive, gustative e visive del resto...), quelli di Rosa "Scharlachglut" odorano decisamente di spezie - con una prevalenza di chiodo di garofano. Terminata la fioritura, i cinorrodi iniziano subito a ingrossarsi (arriveranno a un tal peso che i rami si torceranno ripiegandosi - lasciando spazio così al centro del cespuglio per la nuova crescita) mentre solo verso la fine di settembre assumeranno il colore scarlatto brillante che la varietà ricorda nel nome. Certamente, ha una sola fioritura e, certamente, i fiori hanno solo cinque petali - ma ogni aggiunta sarebbe di troppo.

È la rosa dai tratti più maschili che abbia coltivato finora.

Rosa "Scharlachglut" 06

Rosa "Scharlachglut" 03

Distribuita da Kordes nel 1952 ("Poinsettia" x "Alika"), Peter Beales la inserisce tra gli ibridi moderni di Rosa gallica; nei paesi anglosassoni è chiamata anche "Scarlet Fire". Predilige i siti luminosi ma non troppo caldi.

Rosa "Scharlachglut" 02

domenica 3 ottobre 2010

La necessità della Rosa - Rosa multiflora

Nata in Cina (ma la si incontra pure in Giappone e in Corea), bandita dagli Stati Uniti d'America, in Europa lascia una variegata progenie e nuove occasioni d'affari. Eppure resta misconosciuta: Rosa multiflora.

Rampicante di circa quattro metri d'altezza, porta numerosi e minuti fiori bianchi, riuniti in dense infiorescenze a pannocchia. La fioritura è effimera, di grande effetto, seguita da una profusione di cinorrodi rosso lacca di appena mezzo centimetro di diametro.

Peter Beales ci racconta che:
- arriva in Europa tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo;
- se ne conoscono diverse forme (mutazioni o vecchi ibridi spontanei poi selezionati e diffusi in coltivazione) come R. m. carnea, R. m. cathayensis, R. m. platyphylla o "Seven Sisters Rose", R. m. watsoniana, R. m. wilsonii;
- è all'origine delle Rose Pemberton, che però oggi sono conosciute come Ibride di Moschata (Rosa moschata essendo l'altra progenitrice);
- è all'origine di un gruppo di rose sarmentose che comprende meraviglie come "Bleu Magenta", "Francis E. Lester", "Goldfinch", "Veilchenblau"...
- è all'origine del gruppo delle Rose Polyantha (del 1875, ma almeno una è ancora diffusamente coltivata: "The Fairy", 1932), da cui derivano le Rose Floribunda (chi non ha mai visto "Queen Elisabeth", fortunatissima varietà del 1954?) e la maggior parte delle varietà con fiori a mazzetti, fino a mescolare la propria linfa nelle più recenti Rose da Rotonda o Rose da Aiuola Pubblica (denominazioni non ufficiali - ma credo mi comprendiate);
- è ampiamente utilizzata come portainnesto a motivo dell'apparato radicale robusto e della buona compatibilità con la maggior parte degli ibridi.

Proprio per l'uso come portainnesto, Rosa multiflora fu importata dal Giappone alla Costa Occidentale degli Stati Uniti d'America nel 1866; nel 1930 con miope pragmatismo lo U.S. Soil Conservation Service ne promosse l'uso per frenare l'erosione o per costituire recinzioni vive per il bestiame; furono distribuite gratuitamente migliaia di talee e se le dense macchie di Rosa multiflora erano apprezzate per dare riparo a selvaggina pregiata (fagiani, conigli, pernici), solo più tardi ci si accorse che la facilità di riproduzione e l'adattabilità che le sono proprie andavano a discapito della flora locale e - soprattutto! che l'espansione riduceva le aree a pascolo; ora che è diffusa in tutti gli USA tranne le aree desertiche, montuose o a clima caldo umido, la "specie esotica" viene classificata come noxious weed e se ne tenta l'eliminazione con tutti i mezzi; pure con la lotta biologica - fino a quando gli agenti antagonisti distribuiti su aree così ampie sfuggiranno al controllo e costituiranno un nuovo problema ecologico...
 
Tuttavia è interessante registrare negli USA l'esistenza di un organismo federale come il NISC (National Invasive Species Council) che si propone di registrare, monitorare e stabilire prassi per combattere specie animali e vegetali alloctone e invasive. Che non mancano certo in Europa o in Italia; mentre credo manchi, in proposito, qualsiasi strategia nazionale o comunitaria. E a dire il vero ormai nel nostro Paese certe specie vengono considerate parte del paesaggio (Robinia pseudoacacia), altre vengono persino vendute come ornamentali (Ailanthus altissima), mentre nei confronti di altre ancora sembra esserci rassegnazione (Myocastor coypus - o nutria). Rosa multiflora ha fatto qualche comparsa anche da noi, ma al momento vi sono poche segnalazioni.

Non credo comunque che si debba escluderla dal giardino: solo una popolazione già inizialmente vasta come quella diffusa capillarmente negli USA in ambienti naturali può dare inizio a una vera invasione; mentre la coltivazione controllata credo che difficilmente porti alla spontaneizzazione di una specie.

Rosa multiflora 01

Vero è che Rosa multiflora si dissemina senza problemi; i tre esemplari che ora prosperano in un angolo fuori mano (e perciò poco curato) del giardino nacquero da seme quattro anni fa e  giunsero alla fioritura dopo soli due anni. Fu un esperimento iniziato a partire da alcuni tralci acquistati dal fiorista; da qualche tempo infatti Rosa multiflora è coltivata per la raccolta dei cinorrodi, molto ornamentali, commercializzati da un produttore sanremese col nome di "Frutti dell'Amore" insieme ad altre varietà - ma senza che ne sia indicata la specie...
Raccolti appena maturi durano a lungo e anche seccandosi mantengono il colore rosso brillante. Un bene di riserva per il prossimo inverno.

Rosa multiflora 02

Dimenticavo: nel frattempo, in Cina, c'è pure chi si è interessato alle potenzialità terapeutiche della pianta. Sai mai che, considerata un'erbaccia in un luogo, diventi una risorsa in un altro?