NO, NON È UN BLOG DI GIARDINAGGIO
MA POTRESTE TROVARE QUEL CHE NON STATE CERCANDO


venerdì 1 aprile 2011

Una Vinca per lo Zar

Non ha a che fare con Michail Ivanovic Glinka, ma con Gertrude Jekyll: a qualcuno, lei compresa, piace bianca.

 
Sono state selezionate alcune varietà di Vinca minor nel colore classico ("Aureovariegata"; "Bowles Variety"; "Flore Pleno" ...) ma quella bianca per eccellenza rimane "Miss Jekyll". Si dice abbia un portamento più denso e rimanga più bassa delle altre - e inoltre che sia più fiorifera, sia in quantità s inia durata. Gertrude Jekyll la usava nel sottobosco perché più luminosa della varietà tipica. Che dire? Io amo il color pervinca da quando lessi "Il Cavaliere Inesistente", un evo fa. Invece, da ammirare da vicino, resta la varietà "Rubra" o "Atropurpurea", il cui colore in distanza si fonde con le ombre del sottobosco.


giovedì 31 marzo 2011

Venus Verticordia

Alla GNAM di Roma è in corso una mostra dedicata alla Confraternita dei Preraffaelliti - e alla loro filogenesi, per dirla in termini naturalistici. Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones e il mito dell'Italia nell'Inghilterra vittoriana si è aperta alla fine di febbraio e terminerà in giugno e indaga i rapporti tra la corrente artistica inglese nata nel 1848 e l’arte italiana; tralascia invece le ricadute che i principi estetici della Confraternita ebbero sulle arti applicate – forse un argomento troppo vasto, che richiederebbe un’esposizione a sé, poiché il movimento Arts and Crafts produsse oggetti d’arredo, stoffe, tappezzerie… e giardini pure.


Lo racconta benissimo proprio il dipinto di Dante Gabriel Rossetti scelto per promuovere la mostra: “Venus Verticordia” (1864-67). La figura fulvocrinita della Venere si stacca su una parete di rose; queste sono sostenute da un grigliato, appena visibile in alto, che deriva direttamente da quelli medievali, realizzati con verghe di nocciolo legate con salice, già alle spalle di “Madonne del Roseto” come quella di Martin Schongauer o di Stefano da Zevio. Le rose sono però moderne, probabilmente le bourboniane che ebbero grande fortuna nel periodo vittoriano, riconoscibili dalla forma a coppa del fiore, che si apre poi quartato. Una massa di fiori di caprifoglio (facilmente identificabile come Lonicera periclymenum, credo nella varietà “Serotina” dai colori più accesi) sostituisce le balaustre e i parapetti dei dipinti tardo-quattrocenteschi – quali si possono vedere in molti lavori di Antonello da Messina, introdotti per aumentare il senso di profondità della composizione. Sia le rose sia i caprifogli sono però disposti in modo bidimensionale e, sebbene molto realistici nei dettagli, l’effetto d’insieme appare molto vicino ai pattern disegnati in quegli anni da William Morris per stoffe e parati.



lunedì 28 marzo 2011

Vita in Primavera

Raccontando di Iris reticulata, accennavo al mazzolino di fiori primaverili che Vita Sackville-West ricevette da un’anziana vicina, mazzolino descritto in un articolo uscito sull’Observer il 26 febbraio 1950 (poi nella raccolta In Your Garden del 1951).

Si tratta di un mazzolino insolito sia per la scelta delle specie sia per l’accostamento dei colori, coraggioso quanto ben equilibrato. Credo valga la pena leggere l’articolo per intero.

«Questa settimana una cara vicina mi ha portato un tussie-mussie. Il dizionario definisce tuzzy-muzzy o tussie-mussie, come “bunch or posy of flowers, a nosegay” *, e poi aggiunge spicciamente che la parola è obsoleta. Mi rifiuto di considerarla come obsoleta. È una parola intrigante; l’ho sempre usata e continuerò a usarla, checché ne dica il grande Oxford Dictionary; e ora prenderò il tussie-mussie della mia vicina di casa come tema per mostrare ciò che l'ingegno, il gusto e la conoscenza possono produrre da un piccolo giardino, finanche in febbraio.

«La mia vicina ha molte difficoltà da affrontare. Non è giovane, è settantenne. Non ha alcun aiuto domestico. Il suo giardino è spazzato dal vento, e il suolo è la dura argilla del Weald del Kent. (Solo chi ha provato a fare giardinaggio sull’argilla tipica del Weald può apprezzare che cosa significa.) Un giardiniere a cottimo di tanto in tanto è tutto ciò di cui può disporre. Svolge da sé la maggior parte del lavoro. Eppure riesce a comporre un mazzolino come quello che sto per descrivervi.

«È composto di almeno cinque fiori diversi, tutti perfettamente scelti. Lei cerca sempre il meglio, il che sono sicura che sia il segreto del buon giardinaggio: scegliere sempre il meglio di ogni varietà che si desidera coltivare. Così, nel mazzolino che mi ha portato, le violette erano violette rosa, la varietà chiamata Coeur d'Alsace, e l’Iris Reticulata che aveva inserito era la varietà chiamata Hercules, che è più rossa della familiare viola e oro. I muscari erano i piccoli Azureus celesti, che fioriscono prima e sono più belli della varietà blu più tardiva. Il croco nel suo mazzo non era il giallo comune, ma aveva strisce marrone all'esterno, credo possa essere C. susianus oppure Moonlight, ma mi sono dimenticata di chiederglielo. L'anemone che aveva inserito doveva essere una fioritura straordinariamente precoce di Anemone St. Bavo, dai petali ametista e con il centro blu elettrico. Com’è saggia a coltivare Anemone St. Bavo al posto del più ordinario Anemone St. Brigid.

«La morale di questo articolo, se un qualche articolo di giornale può avere una morale, è che semplicemente mostra quello che potete fare se vi mettete d’impegno. Ho ricevuto molte lettere che chiedevano: “Ci dica che cosa possiamo fare in un piccolo giardino”. Il tussie-mussie della mia vicina di casa è la risposta. Lei coltiva quelle squisite cose in un piccolo spazio erboso di un quarto di acro sotto ad alberi di mele, e in qualche modo ottiene un effetto da arte orafa piuttosto simile al primo piano della Primavera di Botticelli. [I fiori] sono tutti bassi e splendenti e minuscoli, e non più difficili da coltivare rispetto ai loro parenti ordinari.

«Un giorno o l’altro devo scrivere un articolo che racconti il modo in cui la mia vicina ha disegnato il suo giardino, e forse anche quello che riesce a fare con la sua piccola serra senza riscaldamento. Rimarreste sorpresi.»

Per figurarci l'effetto d'insieme, prima c'è bisogno di qualche riga per descrivere le piante del mazzolino e aggiornarne i nomi.
Viola odorata “Coeur d'Alsace” quasi rosso ciliegia, si trova ancora oggi, anche se non è certo diffusissima. “Hercules” al momento invece sembra essere addirittura una delle varietà meno coltivate di Iris reticulata; color prugna, è nominata da Vita anche in Some Flowers, contrapposta all'azzurra “Cantab”, credo le uniche due cultivar allora disponibili: “The variety Cantab, a pale turqouise blue, flowers about a fortnight earlier [than the type] as a rule; Hercules, a subfusc ruby-red, comes at the same time as the type.” Muscari azureum, oggi Pseudomuscari azureum, è pianta endemica turca facile da coltivare ma difficile da trovare. Crocus susianus, originario della Crimea, è sinonimo di Crocus angustifolius ed è oggi diffuso soprattutto nella varietà “Bronze Form”. Anemone St. Bavo è il nome commerciale di Anemone hortensis, specie spontanea del Mediterraneo, coltivata da secoli, ora scomparsa dai giardini, dove al contrario si preferisce la “più ordinaria” Anemone coronaria a fiore doppio o Anemone St. Brigid (A. De Caen è il gruppo a fiore semplice) oggi sul mercato. O tempora o mores.

Non coltivo questi fiori in giardino; allora, dopo averne raccolto le immagini sulla rete, per ricostruire il tussie-mussie di Vita uso un quadrato magico – o un carme figurato, fate voi – perché gli accostamenti di colore sono, come dicevo prima, fuori dall’esperienza (dal gusto) comune; e dunque c’è da imparare.


L’iris violaceo è la nota centrale; i suoi colori - prugna e oro - ricompaiono esattamente, ma con proporzioni invertite, nei fiori del croco. Il ciano del muscari si lega agli stami color cobalto dell’anemone, i cui petali richiamano invece i toni più brillanti della violetta. Il passaggio cromatico più ardito è tra i toni più scuri di questa e quelli più chiari accesi dalla luce sui petali dell’iris. Musica floreale.

Ne avessi mai l’occasione, per ammirare alla giusta distanza il “jewelled effect” realizzerei un’aiuola quadrata, rialzata da terra, dal bordo abbastanza largo da essere usato come seduta. Magari in pietra, e allora direi alta un cubito e con il lato di tre, per cercare di adeguarmi alla finezza da pennelli botticelliani che fiori così minuti mostrano gli uni accanto agli altri. E, per passare l’estate, molta nigella.

Qui sotto i link per vedere le piante complete:


 * [La traduzione di tussie-mussie in italiano è complessa, dal momento che il termine si riferisce a consuetudini britanniche; si potrebbe dire bouquet – che però è francese – o mazzolino di fiori e/o erbe odorose; bunch è l’equivalente attuale ma anche generico, dal momento che in origine (XV secolo) il tussie-mussie accostato al naso grazie al suo profumo doveva coprire gli odori sgradevoli (e dunque le malattie, secondo la medicina pre-scientifica), imparentandosi così al pomander, di cui abbiamo già parlato, che però conteneva spezie e non materiale fresco; dunque è un sinonimo di nosegay (to keep the nose gay, happy - concedetemi di tradurre con "far contento il naso") ma dall’etimo sconosciuto, forse duplicazione di tussy, a sua volta derivante da un termine che potrebbe aver significato ghirlanda o mazzolino, appunto. Ma l’Oxford English Dictionary non dà certezze. Posy si ricollega al significato metaforico di ghirlanda, corona (di fiori), ovvero raccolta di versi (poesy), con particolare riferimento alle frasi sentimentali da incidere su anelli o ciondoli (oggi negli incarti dei cioccolatini…). Il tussie-mussie in epoca vittoriana (ma anche fuori dall’Inghilterra, negli stessi anni: Francia, Russia…) è accessorio irrinunciabile delle dame di buon gusto, e persa (o ridotta) la prima funzione “beneodorante” diviene occasione per messaggi silenziosi secondo il “linguaggio dei fiori”, sul quale ancora oggi circolano manuali, ma che allora faceva parte dei giochi di società dell’upper class. (Mentre nello slang tra Sette e Ottocento significa vagina, secondo Jonathon Green, Cassell’s Dictionary of Slang, 2009 – vedete un po’ voi). Tant’è che tussie-mussie indica anche l’oggetto conico, per lo più in peltro o in argento cesellato (ma può divenire molto complesso e ricco), in cui si raccolgono i fiori del mazzolino, che è fissato tramite spilloni legati a catenelle; un anello all’estremità del cono permette di portarlo al dito. Oggi si usa ancora nei bouquet da sposa. A proposito del linguaggio dei fiori si veda: Tussie-Mussies, the Victorian Art of Expressing Yourself in the Language of Flowers, New York, 1993. Per un uso moderno del termine posy, chiedete a Barbra – vi dirà che “life here is rosy - if you're a posy”]

venerdì 25 marzo 2011

Iris reticulata - 02

Abbiamo lasciato Friedrich August Marshall von Bieberstein alle prese, nel 1808, con la prima edizione della Flora Taurico-Caucasica, che contiene, tra il resto, la descrizione del nostro Iris reticulata.

Già alcuni anni prima, nel 1797, il Bieberstein trovava posto come Ispettore alla Sericoltura per la regione caucasica; nel corso dei successivi due anni, torna a esplorare il Caucaso e sulla base delle osservazioni compiute redige un rapporto dettagliato circa la topografia, la storia, l'economia e la popolazione della regione – oltre che la flora e la fauna. Lo Zar Paolo I è così soddisfatto del lavoro che nomina Bieberstein Ispettore Capo per la Sericoltura di tutta la Russia meridionale, e, dopo soli due mesi, membro del Consiglio di Stato.

È da questa posizione, che, dopo aver sostenuto la richiesta del Duca Richelieu, governatore militare di Crimea, per la fondazione di un orto botanico (il cui decreto istitutivo sarà firmato dall’imperatore il 10 giugno 1811), ottiene che ne sia fatto direttore Christian von Steven (1781-1863), botanico svedese, già suo assistente dal 1800.

Il nuovo Orto Botanico Nikitsky (dal villaggio di Nikita, non lontano da Yalta) sarebbe dovuto essere innanzitutto un centro di sperimentazione per colture di valore agronomico, concepito per sfruttare il clima mite della penisola di Crimea. Grazie al lavoro di von Steven, andrà oltre, dando spazio sia a piante da frutto e ornamentali, sia a una raccolta di esemplari della flora locale. E dunque, se vedrà il successo delle coltivazioni sperimentali di tabacco, l’Orto sarà anche la prima dimora istituzionale dell’Iris reticulata.

Christian von Steven rimane in carica fino al 1824, quando la direzione passa al suo assistente Nikolaj Andreevich Gartvis. Questi, tra l’altro, rafforza i contatti con gli orti botanici americani ed europei, scambiando piante e semi. È così che possiamo trovare notizie della nostra Iris in Inghilterra nel 1833: “Siamo in debito con i signori Whitley, Brames e Milne, delle Fulham Nurseries, per l'opportunità di pubblicare un disegno di questa rara e bella Iris, che hanno ricevuto dal signor Hartwiss, [Николай Гартвис Nicholas Gartvis] Direttore dei Giardini Imperiali, a Nikita, in Crimea. Sembra che sia stato introdotto nei nostri giardini nel 1821, ma che la pianta sia stata poi perduta; e crediamo che non esista allo stato attuale in alcuna raccolta diversa da quella di cui sopra, dove è sbocciato nei primi mesi del marzo scorso”. (Robert Sweet, 189: Iris reticulata, The British Flower Garden, (series the second), London 1833). Si tratta probabilmente delle prime tracce lasciate da Iris reticulata in Europa occidentale.

Circa trent’anni dopo, su The Florist, Fruitist and Garden Miscellany, pubblicazione periodica londinese della metà dell’Ottocento, si legge: “Anche se non nuova, questa graziosa pianta non è poi così conosciuta come meriterebbe di essere, ci auguriamo quindi che il risalto dato in tal modo [pubblicandone un’immagine] possa essere utile affinché se ne parli ancora, il che sarà tutto ciò che serve per renderla una delle universalmente preferite. […] Siamo al corrente del fatto che il signor Handasyde [Glen Nurseries, Musselburgh, presso Edinburgo] intende iniziarne le spedizioni nel prossimo mese di settembre.”


In effetti una rapida descrizione con annessa incisione era già stata pubblicata sul terzo volume del 1848 de The Journal of the Horticultural Society of London, in cui si danno specifici consigli per la coltivazione e dove per la prima volta se ne paragona il profumo a quello delle violette. Dunque una pianta diffusa ma certamente non facile da ottenere quanto oggi. Non si parla ancora di cultivar selezionate, ma solo della specie originaria, almeno nel typus arrivato in Europa fino a quel momento.


Nel 1866, da quanto si legge sul volume 92 della Curtis's Botanical Magazine, Iris reticulata sembra ancora essere una pianta per veri appassionati: “I Royal Gardens sono indebitati per le piante qui raffigurate al colonnello Scott, R.E., che le ha procurate grazie al suo amico capitano Smith, R.E., un signore addetto al Telegraph Department di Persia; sono fiorite in una serra fredda nel marzo di quest'anno. La pianta è originaria della Georgia, Asia Minore, Kurdistan, Siria e Persia, e merita davvero di essere coltivata come fiore di primaverile di facile coltura”. Immaginiamo questi (non più giovani?) signori che si spediscono pacchetti di bulbi da un capo all’altro del mondo…


L’ineffabilità della presenza di Iris reticulata fuori dall’areale d’origine si riflette ancora nelle annotazioni di altre riviste, europee e americane. Un numero del 1859 de L'Horticulteur français de mil huit cent cinquante et un cita solamente l’articolo de The Florist, Fruitist and Garden Miscellany di cui si parlava prima. In Italia, nel 1892, La Rivista della Ortoflorofrutticoltura Italiana non va oltre alla riproposizione di un articolo tolto dalla Revue de l’Horticulture Belge et Etrangere dello stesso anno (su cui per altro compaiono finalmente due varietà accanto alla specie tipica)… La Working Farmer di Washington, in un numero pubblicato nel 1858, fa riferimento a The Journal of the Horticultural Society of London e parla di “a [plant] native of the Crimea, recently introduced into England”, tuttavia, ancora nel 1926, il Farmers' Bulletin n° 1406 del U. S. Department of Agricolture, sempre a Washington, riporta mestamente che “Il gruppo Reticulata può essere menzionato solo di passaggio perché non è praticamente disponibile per il coltivatore medio. Tuttavia, esistono, sparsi per la campagna, tanti giardini isolati in cui rimangono vecchi ciuffi, deliziando i proprietari in primavera con i loro fiori riccamente colorati”.


Pochi lo conoscono, ma chi lo incontra non può che innamorarsene. Sempre nel 1926 Vita Sackville-West raggiunge a Teheran il marito Harold Nicholson, diplomatico e giornalista, là nominato consigliere dal Foreign Office. Nei mesi trascorsi in Persia, Vita cerca i luoghi del passaggio di Alessandro il Grande e quelli … dove cresce l’Iris reticulata, naturalmente. Rimane delusa, incontrando solo narcisi e muscari, – questi "not worth bringing home, for, unlike the Italian variety, they were entirely without scent” (Twelve Days in Persia, 1928).

Ma la nostra iris l’ha segnata e sarà inclusa nel ristretto numero di piante (solo 25) di Some Flowers, volume pubblicato nel 1937 dove Vita descrive “flowers which painters have delighted, or should delight, to paint”. La scrittrice nomina due cultivar in commercio ("Cantab" e "Hercules") e rileva la grande variabilità della specie, citando anche gli studi del botanico W. R. Dykes, esperto di iris, che riceve nuovi bulbi dal Caucaso e ne sperimenta la moltiplicazione per seme (1, 2). Iris reticulata compare ancora in un articolo uscito sull’Observer il 26 febbraio 1950 (poi nella raccolta In Your Garden del 1951), come parte di un insolito mazzolino primaverile ricevuto da un'anziana vicina.

Oggigiorno la disponibilità di Iris reticulata sembra soffrire di schizofrenia; non è più necessario recarsi sul Caucaso o in Persia – o avere là un amico – per ottenere dei bulbi; infatti è possibile acquistarne da qualsiasi rivenditore di prodotti olandesi, anche al supermercato, ben confezionati e per poco denaro, sebbene rigorosamente senza nome. Tuttavia sembra che da anni (e ne sono passati trenta dalla prima volta che ne piantai) sia sempre la stessa varietà a essere disponibile per il “grande pubblico”, ovvero quella che ho identificato come “Purple Gem”. Le altre, almeno 15 oltre alla specie tipica, si trovano solo presso una manciata di vivaisti e sono raggiunti solo dagli appassionati.

Iris reticulata "Purple Gem"

(Lo Zar Paolo I si è reincarnato per suggerirmi via mail che le cause della scarsa fortuna di Iris reticulata andrebbero cercate nella brevissima durata della fioritura; e davvero i fiori sono effimeri quanto quelli dei crochi, inoltre, al contrario di questi, le I. r. ne producono uno solo per ciascun bulbo: basta un po' di pioggia o di vento secco e tutto è già finito. Tuttavia per me - e, se non avessi abbastanza credito, credo anche per la Sackville-West - è difficile trovare un fiore primaverile altrettanto precoce e altrettanto ricco: forma, colore, profumo... Non avessimo a disposizione le piante forzate in serra, ci riterremo molto fortunati ad averlo in giardino per accompagnarci fuori dall'inverno.)

A dire il vero qualcuno ancora ricalca i passi dei botanici d’assalto e torna con fiori dalle forme o dai colori nuovi per gli occhi occidentali – talora varietà riconosciute dalla sistematica ufficiale, talora solamente rappresentanti di diverse popolazioni che testimoniano, ancora una volta, la grande variabilità della specie. Per il piacere dei collezionisti. (1, 2, 3, 4, 5, 6) (D’altra parte molte varietà e sottospecie un tempo descritte separatamente oggi sono riunite sotto il nome I. r. subsp. reticulata o sono state elevate al rango di specie: var. atropurpurea, var. bakeriana, var. cyanea, var. histrio, var. histrioides, var. krelagei, var. kurdica, var. sophenensis; anche la specie I. hyrcana è stata fatta rientrare nella variabilità di I. reticulata).

Nel frattempo sono state classificate altre specie affini, e il gruppo Reticulata (i.e. dai bulbi ricoperti di tuniche reticolate) è divenuto abbastanza numeroso (oltre al giallo Iris danfordiae, da tempo sul mercato, vi sono Iris bakeriana, Iris histrio, Iris histrio ssp. aintabensis, Iris histrioides, Iris histrioides var. sophenensis, Iris kolpakowskiana, Iris pamphylica, Iris winogradowii); anche la specie già nota come Hermodactylus tuberosa, mediterranea anziché del Vicino Oriente, sembra mostrare forti affinità all’esame genetico. Alcune specie sono già entrate in coltivazione, direttamente o dopo aver dato origine a varietà (Iris histrioides "Major") o a ibridi, quali "George" e “Harmony” (entrambi da Iris histrioides x Iris reticulata) “Katherine Hodgkin” e “Sheila Ann Germaney” (entrambi da Iris winogradowii x Iris histrioides), “Lady Beatrice Stanley”… Un cesellatore di Iris reticulata è Alan McMurtrie, che dal 1983 incrocia diverse specie alla ricerca di tutti i toni dei colori che non siano il blu; i risultati li vedete qui: www.reticulatas.com; per acquistarli credo si debba andare a trovarlo (22 Calderon Cres. Toronto, Canada).

(continua da qui: iris-reticulata-01)

lunedì 21 marzo 2011

Tributo




Handel (arr. Somervell)
Spring is Coming
da "Ottone" HWV 15

Kathleen Ferrier, contralto
Gerald Moore, pianoforte
(registrazione: Abbey Road Studio n° 3, Londra il 20 aprile 1945)



"She was back in the studio the following spring [1945] for the two arias from Handel's Ottone. Although these have the entirely spurious translation of Arthur Somervell, which has nothing to do with the original italian text [...], they announce unquestionably Ferrier's gift as a Handel singer."
Alan Blyth, 1987 per la Emi.