NO, NON È UN BLOG DI GIARDINAGGIO
MA POTRESTE TROVARE QUEL CHE NON STATE CERCANDO


venerdì 18 marzo 2011

Iris reticulata - 01

9 gennaio 1792, firma del Trattato di Iassy. La Russia vede confermato il proprio controllo sul Khanato di Crimea a spese dell’Impero Ottomano. Caterina II ottiene così un importante sbocco sul Mar Nero – e quindi sul Mediterraneo – ultimo frutto della politica di espansione verso sud iniziata da Pietro il Grande e proseguita da Anna I.

Nello stesso anno, Friedrich August Freiherr, nato a Stoccarda nel 1768 dall’antica famiglia dei Marschall von Bieberstein, originaria del Margraviato di Meissen, inizia il suo servizio nell’esercito russo in Crimea. Già studente alla Karlschule di Stoccarda (severa scuola militare fondata da Carlo Eugenio Duca di Württemberg per formare una fedele classe dirigente), potrebbe aver acquisito la passione botanica dal Duca stesso, le cui collezioni sono alla base degli attuali Landesarboretum Baden-Württemberg e Botanischer Garten der Universität Hohenheim. Sta di fatto che, giunto in Crimea, Friedrich ne studia accuratamente la vegetazione, erborizzando e catalogando. Nel 1796 torna a San Pietroburgo, ma subito è richiamato sulla costa occidentale del Mar Caspio, dove Caterina la Grande è appena uscita vittoriosa da una guerra per la supremazia sulla regione contro l’Impero Persiano; qui Friedrich esplora il territorio intorno alla città di Baku raccogliendo nuovo materiale e l’anno successivo pubblica “Tableau des provinces, situées sur la côte occidentale de la mer Caspienne entre les fleuves Terek et Kour”. Completa poi l’esplorazione del Caucaso durante altri tre successivi viaggi, nel 1798 e negli anni 1802-1805. Finalmente, nel 1808, raccolte circa 2000 fanerogame, pubblica la "Flora taurico-caucasia, exhibens stirpes phanerogamas in Chersoneso taurica et regionibus caucasiscis sponte crescentes”, primo studio critico della ricchissima flora di quella regione. Pubblicazione che rende nota al mondo occidentale l’esistenza di quel gioiello che è Iris reticulata (fa molto di più, ovviamente – ma oggi è il giorno dell’iris).

La stessa specie i cui discendenti orticoli, confezionati in buste anonime ma molto colorate, lo scorso autunno, in un momento di rivalsa verso chi li aveva appena definiti di scarso valore poiché di breve fioritura, furono, con un semplice gesto, oggetto di un mio acquisto d’impulso che ora – per altro senza grande pentimento – cerco di espiare raccontando.

Iris reticulata "Purple Gem"

Allora, resa forse più esplicita l’abbreviazione "M.Bieb." che almeno nei testi più attenti segue il nome della specie, vediamo cosa si intende con la dizione “originaria del Caucaso”. Lo facciamo in compagnia di un altro botanico d’assalto, il lettone Friedrich Alexander Buhse (1821-1898), che, nel 1860, pubblica "Aufzaehlung der auf einer Reise durch Transkaukasien und Persien gesammelten Pflanzen in Gemeinschaft", resoconto naturalistico di un viaggio compiuto dal febbraio 1847 al giugno 1849, per conto dell’Imperial Orto Botanico di San Pietroburgo. (Il più antico di Russia, fondato da Pietro il Gande nel 1714, oggi conosciuto come Orti Botanici dell’Istituto Komarov). Il lavoro esce in collaborazione con Pierre Edmond Boissier, che Buhse consulta per la determinazione delle specie. Boissier aveva già studiato la flora del vicino oriente e pubblicato le "Diagnoses plantarum orientalium novarum" (1842-1859).

Partito da Mosca, Buhse scende a Ekaterinograd, raggiunge Vladikavkaz, supera la catena del Grande Caucaso, per iniziare, raggiunta la Georgia, la vera esplorazione scientifica. Attraversa i territori degli attuali Armenia, Azerbaijan e Iran, annotando giorno per giorno le specie botaniche più significative incontrate. Pur nella difficoltà (mia) di rintracciare il corrispettivo attuale dei nomi delle località, trascritti dal Buhse da vari alfabeti e da varie lingue in tedesco, posso dirvi che esemplari fioriti di Iris reticulata furono segnalati sulle montagne presso Tbilisi e Goychay (credo) tra marzo e aprile 1847; ancora sulle alture sopra Qazvin nel marzo 1848; sui Monti Talysch nell’aprile dello stesso anno; sui pendii boscosi di Gorgan tra gennaio e febbraio 1849.

La distribuzione dei siti annotati di Buhse ha forma di S coricata, e segue prima il versante meridionale del Grande Caucaso, riparato dalle cime più alte contro i venti settentrionali, si snoda in corrispondenza dei Monti Talysch e prosegue lungo le pendici settentrionali dei monti Elburz, temperate, rispetto all’arido altipiano iraniano retrostante, dalla presenza del Mar Caspio.


Visualizzazione ingrandita della mappa

Dalla descrizione della Valle di Ketul (località non lontana da Gorgan che non sono riuscito a identificare), ci si può figurare facilmente l’ambiente in cui fiorisce Iris reticulata. All’imbocco della valle, racconta il Buhse, lungo le sponde del fiume, crescono alcuni esemplari di Cercis siliquastrum in piena fioritura. Più in alto la foresta di latifoglie è sostituita da conifere (Buhse parla di Biota orientalis = Thuja o. = Platycladus o. che è spontanea della Cina, ma si è naturalizzata in Medio Oriente; nella fotografia al link precedente si vede invece Juniperus excelsa subsp. polycarpos, proprio dei Monti Elburz). Verso la sommità dei colli “la vegetazione [è quella] tipica delle regioni sub-alpine”, tra cui “Anemone apennina, Ranunculus edulis, Corydalis marschalliana, Tussilago farfara, Iris reticulata ecc L'unica novità è stata Astragalus subalpinus.” [detto fra noi, uno splendore di gialli, blu, azzurri, lilla…]. L’anno prima, sui Monti Talysh, la situazione è analoga: mentre “il pendio è estremamente ripido e sterile, al contrario, a una maggiore altitudine, in prossimità della neve, in tutti i prati sono diffusi ovunque Iris reticulata, Crocus biflorus, Merendera sobolifera” che sfruttano la disponibilità d’acqua dovuta allo scioglimento della neve per fiorire e vegetare. Non diversamente si presentano a fine inverno i prati alpini italiani, costellati di crochi, scille eccetera.

Una descrizione che dovrebbe aiutare anche i giardinanti nella scelta del luogo migliore in cui far crescere i propri iris: un sito che eviti gli estremi di caldo e di freddo, umido in primavera, asciutto in estate, ben drenato e soleggiato. … Troppo? Non disperate: si tratta di piante robuste e adattabili, nonostante l’aspetto fragile dei fiori.

Ho trovato poche immagini di Iris reticulata nel loro ambiente naturale; non tutte sono di buona qualità – ma ritengo siano comunque significative; provengono da varie località iranianie tranne l'ultima, scattata in un sito presso Erzurum, in Turchia. (1, 2, 3, 4, 5, 6). La specie è presente anche in Iraq e inoltre è stata segnalata in Pakistan, sebbene senza riscontri in tempi recenti.


(Tutte le determinazioni fatte da Buhse andrebbero verificate sulla base della nomenclatura oggi accettata, analizzando i campioni d’erbario; non è possibile dire qui se, ad esempio, le piante da lui osservate in Iran fossero Iris histrioides, o Anemone blanda anziché Anemone apennina o Iris reticulata ecc.).

(Una nota a parte su “Aufzaehlung der auf einer Reise durch Transkaukasien und Persien gesammelten Pflanzen in Gemeinschaft”: secondo Diane Mellyn O’Donoghue si tratterebbe proprio del libro ricordato da Sigmund Freud a proposito del “Sogno della Monografia Botanica” analizzato nel capitolo V de “L’interpretazione dei sogni”).

Diane Mellyn O’Donoghue. Lingua Flora: Deciphering the «Dream of the Botanical Monograph» // American Imago. — Volume 62, Number 2, Summer 2005. — Pp. 157—177.



(continua qui: iris-reticulata-02)

giovedì 17 marzo 2011

150

Come le cose di natura, le opere sopravvivono rimanendo in equilibrio dinamico. Fragilità intrinseca.

Tulipa "Estella Rijnveld"

(Tulipa "Estella Rijnveld")

venerdì 11 marzo 2011

Crocus biflorus subsp. isauricus "Spring Beauty" (forse)

Crocus biflorus subsp. isauricus "Spring Beauty" (?)

Acquistati come Crocus “Prins Claus”, cultivar di Crocus chrysanthus dal perigonio bianco, marcato da tre decise pennellate color indaco all’esterno. In questo caso invece il colore di base è il lilla, mentre all’esterno la macchia si sfalda in striature più o meno marcate. E le dimensioni sono inferiori a quelle del Crocus chrysanthus. Potrebbe trattarsi di Crocus biflorus (indicative le striature) ssp. isauricus “Spring Beauty”, cultivar dai colori più intensi della media, pur nella grande variabilità della specie. (1, 2, 3, 4, e soprattutto qui: 5)

Ma la gola del fiore non è così marcatamente gialla come dovrebbe e il distintivo profumo è appena percettibile. Allora forse si tratta di Crocus minimus, specie endemica di Corsica, Capraia e Sardegna, priva di profumo e di tracce di giallo nella corolla. Carattere discriminante in questo caso è il rivestimento del bulbo-tubero, avvolto da “guaine membranose” in C. biflorus e da “fibre filiformi non reticolate” in C. minimus (Sandro Pignatti, Flora d’Italia, 1982)… Pare proprio che dovrò attendere che i crochi entrino in riposo prima di soddisfare la mia curiosità – scoprire i bulbi adesso sarebbe rischioso per le pianticelle.

Certamente la determinazione sarebbe più semplice, basandosi sulla sola corologia, se avessi incontrato i fiori nel loro ambiente naturale – ma si tratta di piante coltivate, senza patria si può dire, frutto per lo più di una selezione dalle finalità estetiche, che spesso premia l’eccezionale o almeno l’inconsueto – piante che dunque si allontanano dai caratteri medi, quelli ritenuti tipici della specie.

Un’occasione per ricordarci come i concetti di specie o di genere, così come tutta la tassonomia, appartengono a un sistema descrittivo che abbiamo applicato alle cose di natura per poterne parlare? (per non farcene spaventare?) Mentre la realtà degli individui è troppo complessa e sfuggente per essere contenuta in una chiave dicotomica? Intanto godiamoci i nostri fiori – che però senza nome sembrano ancora più effimeri.

Crocus biflorus subsp. isauricus "Spring Beauty" (?)

mercoledì 9 marzo 2011

sabato 5 marzo 2011

Amo uno snaturato? - Prunus campanulata

Leggere favole è un’attività dagli effetti perniciosissimi, non diversamente dall’essere contagiati da una malattia a lunga incubazione. Basta che nella prima età, la più recettiva, si venga a contatto con poche pagine e subito una selva di simboli si insinua e trova dimora negli spazi tra i desideri e le azioni, dove matura e si accresce legando figura a figura, emblema a emblema fino a manifestarsi concretamente in un nostro preciso atto che invece noi crediamo con arroganza frutto di una decisone ben ponderata o addirittura, al contrario, chiamiamo ingenuamente “moto spontaneo”.

Prunus campanulata カンヒザクラ

Accade allora che certe precise parole (“color cremisi rubino intenso”) e non altre si stacchino per noi dense e luminose sulle righe scritte da Ippolito Pizzetti* nel descrivere le qualità del Prunus campanulata e ce lo facciano desiderare così intensamente da non sapervi rinunciare, solo perché molti anni prima cercavamo pure noi di figurarci le meraviglie viste da Aladino mentre, sceso nel sotterraneo alla ricerca della lampada magica, sosta nel giardino dagli alberi che hanno pietre preziose per frutti…

 (Istoria di Aladdin, o la Lucerna maravigliosa, in Le Mille e una Notte. Novelle Arabe, tradotte in francese da Antonio Galland, versione italiana nuovamente emendata e corredata di note, Francesco Rossi Editore, Napoli, 1852, p. 461)

Prunus campanulata カンヒザクラ

La follia, una volta dichiaratasi, non dà requie. Si sfogliano cataloghi, si visitano mostre, si frequentano vivai, si logorano vivaisti alla ricerca del nostro ideale fatto pianta, metodici e inesorabili. Con Prunus campanulata ho fortuna; introvabile sul mercato, scopro che ne crescono alcuni esemplari nel parco di Villa Taranto grazie a un articolo di Stelvio Coggiatti, che ne racconta la storia e ne spiega la rarità.

«È impossibile contare il numero di fiori di Prunus campanulata che tra metà gennaio e metà febbraio (nel mio giardino romano) formano una fitta, ampia nuvola rosa intenso. È il dono che anni fa ebbi a conclusione di un soggiorno a Villa Taranto dal nobile scozzese Neil McEacharn, capitano dei lancieri della regina; un suo antenato fu duca di Taranto, da cui il nome della Villa Taranto di Pallanza sul lago Maggiore. Di questa, negli anni Trenta, McEacharn è stato ideatore e progettista, coordinando finché visse (1964) l’acquisizione e l’impianto di quel selezionatissimo patrimonio botanico.
Meglio non si potrebbe descrivere Prunus campanulata se non con le parole adoperate da McEacharn nel suo volume “The Villa Taranto – A Scotsman’s Garden in Italy” Country Life Ltd., London 1954.
“È senza dubbio il più spettacolare ciliegio da fiore di villa Taranto; benché consigliato per climi più miti, a Pallanza, in un susseguirsi di inverni freddi, ha superato senza danno temperature che si alternavano tra -5 e -10 °C. in marzo, all’apparire dei fiori, l’albero dà spettacolo con una fitta nuvola rosa carminio che vince ogni altro ciliegio. Nel 1936, otto giovani esemplari alti mezzo metro mi vennero offerti dai Giardini Botanici di Kew; hanno fiorito fin dall’anno successivo, ma la fruttificazione che portò i primi semi avvenne soltanto nel 1951”.
[…].
Nel clima di Roma, negli ultimi vent’anni la fioritura è avvenuta tra la seconda metà di gennaio ed inizio febbraio.»

(Stelvio Coggiatti, Con i suoi fiori luminosi annuncia la primavera, Gardenia, giugno 1994, n. 122, anno XI, pp. 126-127)

Durante uno dei pellegrinaggi al Mini-Arboretum chiedo aiuto a Guido Piacenza, che, con grande disponibilità, fa in modo di ottenere alcune marze da Villa Taranto. Così che la primavera successiva – è il 1997 – entro finalmente in possesso di due giovani esemplari del ciliegio dai fiori color rubino. Che, per mettere alla prova la mia devozione, muoiono dopo pochissimi anni – forse per il portainnesto inadatto al terreno della Valpolicella, forse per un attacco di cancro rameale. Non potendo più affidarmi ai generosi uffici del Mini-Arboretum, che nel frattempo ha chiuso l’attività, mi rivolgo direttamente a Villa Taranto. Vengo a sapere che nei primi giorni d’apertura del parco sono messi in vendita gli esuberi delle piante moltiplicate dai giardinieri, comprese le varietà più rare. La settimana dopo parto, visito, acquisto e torno – soddisfatto e insieme apprensivo pensando che presto traslocherò portandomi dietro quanto possibile del vecchio giardino – Prunus campanulata compreso. Ma gli dei questa volta si mostrano benevoli e (gesti apotropaici) la nuova pianta cresce velocemente e fiorisce generosa. Anche sotto l'ultima neve.

Prunus campanulata カンヒザクラ

E tutti vissero felici e contenti?
Direi di sì – tuttavia manca ancora la morale della favola: quel che a sinistra è raro, esotico e misterioso, a destra…

Un po’ di enciclopedia.
Prunus campanulata cresce spontaneo sulle colline di Taiwan (1, 2) – da cui il nome inglese di Taiwan Cherry. La specie è diffusa anche nelle provincie costiere della Cina e nell’arcipelago delle Ryūkyū, ma non è sicuro se le popolazioni giapponesi siano spontanee o se invece derivino da esemplari introdotti in tempi lontani. In ogni caso, nella città di Nago nella prefettura di Okinawa, il Kanhizakura (カンヒザクラ Ciliegio Scarlatto del Freddo), ha un posto preminente nella Festa dei Ciliegi: Nago è la località in cui la fioritura dei ciliegi inizia per poi spostarsi verso le regioni più fredde, seguita con passione dai giapponesi grazie ai bollettini quotidiani, e Prunus campanulata è il primo a fiorire tra tutti, e per questo molto amato, tanto che ne sono state selezionate oltre quindici varietà, alcune con fiori doppi, altre con petali rosa chiarissimo, queste derivate dall’incrocio con Prunus lannesiana, tutte con nomi dalla capacità evocativa tipicamente giapponese: Ciliegio del Giorno Più Freddo, Ciliegio del Primo Regno, Ciliegio del Primo Giorno di Primavera… Altre ancora - o forse le stesse, ma con diversi nomi, sono collezionate in Cina.
Più spesso a portamento arbustivo, può essere allevato come piccolo albero alto tra i cinque e i sette metri. Le foglie assumono toni giallo aranciati negli autunni più miti – tuttavia, se le temperature cadono improvvisamente, virano subito al bronzo. Analogamente, in primavera i fiori sviluppano petali più ampi quando le temperature e l’umidità dell’aria sono elevate, relativamente alla stagione precoce. È ospite specifico dei bruchi di una farfalla licenide endemica di Taiwan.
I frutti sono rossi, ogivali, di un paio di centimetri di lunghezza. Dalla California ci assicurano che the plums are either eaten fresh or used to make a delicious jelly. In Europa, per mancanza di impollinatori specifici, i frutti compaiono raramente. Oltre che da insetti, i fiori sono visitati da uccelli appartenenti al genere Zosterops (Z. japonicus, Z. palpebrosus), attratti dal colore acceso dei fiori e soprattutto dal nettare abbondante disponibile già alla fine dell’inverno (a Nago la fioritura quest’anno è iniziata durante la prima settimana di gennaio). Anche le cinciarelle che frequentano il mio giardino apprezzano molto il nettare del P. c., ma, non disponendo di un becco abbastanza lungo e sottile, per raggiungerlo strappano e stracciano i fiori. Ingrati uccelletti.

Cyanistes caeruleus

Le qualità ornamentali e la capacità di attirare gli uccelli hanno fatto conoscere a P. c. i giardini della costa occidentale degli Stati Uniti (per i colibrì), così come quelli d’Australia e ancor più quelli della Nuova Zelanda, dove sono selezionate le varietà "Felix Juri" e "Superba" e dove prende il nome di Tui-Tree, poiché è frequentato dal Tui (Prosthemadera novaeseelandiae), uccello popolare per l’intelligenza e la capacità di imitare i suoni – compresa la voce umana.
Proprio in Nuova Zelanda, tuttavia, il nobilissimo ciliegio diviene rapidamente una pianta infestante; il clima favorevole, la mancanza di competitori, la presenza di uccelli che favoriscono l’impollinazione e la dispersione dei semi fanno sì che P. c. invada macchie e margini dei boschi impedendo lo sviluppo delle piante locali e causando tali disordini che le autorità decidono di bandirlo dal regno estirpandolo o avvelenandolo di diserbante ovunque osi comparire - 1, 2, 3.

A occhi spietati, il più bello degli alberi che crescono nel giardino della Lampada Meravigliosa  appare solo come un invasore. Di certo non avranno letto favole.





*Pianta di notevole bellezza, è diverso da ogni altro P. le foglie sono obovate, i fiori, penduli, di squisita forma a campanula […], a gruppi di 2-6; hanno petali color cremisi rubino intenso a margine profondamente intagliato. Al centro spiccano gli stami con le antere giallo brillante; il calice ha colore più scuro dei petali. […]. Questa specie fu introdotta in Europa nel 1899, ma dopo alcuni anni andò perduta, e fu reintrodotta dal Giappone nel 1915. In Italia, a Villa Taranto, fu coltivata nel 1938.
Enciclopedia dei fiori e delle piante, Garzanti – a cura di Ippolito Pizzetti.

Prunus campanulata カンヒザクラ

Prunus campanulata カンヒザクラ

Prunus campanulata カンヒザクラ

Prunus campanulata カンヒザクラ

Al nome Prunus campanulata riportato sui cataloghi di alcuni vivai corrisponde nella realtà Prunus “Okame”, selezione ottenuta dall’incrocio con Prunus incisa. Si tratta comunque di una varietà molto bella. - 1, 2, 3, 4.

Molti esponenti del genere Prunus, tra cui P. c., sono stati trasferiti nel genere Cerasus.

Esemplare di Zosterops filmato mentre si ciba sui fiori di Prunus campanulata a Taiwan.